Il dolore
Aferpi, Calenda convoca i sindacati
di Cristiano Lozito
Riunione fissata nell’ultimo giorno della “Marzano”. Sindacati preoccupati dalle voci sul mancato rinnovo della solidarietà
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PIOMBINO. La convocazione al Mise per venerdì 30, arrivata nel bel mezzo di un consiglio di fabbrica di Aferpi dove si era arrivati a discutere di blocchi stradali e del porto per smuovere una situazione in cui nessuno sembra sapere più cosa succederà tra quattro giorni, non ha tranquillizzato sindacato e lavoratori, nessuno ma ha poi convinto la maggioranza che sarebbe stata inutile una manifestazione proprio in dirittura d’arrivo.
La convocazione nel giorno della scadenza della “Marzano” fa sì che si realizzi una delle maggiori preoccupazioni del sindacato, e cioè che si arrivi all’ultimo secondo con un accordo Cevital-Governo che il sindacato non avrà avuto modo di discutere e valutare, costretto insomma a bere o ad affogare.
Un documento del consiglio di fabbrica giudica infatti la convocazione in extremis «poco rispettosa nei confronti dei lavoratori, soprattutto a fronte di un percorso condiviso. Il 30 giugno saremo al ministero per essere parte attiva della decisione di raggiungere un accordo con la proprietà oppure intraprendere un altro percorso che porterebbe alla risoluzione del contratto».
Segreterie di Fim, Fiom e Uilm e le rsu di Aferpi e Piombino Logistics puntualizzano quindi gli elementi fondamentali che deve contenere l’accordo, e cioè «proroga del periodo di sorveglianza governativa per almeno altri 24 mesi, continuità produttiva certificata dei 3 treni di laminazione, conferma del prolungamento per ulteriori 24 mesi del contratto di solidarietà con le regole ante-jobs act firmato nel giugno 2015, piano industriale certificato e finanziato sia per il settore siderurgico che per logistica e agroindustriale».
In mancanza di un piano certificato il sindacato chiede «la garanzia di un percorso che porti, con tempi certi, alla ricerca di un partner industriale siderurgico che garantisca il ritorno alla produzione di acciaio». La sera del 30 al ritorno da Roma l’assemblea davanti alla portineria centrale.
Ma in questa fase, mentre fonti aziendali rassicurano sulla volontà di Issad Rebrab di andare a firmare un accordo col ministro Carlo Calenda forse nella stessa giornata della convocazione dei sindacati, e cioè venerdì, a preoccupare entrambe le parti sono le voci sulle difficoltà che il Governo starebbe prospettando alla concessione del secondo biennio di solidarietà di cui l’azienda ha fatto richiesta nei tempi richiesti, un paio di mesi fa, secondo quanto previsto dall’accordo del 2015.
«Il contratto di solidarietà lo garantisce l’azienda e non il Governo, ci è stato detto al Mise – hanno spiegato al consiglio di fabbrica Fim, Fiom e Uilm – ma ci sono accordi firmati molto chiari, e il Governo deve approvare o rigettare la richiesta, verificarne successivamente la correttezza, ma non usare questo tema contro l’azienda e i lavoratori». La bocciatura della richiesta di proroga della solidarietà e il passaggio alla cassa integrazione costerebbe infatti molto ad Aferpi, ma anche ai dipendenti, nell’ordine di qualche centinaio di euro nel già magro stipendio.
«Se non verranno confermati i contratti di solidarietà – dice una nota della Fiom – il Ministero e il Governo si assumeranno la responsabilità di imporre l’utilizzo di altri strumenti di ammortizzazione, più costosi per le società e meno tutelanti per i lavoratori. La conseguenza pratica temiamo sarebbe la stessa che abbiamo contrastato nelle imprese dell’indotto, la scelta dei licenziamenti perché meno costosi dei nuovi strumenti di ammortizzatore sociale post Jobs act, che pretendiamo di scongiurare con l’autorizzazione dell’attuale “solidarietà”».
