Sicurezza
«Strumenti e risorse in aiuto all’indotto»
La viceministra Bellanova ha incontrato i sindacati Ci sono 37 milioni della Regione per chi ha finito la mobilità
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PIOMBINO. «Noi abbiamo lavorato come ci eravamo impegnati a fare. Lo certifica quanto è contenuto nel Decreto Mezzogiorno sulle aziende in amministrazione straordinaria e nella “manovrina” circa la possibilità di indirizzare le risorse destinate alla cassa integrazione nelle aree industriali di crisi complessa per la prosecuzione del trattamento di mobilità in deroga».
È quanto ha affermato la viceministra allo Sviluppo economico Teresa Bellanova nell’incontro al Mise sulla crisi dell’indotto a Piombino. «Quello che manca – ha proseguito – come si vede non sono né gli strumenti né le risorse. Per questo è necessaria una capacità di governo del processo capace di raggiungere gli obiettivi previsti. Parliamo di un’area territoriale che, se pure in crisi, ha dalla sua tutte le condizioni per rilanciare». All’incontro di ieri con Bellanova c’erano le segreterie nazionali e territoriali di Fim, Fiom, Uilm e Ugl.
«Abbiamo esposto le criticità sempre più gravi dell’indotto – dice una nota di Fim, Fiom e Uilm – che sta terminando gli ammortizzatori senza prevedere ripartenza, nonché la scelta di molte aziende di procedere con i licenziamenti a causa dell’onere troppo elevato per accedere alla cassa integrazione. Al ministero abbiamo ribadito anche la difficoltà di coloro che possono allacciarsi a quota 41 per la pensione per effetto del riconoscimento al lavoro precoce, ma che di fatto sono obbligati a rimanere tre mesi senza ammortizzatori sociali perché previsto dalla normativa, e altri lavoratori delle ditte che hanno avuto l’autorizzazione ai Fondi di integrazione aalariale (FIS Dlg 148/2015) e che a distanza di 8 mesi ancora non hanno risposta su chi pagherà l’integrazione».
«Abbiamo ribadito che sono troppo lunghi i tempi che passano tra l’approvazione della richiesta cigs e il pagamento ai lavoratori – proseguono Fim, Fiom e Uilm – che a volte hanno addirittura preferito essere licenziati ed entrare in Naspi per riscuotere prima: una ricaduta sociale gravissima».
Fim, Fiom e Uilm hanno poi richiesto «l’attivazione di politiche attive contestuali a un sostegno del reddito, e l’accelerazione dello stanziamento dei 30 milioni che la Regione ha deliberato ma che ancora non ha trovato definizione a livello nazionale. Qualunque sia il motivo riteniamo indispensabile che non si rimanga ulteriormente impigliati nelle maglie della burocrazia, ma ci sia risposta per i troppi lavoratori che stanno aspettando. A fronte di tutte le criticità esposte dal sindacato il Ministero si è riservato di farsi carico di queste istanze e di darci una risposta, soprattutto in merito alla cassa integrazione. Intanto, una prima risposta è arrivata dal ministero del Lavoro: il dottor Ugo Menziani, ci ha riferito che con l’ultima manovrina sarà possibile la conversione dei fondi residui non utilizzati dalle Regioni, che andranno rendicontati al Ministero per dare la possibilità di attivare altri strumenti mirati. In questo caso il ministero riferisce che saranno destinati a coloro che hanno finito la mobilità ordinaria e la mobilità in deroga dal primo gennaio al 31 dicembre 2017. Per gli anni 2016 e 2017 – dicono Fim, Fiom e Uilm – la Regione ha circa 37 milioni residui spendibili per questo intervento e il sindacato ritiene molto importante che per l’utilizzo di queste risorse venga attivato nei prossimi giorni un tavolo con le segreterie sindacali al fine di contribuire a dare l’indicazione sulle fasce di intervento prioritarie».
Fim, Fiom e Uilm hanno ribadito la necessità di garantire i contratti di solidarietà per Aferpi così come previsto nell’accordo di giugno 2015 in cui vennero sottoscritti 24 mesi più 24 con le regole pre Job act.
«Dal confronto al Mise – dice l’Ugl – è emersa la volontà di lavorare in sinergia per la tutela di tutti i lavoratori dell’indotto di Aferpi che, ormai da mesi, vivono di precarie certezze».
