Il casolare-albergo dei disperati due anni dopo è ancora pieno
di Francesca Lenzi
Nell’agosto 2015 denunciammo il problema, su segnalazione dei residenti del posto, ma nulla è cambiato. E la gente è esasperata: «Sporcizia e topi. Bivacchi e urla ogni notte»
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PIOMBINO. A volte ritornano, e a volte non se ne vanno proprio. Ecco, il degrado, nato ormai anni fa, attorno a un casolare abbandonato, in piena città, è storia vecchia, ma mai risolta.
Già nel 2015 (articolo del 3 agosto) raccontammo, con tanto di foto e sopralluogo, dell’immobile, incastonato fra i palazzi di Montemazzano, dietro il supermercato Penny, nell’area tra via Gorgona e via Ponza. A primo impatto nascosto dalla vegetazione, basta addentrarsi di alcuni metri all’interno di arbusti e cespugli, ed ecco spuntare il casolare. Abbandonato, appunto, ma abitato, sia due anni fa, quando le tracce lasciate fuori e dentro l’abitazione facevano supporre fosse diventato un ricovero per un numero imprecisato di senzatetto, sia adesso che, al di là del numero degli occupanti, si dimostra ancora una sorta di contesto abitativo fatiscente e malmesso.
Arriviamo attorno alle 11, 30 di mattina e non troviamo nessuno. L’esterno, a dire il vero in condizioni migliori rispetto a due anni fa, è comunque teatro di sporco e degrado, con borsine volanti, carta e depliant usati come carta igienica nelle varie aree adibite a wc a cielo aperto. Curiosamente l’erba ingiallita è tagliata di fresco. «Sono venuti martedì pomeriggio a tagliarla», ci informa un condomino della zona, ma non è chiaro se l’intervento sia partito dal Comune o dal proprietario. Già, perché il casolare sarà pure abbandonato, ma un proprietario ce l’ha. «E qui sta la bega – afferma un inquilino di un palazzo di via Gorgona – Parlo anche a nome degli altri condomini. Sono anni che va avanti questa storia. Abbiamo chiesto aiuto a tutti: Comune, Polizia, Carabinieri, vigili urbani e vigili del fuoco, Asl; fatto esposti in accordo con l’amministratore di condominio e quant’altro. Se i pompieri ci hanno detto di non poter fare prevenzione ma solo intervenire in caso di incendi, le forze dell’ordine sono sempre venute; mandano via le persone che trovano, ma queste poi tornano subito dopo. Il casolare è privato ed è il proprietario a dover intervenire, ma è assurdo che nessuno sia in grado di costringerlo a provvedere. Noi residenti vogliamo risolvere questa storia una volta per tutte – continua il cittadino – Personalmente sono 6 anni che convivo con questa situazione di degrado e pericolo. C’è sporco, ci saranno senz’altro topi, le persone che arrivano ogni sera, le stesse che probabilmente ci vivono, urlano, spaccano bottiglie e fanno i bisogni praticamente sotto casa nostra. Per non parlano del pericolo di un incendio. Vogliamo vivere in pace e serenamente». A suo tempo, nel 2015, intervenne anche l’amministrazione comunale. Il sindaco scrisse al prefetto e, in una riunione di giunta, propose approfondimenti per risolvere la questione, mentre l’assessore alle politiche sociali, Margherita Di Giorgi, rassicurò sulle intenzioni di rimuovere il contesto di degrado. Fatto sta che gli abitanti della zona chiedono, ancora una volta, una soluzione. «Ma che sia definitiva – dicono – L’ideale sarebbe buttare giù il casolare, o in alternativa murare le entrare, ma con il cemento armato, in modo che non entri più nessuno». Già, perché in effetti, gli ingressi risultano murati. Peccato che un paio di questi, uno al pian terreno, l’altro al primo piano, in cima alle scale, siano stati riaperti, in maniera approssimativa, ma quel tanto che basta per ricavare un varco di accesso. Se all’esterno, oltre alle cartacce e allo sporco, c’è pure una sorta di salottino ottenuto sotto la tettoia di una struttura esterna al casolare, con tanto di sedie e oggetti abbandonati, è all’interno dell’immobile che arriva il meglio. Anzi, il peggio. Due letti al piano terra e un altro paio al piano superiore, vestiti e spazzatura, giornali e oggetti vari. Nella “camera” di sotto si intravede su un ripiano una macchina fotografica e, appoggiata al letto, una stampella. Tante le bottiglie di birra e i cartoni del vino, il tutto immerso in un contesto di incuria e degrado, con il quale i residenti della zona sono stanchi di dover convivere.