«Così come riteniamo sia utile – conclude la Fiom – che il Governo intervenga in modo deciso nei confronti dell’Inps, affinché siano sbloccati per la Regione Toscana gli oltre 30 milioni di residuo Cigs che potrebbero essere destinati a tutti lavoratori dell’indotto che hanno perso il lavoro e ogni forma di sostegno al reddito».
La convocazione nel giorno della scadenza della “Marzano” fa sì che si realizzi una delle maggiori preoccupazioni del sindacato, e cioè che si arrivi all’ultimo secondo con un accordo Cevital-Governo che il sindacato non avrà avuto modo di discutere e valutare, costretto insomma a bere o ad affogare.
Un documento del consiglio di fabbrica giudica infatti la convocazione in extremis «poco rispettosa nei confronti dei lavoratori, soprattutto a fronte di un percorso condiviso. Il 30 giugno saremo al ministero per essere parte attiva della decisione di raggiungere un accordo con la proprietà oppure intraprendere un altro percorso che porterebbe alla risoluzione del contratto».
Segreterie di Fim, Fiom e Uilm e le rsu di Aferpi e Piombino Logistics puntualizzano quindi gli elementi fondamentali che deve contenere l’accordo, e cioè «proroga del periodo di sorveglianza governativa per almeno altri 24 mesi, continuità produttiva certificata dei 3 treni di laminazione, conferma del prolungamento per ulteriori 24 mesi del contratto di solidarietà con le regole ante-jobs act firmato nel giugno 2015, piano industriale certificato e finanziato sia per il settore siderurgico che per logistica e agroindustriale».
In mancanza di un piano certificato il sindacato chiede «la garanzia di un percorso che porti, con tempi certi, alla ricerca di un partner industriale siderurgico che garantisca il ritorno alla produzione di acciaio». La sera del 30 al ritorno da Roma l’assemblea davanti alla portineria centrale.
Ma in questa fase, mentre fonti aziendali rassicurano sulla volontà di Issad Rebrab di andare a firmare un accordo col ministro Carlo Calenda forse nella stessa giornata della convocazione dei sindacati, e cioè venerdì, a preoccupare entrambe le parti sono le voci sulle difficoltà che il Governo starebbe prospettando alla concessione del secondo biennio di solidarietà di cui l’azienda ha fatto richiesta nei tempi richiesti, un paio di mesi fa, secondo quanto previsto dall’accordo del 2015.
«Il contratto di solidarietà lo garantisce l’azienda e non il Governo, ci è stato detto al Mise – hanno spiegato al consiglio di fabbrica Fim, Fiom e Uilm – ma ci sono accordi firmati molto chiari, e il Governo deve approvare o rigettare la richiesta, verificarne successivamente la correttezza, ma non usare questo tema contro l’azienda e i lavoratori». La bocciatura della richiesta di proroga della solidarietà e il passaggio alla cassa integrazione costerebbe infatti molto ad Aferpi, ma anche ai dipendenti, nell’ordine di qualche centinaio di euro nel già magro stipendio.
«Se non verranno confermati i contratti di solidarietà – dice una nota della Fiom – il Ministero e il Governo si assumeranno la responsabilità di imporre l’utilizzo di altri strumenti di ammortizzazione, più costosi per le società e meno tutelanti per i lavoratori. La conseguenza pratica temiamo sarebbe la stessa che abbiamo contrastato nelle imprese dell’indotto, la scelta dei licenziamenti perché meno costosi dei nuovi strumenti di ammortizzatore sociale post Jobs act, che pretendiamo di scongiurare con l’autorizzazione dell’attuale “solidarietà”».
«Così come riteniamo sia utile – conclude la Fiom – che il Governo intervenga in modo deciso nei confronti dell’Inps, affinché siano sbloccati per la Regione Toscana gli oltre 30 milioni di residuo Cigs che potrebbero essere destinati a tutti lavoratori dell’indotto che hanno perso il lavoro e ogni forma di sostegno al reddito».
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