Il Tirreno

Si moltiplica il bruco mangiafoglie devastata la zona di colle Reciso 

di Luigi Cignoni

Danni ingenti causati dal “bombice” (lymantria dispar) anche a Cavo, Porto Azzurro e Capoliveri Partita l’attività di disinfestazione, ma al momento i risultati sono poco apprezzabili

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PORTOFERRAIO. È allarme “bombice”. Inarrestabile e devastante è l’avanzata e la diffusione della “lymantria dispar”, il defogliatore che inesorabilmente attacca le aree boschive dell’Elba.
Dal Cavo, versante orientale dell’Isola dove era stato avvistato la prima volta, a Rio Elba e Rio Marina, passando da Capoliveri e Porto Azzurro. Oggi sta attaccando sughere, roverelle e lecci nelle località centrali dell’Isola. Voracissimo, questo lepidottero. E per nulla timoroso. Non si fa tanta fatica nel vederlo anche lungo le strade principali.
L’Sos è stato lanciato sui social. E si aggiungono altri nomi ai luoghi in cui è stato notato lo scempio perpetrato da questo insaziabile animaletto. A partire dalla macchia che costeggia il Capannone lungo la Provinciale per Procchio. Ma anche a Colle Reciso stesso scenario. Poi San Martino e monte delle Poppe.
«È come se ci fosse passato un incendio – commenta un certo Bruni su Fb – Mi sono recato in questi giorni sulla strada militare di Colle Reciso ed ho visto uno scenario scioccante. I filamenti del bruco scendono dalle foglie verso il terreno. Sono migliaia questi bruchi e avanzano ancora».
A ragion del vero, il primo a prendere posizione era stato, lo scorso anno, il Comune di Rio nell’Elba. Nella scorsa primavera aveva preso provvedimenti per contrastare l’azione di questo defoliante che distrugge anche le nervature delle foglie. Come se non gli bastassero le sughere. Per contenere il fenomeno, il 16 maggio scorso la giunta presieduta da Claudio De Santi ha dato il via a un’azione di disinfestazione della zona limitrofe all’abitato e in quelle superfici dove era stato avvistato il “bombice”.
«Il trattamento fitosanitario – si legge nel profilo Fb del primo cittadino – è stato eseguito con l’utilizzo di fitofarmaci proprio come il “Dipel” a base di Bacillus thuringiensis» e il sindaco ringrazia per l’interessamento il Parco Nazionale dell’arcipelago, la Provincia di Livorno, il Corpo Forestale dello Stato, l’istituto fitosanitario della Regione Toscana e l’Unione di Comuni Colline Metallifere, che aveva messo a disposizione il suo personale qualificato.
Se i danni nel versante minerario dell’isola sono sotto controllo, altrettanto non si può dire nel centro dell’isola.
Ora è qui che l’attacco della lymantria è più preoccupante. Lo dichiara Carlo Gasparri, presidente della commissione Natura e Ambiente della Fondazione Isola d’Elba onlus.
«Rivolgo – afferma – un invito alla Comunità del Parco che è l’organo prepositivo del consiglio del parco e alle altre autorità che hanno oggi la responsabilità e il potere di attuare scelte per assumere provvedimenti efficaci».
«L’obiettivo è quello di prevenire l’esplosione demografica del bombice che attacca qualsiasi essenza vegetale, dai giardini, alle siepi, agli alberi da frutto e da arredo, alle grandi aree boscate dell’isola d’Elba».
E la commissione della fondazione Isola d’Elba aveva consigliato trattamenti a base di “Bacillus turingensis”, un prodotto biologico che offre ampie garanzie rispettose dell’entomofauna con un’elevata efficacia verso i bruchini di Lymantria. Ma era un trattamento da effettuarsi in primavera. Ora pare che sia scaduto il tempo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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