I sindacati infine riferiscono di «non aver ricevuto ancora la data di convocazione al Mise per Aferpi, per questo abbiamo convocato un consiglio di fabbrica aperto a tutti i lavoratori lunedì 26 alle 14,30.
È quanto ha affermato la viceministra allo Sviluppo economico Teresa Bellanova nell’incontro al Mise sulla crisi dell’indotto a Piombino. «Quello che manca – ha proseguito – come si vede non sono né gli strumenti né le risorse. Per questo è necessaria una capacità di governo del processo capace di raggiungere gli obiettivi previsti. Parliamo di un’area territoriale che, se pure in crisi, ha dalla sua tutte le condizioni per rilanciare». All’incontro di ieri con Bellanova c’erano le segreterie nazionali e territoriali di Fim, Fiom, Uilm e Ugl.
«Abbiamo esposto le criticità sempre più gravi dell’indotto – dice una nota di Fim, Fiom e Uilm – che sta terminando gli ammortizzatori senza prevedere ripartenza, nonché la scelta di molte aziende di procedere con i licenziamenti a causa dell’onere troppo elevato per accedere alla cassa integrazione. Al ministero abbiamo ribadito anche la difficoltà di coloro che possono allacciarsi a quota 41 per la pensione per effetto del riconoscimento al lavoro precoce, ma che di fatto sono obbligati a rimanere tre mesi senza ammortizzatori sociali perché previsto dalla normativa, e altri lavoratori delle ditte che hanno avuto l’autorizzazione ai Fondi di integrazione aalariale (FIS Dlg 148/2015) e che a distanza di 8 mesi ancora non hanno risposta su chi pagherà l’integrazione».
«Abbiamo ribadito che sono troppo lunghi i tempi che passano tra l’approvazione della richiesta cigs e il pagamento ai lavoratori – proseguono Fim, Fiom e Uilm – che a volte hanno addirittura preferito essere licenziati ed entrare in Naspi per riscuotere prima: una ricaduta sociale gravissima».
Fim, Fiom e Uilm hanno poi richiesto «l’attivazione di politiche attive contestuali a un sostegno del reddito, e l’accelerazione dello stanziamento dei 30 milioni che la Regione ha deliberato ma che ancora non ha trovato definizione a livello nazionale. Qualunque sia il motivo riteniamo indispensabile che non si rimanga ulteriormente impigliati nelle maglie della burocrazia, ma ci sia risposta per i troppi lavoratori che stanno aspettando. A fronte di tutte le criticità esposte dal sindacato il Ministero si è riservato di farsi carico di queste istanze e di darci una risposta, soprattutto in merito alla cassa integrazione. Intanto, una prima risposta è arrivata dal ministero del Lavoro: il dottor Ugo Menziani, ci ha riferito che con l’ultima manovrina sarà possibile la conversione dei fondi residui non utilizzati dalle Regioni, che andranno rendicontati al Ministero per dare la possibilità di attivare altri strumenti mirati. In questo caso il ministero riferisce che saranno destinati a coloro che hanno finito la mobilità ordinaria e la mobilità in deroga dal primo gennaio al 31 dicembre 2017. Per gli anni 2016 e 2017 – dicono Fim, Fiom e Uilm – la Regione ha circa 37 milioni residui spendibili per questo intervento e il sindacato ritiene molto importante che per l’utilizzo di queste risorse venga attivato nei prossimi giorni un tavolo con le segreterie sindacali al fine di contribuire a dare l’indicazione sulle fasce di intervento prioritarie».
Fim, Fiom e Uilm hanno ribadito la necessità di garantire i contratti di solidarietà per Aferpi così come previsto nell’accordo di giugno 2015 in cui vennero sottoscritti 24 mesi più 24 con le regole pre Job act.
«Dal confronto al Mise – dice l’Ugl – è emersa la volontà di lavorare in sinergia per la tutela di tutti i lavoratori dell’indotto di Aferpi che, ormai da mesi, vivono di precarie certezze».
I sindacati infine riferiscono di «non aver ricevuto ancora la data di convocazione al Mise per Aferpi, per questo abbiamo convocato un consiglio di fabbrica aperto a tutti i lavoratori lunedì 26 alle 14,30.
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