Gioco
No licenziamenti, sì ammortizzatori crisi chiusa in modo (quasi) indolore
di Guido Fiorini
Uscite solo su base volontaria, con incentivi. Cassa a Vignale, solidarietà nei punti vendita I sindacati soddisfatti: «Anche l’integrativo è salvo, almeno per il premio di produzione»
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PIOMBINO. Sarà sottoposto al voto dei dipendenti nelle assemblee dei prossimi giorni ma l’accordo sulla crisi di Unicoop Tirreno, raggiunto nella tarda serata di martedì, è ritenuto dai sindacati quanto di meglio si potesse ottenere, considerando il punto di partenza che prevedeva 481 esuberi “full time”, cioè circa 600 dipendenti complessivi considerando che molti sono i “part time”, di cui 160 solo a Vignale.
L’accordo, infatti, prevede che nessuno sarà licenziato in modo unilaterale, ma ci saranno solo uscite volontarie, peraltro incentivate. C’è già anche una prima ipotesi di cifre per chi deciderà di lasciare la cooperativa.
Fra l’altro, dopo mesi di riconteggi, è stato anche rivisto il numero totale degli esuberi, che non sono più 481, ma 421 (full time, chiaramente), che corrispondono a 500 persone. Solo a Vignale la cifra è stata ridotta da 160 a 116.
Il numero degli esuberi è decisivo per la modulazione degli ammortizzatori sociali che dovranno consentire all’azienda il risparmio necessario a uscire dalla crisi.
Fra l’altro verranno ridefinite alcune voci dei trattamenti economici aziendali, per l’intera durata dell’accordo, così da ridurre ulteriormente il costo del lavoro.
Gli ammortizzatori. Alla fine è stata confermata l’ipotesi del preaccordo di marzo, per 36 mesi complessivi.
Nella sede di Vignale si andrà alla cassa integrazione straordinaria che, in sede di applicazione, sarà fatta a rotazione, in modo da non gravare solo sugli stessi dipendenti. Le modalità saranno decise nei prossimi giorni, sotto la supervisione dei sindacati.
Nella rete di vendita, invece, si andrà ai contratti di solidarietà. Anche in questo caso l’applicazione sarà divisa in bacini territoriali, così da permettere la redistribuzione del sacrificio su una platea più ampia di persone.
Integrativo. Anche qui la partenza era la cancellazione totale.
Invece i sindacati hanno ottenuto un accordo triennale che si limita a sospendere alcuni istituti economici, ma che non cancella il contratto e le conseguenti tutele. In particolare è stato salvaguardato il premio di produzione.
I commenti. Alessio Di Labio della Filcams Cgil Nazionale spiega: «L’intervento sulla contrattazione integrativa è stato minimo. Abbiamo rispettato la proporzionalità e l’equità dell’intervento a tutela dei lavoratori: chi aveva di più paga poco, chi meno pochissimo, chi non aveva nulla dall’integrativo recupera qualcosa. L’occupazione è tutta salvaguardata attraverso gli ammortizzatori sociali. Ora la parola va ai lavoratori che potranno esprimere il loro voto; quando l’accordo sarà approvato, Unicoop Tirreno potrà avviare la riorganizzazione sotto il nostro vigile controllo».
«La Fisascat Cisl – dice Alessandro Gualtieri – confida nel fatto che quanto accordato sia utile alla salvaguardia occupazionale, ad assicurare obiettivi di risanamento economico, alla autonomia della cooperativa anche attraverso gli strumenti di partecipazione attiva ai fini della corretta attuazione del piano industriale».
«Siamo giunti ad un accordo - dice l’Usb Livorno - che, grazie al lavoro svolto in questi mesi da Usb al tavolo di trattativa, contiene elementi importanti a tutela dell'occupazione e dei salari. Elementi che erano alla base degli obiettivi che insieme ai lavoratori ci eravamo posti, anche se ovviamente sarà necessario non abbassare la guardia nei prossimi mesi e per tutta la durata del piano triennale».
L’azienda. La Cooperativa ha concordato con le organizzazioni sindacali tappe di verifica a livello nazionale e territoriale sia dell’applicazione dell’accordo che dei risultati sul fronte della riduzione dei costi.
