La protesta
Un piombinese prof universitario negli Usa
di Claudia Guarino
Marco Meucci insegna scienze motorie in North Carolina: «Piombino è fantastica, ma in America sono felice»
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PIOMBINO. Trentadue anni, piombinese di nascita e americano di adozione. Alle spalle un dottorato conseguito a Roma, davanti a sé la carriera da docente universitario.
Marco Meucci insegna scienze motorie alla Appalachian State University, in North Carolina, e ama la sua vita oltreoceano. Negli Stati Uniti è riuscito a ottenere il lavoro che ha sempre sognato, si è realizzato professionalmente ed è arrivato anche a creare la sua rete di amicizie.
Perciò la sua vita, ormai da tre anni, è ancorata agli Usa. Ma le sue radici sono a Piombino, città dove è nato e luogo che, secondo lui «ha grandi potenzialità per riuscire a superare il periodo di crisi che sta vivendo da tempo. Qui abbiamo un tesoro, fatto di luoghi, storia e gastronomia. Dobbiamo riuscire a credere di poter cambiare le cose, sviluppando la consapevolezza che programmare un futuro diverso è possibile. Sono convinto che Piombino possa farcela».
Casa natale e terra di riscatto dunque. E Piombino è anche la meta del corso estivo che Meucci e il collega Scott Collier hanno organizzato per un gruppo di loro studenti. Così tredici ragazzi della Appalachian State University hanno visitato la città, scoprendone cultura e tradizioni.
«Abbiamo deciso di portare i ragazzi qui – afferma Meucci – per far loro conoscere la nostra storia e le nostre ricchezze. Volevamo che capissero che gran parte di ciò che studiano ha avuto origine in Europa». Uno sguardo oltre la vita di tutti i giorni, al di là del tempo e dello spazio quotidiani, per scoprire punti di vista nuovi e ampliare le proprie conoscenze. «I ragazzi hanno detto di aver vissuto una bella esperienza, si sono resi conto che, nel mondo, c’è molto di più di quello che si vede».
Un tuffo nel territorio italiano e della Val di Cornia, quello degli universitari americani, che ha permesso al loro insegnante di rientrare per qualche giorno nella sua città. «È sempre bello tornare a casa. Amo la mia terra e il mio Paese, ma la mia vita adesso è altrove. So che se tornassi qui non sarei felice come lo sono in America».
Perché è in America che Marco Meucci ha costruito il suo presente e il suo futuro. In passato aveva un sogno: diventare un docente universitario.
Durante il periodo di dottorato è venuto in contatto con insegnanti stranieri, alcuni dei quali americani, che gli hanno trasmesso la voglia di intraprendere un periodo di studio e formazione negli Stati Uniti. «Facevo ricerca ed era molto stimolante. Ho pensato che mi sarebbe piaciuto lavorare negli Usa, perciò ho continuato a coltivare rapporti con l’estero anche una volta tornato in Italia».
L’organizzazione dell’università italiana, però, non gli piaceva e in patria faceva fatica a trovare sbocchi, perciò inizialmente ha intrapreso altre attività, non connesse con la docenza.
«Ho lavorato per un anno e mezzo in un’azienda con un contratto di apprendistato, ma appena ho saputo che mi avevano preso negli Stati Uniti ho deciso di partire. Lavoro lì da tre anni e posso dire che ci sono molte più opportunità. Le università hanno risorse incredibili, come laboratori, strumentazione ecc. Certo, non è facile andare all’estero, è necessario prendere contatti da prima e spesso l’università italiana non ti dà le competenze professionali adeguate per competere con gli americani. In Italia, più che altro, l’università ti forma a livello personale. Tuttavia c’è una qualità per la quale gli italiani eccellono: il saper pensare fuori dagli schemi e, di conseguenza, l’essere in grado di risolvere i problemi in maniera creativa».
Stati Uniti e Italia. Americani e italiani. Binomi, questi, che caratterizzano e riempiono la vita di Meucci, un insegnante che ha lasciato tutto per inseguire il suo sogno negli Usa e che rimane, comunque, legato a Piombino, dove vivono i suoi genitori. «A loro manco, sono però contenti che io stia bene. Penso che per un genitore sia più importante avere un figlio felice piuttosto che vicino».
