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«Il desalinatore è impattante e non è l’unica soluzione»

«Il desalinatore è impattante e non è l’unica soluzione»

PORTOFERRAIO . Trenta giorni di tempo partendo da oggi per presentare le osservazioni al progetto del dissalatore di Mola, già pubblicato sul Burt. Sarà il più grande impianto del genere che si...

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PORTOFERRAIO . Trenta giorni di tempo partendo da oggi per presentare le osservazioni al progetto del dissalatore di Mola, già pubblicato sul Burt. Sarà il più grande impianto del genere che si realizza in tutta Europa? Se lo chiede Italia Nostra che avanza alcune osservazioni in merito. Italia Nostra è convinta che se non nasce fin da ora una diversa consapevolezza e gestione per quanto concerne l’approvvigionamento idrico della principale isola della Toscana, c’è rischio che l’opera vada a incidere sull’economia e offerta turistica dell’isola, oltre che sulla qualità della vita dei residenti. «Questo impianto – dicono – non assolverà la sua missione principale, cioè un modo innovativo di rivolgersi al futuro. Perché esso è una soluzione, necessaria, al problema del rifornimento dell’acqua, ma non è la sola soluzione». Un’isola indipendente dal punto di vista idrico è l’obiettivo finale al quale aspirare per il futuro. Si tratta di una sfida lanciata agli elbani per risolvere l’annoso problema. Italia Nostra, insieme ad altre associazioni, ha preso parte agli incontri pubblici sul progetto del dissalatore organizzato dal sindaco di Capoliveri, , dal gestore unico Asa e dall’Autorità Idrica Toscana L’impianto che sarà costruito a Mola risulterà il più grande in Italia. «Presentarci una sfida simile – continua Italia Nostra – significa operare su un terreno familiare. Gli elbani sono abitanti di un’isola, dove le risorse idriche, per eccellenza, sono vitali. Inoltre, se si escludono i traghetti, le grosse navi e gli yacht di lusso, i navigatori su qualsiasi altra imbarcazione percepiscono l’indipendenza idrica come una risorsa preziosa, il cui uso parsimonioso non li abbandona nemmeno sulla terraferma. Cosmopoli ci ha inoltre lasciato un’imbattuta lezione di riserve idriche, da trasmettere nei secoli ai nostri architetti e ingegneri. L’attenzione dedicata da Asa alle associazioni ambientaliste spiega forse il disagio, percepito, nel proporre alla cittadinanza un impianto necessario ma di grande impatto ambientale, paesaggistico, energetico ed economico». È stato proposto di compensare l’impatto ambientale con il reimpianto di posidonia e pinna nobilis, con la creazione di un’oasi naturalistica, con la mitigazione dell’inquinamento luminoso, con la piantumazione di alberi e cespugli intorno all’edificio. Non solo. Per limitare l’impatto paesaggistico è stato concepito un edificio dalle linee moderne, che ha lo scopo di contenere e, quindi, nascondere le tubature e di insonorizzare l’impianto, mentre le tubature verso il mare saranno interrate. La struttura sarà imponente e vasta, con un impianto attivo 24 ore, con condutture marine e masse saline gelatinose scaricate a mare. (l.c.)

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