«Si è raggiunto un risultato importante – afferma Piero Canova, direttore generale di Unicoop Tirreno-. Abbiamo sempre detto che la strada negoziale era per noi quella maestra, per creare le condizioni del risanamento e del rilancio della Cooperativa Il prossimo traguardo è raggiungere i risultati economici che sono stati indicati nel piano industriale».
L’accordo, infatti, prevede che nessuno sarà licenziato in modo unilaterale, ma ci saranno solo uscite volontarie, peraltro incentivate. C’è già anche una prima ipotesi di cifre per chi deciderà di lasciare la cooperativa.
Fra l’altro, dopo mesi di riconteggi, è stato anche rivisto il numero totale degli esuberi, che non sono più 481, ma 421 (full time, chiaramente), che corrispondono a 500 persone. Solo a Vignale la cifra è stata ridotta da 160 a 116.
Il numero degli esuberi è decisivo per la modulazione degli ammortizzatori sociali che dovranno consentire all’azienda il risparmio necessario a uscire dalla crisi.
Fra l’altro verranno ridefinite alcune voci dei trattamenti economici aziendali, per l’intera durata dell’accordo, così da ridurre ulteriormente il costo del lavoro.
Gli ammortizzatori. Alla fine è stata confermata l’ipotesi del preaccordo di marzo, per 36 mesi complessivi.
Nella sede di Vignale si andrà alla cassa integrazione straordinaria che, in sede di applicazione, sarà fatta a rotazione, in modo da non gravare solo sugli stessi dipendenti. Le modalità saranno decise nei prossimi giorni, sotto la supervisione dei sindacati.
Nella rete di vendita, invece, si andrà ai contratti di solidarietà. Anche in questo caso l’applicazione sarà divisa in bacini territoriali, così da permettere la redistribuzione del sacrificio su una platea più ampia di persone.
Integrativo. Anche qui la partenza era la cancellazione totale.
Invece i sindacati hanno ottenuto un accordo triennale che si limita a sospendere alcuni istituti economici, ma che non cancella il contratto e le conseguenti tutele. In particolare è stato salvaguardato il premio di produzione.
I commenti. Alessio Di Labio della Filcams Cgil Nazionale spiega: «L’intervento sulla contrattazione integrativa è stato minimo. Abbiamo rispettato la proporzionalità e l’equità dell’intervento a tutela dei lavoratori: chi aveva di più paga poco, chi meno pochissimo, chi non aveva nulla dall’integrativo recupera qualcosa. L’occupazione è tutta salvaguardata attraverso gli ammortizzatori sociali. Ora la parola va ai lavoratori che potranno esprimere il loro voto; quando l’accordo sarà approvato, Unicoop Tirreno potrà avviare la riorganizzazione sotto il nostro vigile controllo».
«La Fisascat Cisl – dice Alessandro Gualtieri – confida nel fatto che quanto accordato sia utile alla salvaguardia occupazionale, ad assicurare obiettivi di risanamento economico, alla autonomia della cooperativa anche attraverso gli strumenti di partecipazione attiva ai fini della corretta attuazione del piano industriale».
«Siamo giunti ad un accordo - dice l’Usb Livorno - che, grazie al lavoro svolto in questi mesi da Usb al tavolo di trattativa, contiene elementi importanti a tutela dell'occupazione e dei salari. Elementi che erano alla base degli obiettivi che insieme ai lavoratori ci eravamo posti, anche se ovviamente sarà necessario non abbassare la guardia nei prossimi mesi e per tutta la durata del piano triennale».
L’azienda. La Cooperativa ha concordato con le organizzazioni sindacali tappe di verifica a livello nazionale e territoriale sia dell’applicazione dell’accordo che dei risultati sul fronte della riduzione dei costi.
«Si è raggiunto un risultato importante – afferma Piero Canova, direttore generale di Unicoop Tirreno-. Abbiamo sempre detto che la strada negoziale era per noi quella maestra, per creare le condizioni del risanamento e del rilancio della Cooperativa Il prossimo traguardo è raggiungere i risultati economici che sono stati indicati nel piano industriale».
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