Già nel 2015 (articolo del 3 agosto) raccontammo, con tanto di foto e sopralluogo, dell’immobile, incastonato fra i palazzi di Montemazzano, dietro il supermercato Penny, nell’area tra via Gorgona e via Ponza. A primo impatto nascosto dalla vegetazione, basta addentrarsi di alcuni metri all’interno di arbusti e cespugli, ed ecco spuntare il casolare. Abbandonato, appunto, ma abitato, sia due anni fa, quando le tracce lasciate fuori e dentro l’abitazione facevano supporre fosse diventato un ricovero per un numero imprecisato di senzatetto, sia adesso che, al di là del numero degli occupanti, si dimostra ancora una sorta di contesto abitativo fatiscente e malmesso.
Arriviamo attorno alle 11, 30 di mattina e non troviamo nessuno. L’esterno, a dire il vero in condizioni migliori rispetto a due anni fa, è comunque teatro di sporco e degrado, con borsine volanti, carta e depliant usati come carta igienica nelle varie aree adibite a wc a cielo aperto. Curiosamente l’erba ingiallita è tagliata di fresco. «Sono venuti martedì pomeriggio a tagliarla», ci informa un condomino della zona, ma non è chiaro se l’intervento sia partito dal Comune o dal proprietario. Già, perché il casolare sarà pure abbandonato, ma un proprietario ce l’ha. «E qui sta la bega – afferma un inquilino di un palazzo di via Gorgona – Parlo anche a nome degli altri condomini. Sono anni che va avanti questa storia. Abbiamo chiesto aiuto a tutti: Comune, Polizia, Carabinieri, vigili urbani e vigili del fuoco, Asl; fatto esposti in accordo con l’amministratore di condominio e quant’altro. Se i pompieri ci hanno detto di non poter fare prevenzione ma solo intervenire in caso di incendi, le forze dell’ordine sono sempre venute; mandano via le persone che trovano, ma queste poi tornano subito dopo. Il casolare è privato ed è il proprietario a dover intervenire, ma è assurdo che nessuno sia in grado di costringerlo a provvedere. Noi residenti vogliamo risolvere questa storia una volta per tutte – continua il cittadino – Personalmente sono 6 anni che convivo con questa situazione di degrado e pericolo. C’è sporco, ci saranno senz’altro topi, le persone che arrivano ogni sera, le stesse che probabilmente ci vivono, urlano, spaccano bottiglie e fanno i bisogni praticamente sotto casa nostra. Per non parlano del pericolo di un incendio. Vogliamo vivere in pace e serenamente». A suo tempo, nel 2015, intervenne anche l’amministrazione comunale. Il sindaco scrisse al prefetto e, in una riunione di giunta, propose approfondimenti per risolvere la questione, mentre l’assessore alle politiche sociali, Margherita Di Giorgi, rassicurò sulle intenzioni di rimuovere il contesto di degrado. Fatto sta che gli abitanti della zona chiedono, ancora una volta, una soluzione. «Ma che sia definitiva – dicono – L’ideale sarebbe buttare giù il casolare, o in alternativa murare le entrare, ma con il cemento armato, in modo che non entri più nessuno». Già, perché in effetti, gli ingressi risultano murati. Peccato che un paio di questi, uno al pian terreno, l’altro al primo piano, in cima alle scale, siano stati riaperti, in maniera approssimativa, ma quel tanto che basta per ricavare un varco di accesso. Se all’esterno, oltre alle cartacce e allo sporco, c’è pure una sorta di salottino ottenuto sotto la tettoia di una struttura esterna al casolare, con tanto di sedie e oggetti abbandonati, è all’interno dell’immobile che arriva il meglio. Anzi, il peggio. Due letti al piano terra e un altro paio al piano superiore, vestiti e spazzatura, giornali e oggetti vari. Nella “camera” di sotto si intravede su un ripiano una macchina fotografica e, appoggiata al letto, una stampella. Tante le bottiglie di birra e i cartoni del vino, il tutto immerso in un contesto di incuria e degrado, con il quale i residenti della zona sono stanchi di dover convivere.
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