E felice Marco lo è, con la sua vita, il suo lavoro, le sue amicizie e una lunga strada davanti a sé. «Sono giovane per i risultati che sto ottenendo. Per il resto non ho fretta».
Marco Meucci insegna scienze motorie alla Appalachian State University, in North Carolina, e ama la sua vita oltreoceano. Negli Stati Uniti è riuscito a ottenere il lavoro che ha sempre sognato, si è realizzato professionalmente ed è arrivato anche a creare la sua rete di amicizie.
Perciò la sua vita, ormai da tre anni, è ancorata agli Usa. Ma le sue radici sono a Piombino, città dove è nato e luogo che, secondo lui «ha grandi potenzialità per riuscire a superare il periodo di crisi che sta vivendo da tempo. Qui abbiamo un tesoro, fatto di luoghi, storia e gastronomia. Dobbiamo riuscire a credere di poter cambiare le cose, sviluppando la consapevolezza che programmare un futuro diverso è possibile. Sono convinto che Piombino possa farcela».
Casa natale e terra di riscatto dunque. E Piombino è anche la meta del corso estivo che Meucci e il collega Scott Collier hanno organizzato per un gruppo di loro studenti. Così tredici ragazzi della Appalachian State University hanno visitato la città, scoprendone cultura e tradizioni.
«Abbiamo deciso di portare i ragazzi qui – afferma Meucci – per far loro conoscere la nostra storia e le nostre ricchezze. Volevamo che capissero che gran parte di ciò che studiano ha avuto origine in Europa». Uno sguardo oltre la vita di tutti i giorni, al di là del tempo e dello spazio quotidiani, per scoprire punti di vista nuovi e ampliare le proprie conoscenze. «I ragazzi hanno detto di aver vissuto una bella esperienza, si sono resi conto che, nel mondo, c’è molto di più di quello che si vede».
Un tuffo nel territorio italiano e della Val di Cornia, quello degli universitari americani, che ha permesso al loro insegnante di rientrare per qualche giorno nella sua città. «È sempre bello tornare a casa. Amo la mia terra e il mio Paese, ma la mia vita adesso è altrove. So che se tornassi qui non sarei felice come lo sono in America».
Perché è in America che Marco Meucci ha costruito il suo presente e il suo futuro. In passato aveva un sogno: diventare un docente universitario.
Durante il periodo di dottorato è venuto in contatto con insegnanti stranieri, alcuni dei quali americani, che gli hanno trasmesso la voglia di intraprendere un periodo di studio e formazione negli Stati Uniti. «Facevo ricerca ed era molto stimolante. Ho pensato che mi sarebbe piaciuto lavorare negli Usa, perciò ho continuato a coltivare rapporti con l’estero anche una volta tornato in Italia».
L’organizzazione dell’università italiana, però, non gli piaceva e in patria faceva fatica a trovare sbocchi, perciò inizialmente ha intrapreso altre attività, non connesse con la docenza.
«Ho lavorato per un anno e mezzo in un’azienda con un contratto di apprendistato, ma appena ho saputo che mi avevano preso negli Stati Uniti ho deciso di partire. Lavoro lì da tre anni e posso dire che ci sono molte più opportunità. Le università hanno risorse incredibili, come laboratori, strumentazione ecc. Certo, non è facile andare all’estero, è necessario prendere contatti da prima e spesso l’università italiana non ti dà le competenze professionali adeguate per competere con gli americani. In Italia, più che altro, l’università ti forma a livello personale. Tuttavia c’è una qualità per la quale gli italiani eccellono: il saper pensare fuori dagli schemi e, di conseguenza, l’essere in grado di risolvere i problemi in maniera creativa».
Stati Uniti e Italia. Americani e italiani. Binomi, questi, che caratterizzano e riempiono la vita di Meucci, un insegnante che ha lasciato tutto per inseguire il suo sogno negli Usa e che rimane, comunque, legato a Piombino, dove vivono i suoi genitori. «A loro manco, sono però contenti che io stia bene. Penso che per un genitore sia più importante avere un figlio felice piuttosto che vicino».
E felice Marco lo è, con la sua vita, il suo lavoro, le sue amicizie e una lunga strada davanti a sé. «Sono giovane per i risultati che sto ottenendo. Per il resto non ho fretta».
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