Il Tirreno

Un nuovo ricorso al Tar, a Procchio resta l’incubo delle macerie

Luca Centini
Abbattuto l'ecomostro a Procchio, ma le macerie restano
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Abbattuto l'ecomostro a Procchio, ma le macerie restano

I resti dell’ecomostro sono ancora al loro posto dopo quasi quattro anni dalla demolizione del centro servizi. La battaglia legale tra l’amministrazione comunale e l’impresa Giusti rischia di  far slittare ancora i tempi

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ELBA. Le macerie dell’ecomostro di Procchio restano immobili. I ricorsi amministrativi, al contrario, si muovono. Eccome se si muovono.

Un nuovo muro contro muro legale tra l’amministrazione comunale di Marciana e l’impresa Giusti di Pistoia, la stessa azienda che tirò su il centro servizi nei primi anni del Duemila, rischia di compromettere gli impegni presi dalla giunta Bulgaresi che, prima dell’arrivo dell’estate, conta di rimuovere i cumuli di macerie abbandonati nell’area di Procchio dall’autunno del 2013, quando fu completata la demolizione. L’ammasso di cemento e ferraglie rappresenta una ferita aperta per Procchio, un ricordo della vicenda giudiziaria di Elbopoli e simbolo della cementificazione selvaggia dell’isola d’Elba.

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Il ricorso.
L’impresa Giusti di Pistoia ha impugnato di fronte al Tar la delibera del consiglio comunale di Marciana, approvata lo scorso dicembre e pubblicata sul bollettino ufficiale della Regione Toscana lo scorso 10 maggio. L’atto del consiglio comunale di Marciana, di fatto, fissa dei nuovi paletti urbanistici dopo che lo stesso Comune ha azzerato le previsioni urbanistiche originarie (l’impresa Giusti ha ancora la possibilità di presentare un piano attuativo che tenga conto delle nuove previsioni): l’amministrazione Bulgaresi ha ridotto di molto i volumi e il numero degli appartamenti previsti, circa 20 e non 45 come in origine. Previsioni contestate fin da subito dall’azienda che ritiene l’intervento non sostenibile dal punto di vista imprenditoriale. Per questo ha presentato, attraverso lo studio legale Baldassari, un’osservazione alla nuova scheda del regolamento urbanistico che tuttavia non è stata presa in considerazione dal Comune di Marciana. In particolare l’azienda, che nel 2013 ha completato l’abbattimento del centro servizi, ritiene che il Comune non abbia rispettato gli impegni assunti in un protocollo d’intesa sancito nel 2012 assieme alla Regione.

I rapporti ormai logori tra le parti saranno regolati dai giudici amministrativi di Firenze che dovranno esaminare il ricorso presentato dall’azienda pistoiese.

Bulgaresi ha fretta.
Il ricorso al Tar non ha di certo colto di sorpresa la giunta comunale guidata da Anna Bulgaresi, che non intende tollerare altri rallentamenti. Per questo, a stretto giro, l’amministrazione invierà all’impresa Giusti una diffida a presentare entro 15 giorni il piano attuativo per la realizzazione del nuovo centro servizi, in linea con le nuove previsioni urbanistiche, che preveda anche la rimozione delle macerie. «Se non arriverà una risposta da parte dell’azienda siamo pronti a provvedere noi a rimuovere le macerie del centro servizi – racconta la sindaca, Anna Bulgaresi – lo faremo noi, contando poi di ottenere un finanziamento ministeriale a fondo perduto disponibile per questo tipo di vicende ambientali o tramite un nuovo accordo con la Regione nell’ambito del piano di messa in sicurezza del fosso di Vallegrande».

La rimozione delle macerie costa intorno ai 200mila euro ed è considerata fondamentale per il completamento della messa in sicurezza dell’area a rischio alluvionale. La stessa rimozione, ricordiamo, è oggetto di un’altra battaglia legale tra l’amministrazione marcianese e la ditta pistoiese. La scorsa estate la sindaca di Marciana ha messo un’ordinanza con cui si intimava l’azienda a togliere le macerie entro sessanta giorni. Ma l’impresa Giusti non ha eseguito i lavori e ha presentato un ricorso al Tar, che ancora si deve pronunciare nel merito. A rendere ancora più delicato il braccio di ferro è il fatto che l’impresa pistoiese risulti proprietaria del principale parcheggio della frazione di Procchio e abbia già inviato al Comune una diffida e reiterare l’utilizzo dell’area di sosta.
La matassa, dunque, è ancora molto intricata. E il rischio concreto è di passare la quarta estate consecutiva con le macerie dell’ecomostro nel cuore della frazione. Già nell’estate del 2015 un gruppo d residenti e turisti raccolse centinaia di firme per sollecitare la pulizia dell’area. Ma quelle macerie, fino ad oggi, non ne hanno voluto sapere di spostarsi.

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