Italia
Il Parco vuole eliminare tutti i mufloni dall’isola
di Antonella Danesi
Il presidente Sammuri: «Abbiamo deciso di incrementare gli abbattimenti Faremo ricorso anche ai carabinieri forestali e magari ad alcuni professionisti»
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PORTOFERRAIO. Incrementare gli abbattimenti dei mufloni per arrivare alla loro eradicazione. Il Parco nazionale dell’Arcipelago ha fatto il punto della situazione nell’ultimo consiglio direttivo e ha deciso di intensificare l’attività nei confronti di questi ungulati che stanno creando ingenti danni nel versante occidentale dell’isola, oltre a causare situazioni di pericolo, come ha denunciato il sindaco di Marciana, Anna Bulgaresi.
«È stato deciso di intensificare gli abbattimenti di questi ungulati in area protetta – informa il presidente dell’ente parco, Giampiero Sammuri - e di migliorare la gestione degli esemplari abbattuti».
La prima questione che il parco si trova a risolvere è quella del numero degli abbattimenti, per cui risulta molto più alto quello della polizia provinciale rispetto a quello dei selecontrollori. Gli uomini della polizia provinciale infatti hanno abbattuto circa 90 capi in 13 uscite, per circa 7 mufloni eliminati a ogni battuta. La percentuale dei selecontrollori si aggira su una media di 0,15 capi abbattuti a ogni uscita .
«Lo scopo è riuscire a migliorare queste performance – continua Sammuri - magari facendo ricorso ai carabinieri forestali per un’attività notturna di abbattimento. Un’ipotesi di cui stiamo valutando la fattibilità».
Il presidente del Parco sta anche valutando la possibilità di utilizzare professionisti che svolgono questa attività.
«In Europa ci sono professionisti che fanno questo - fa presente Sammuri – i migliori sono gli svedesi. Stiamo cercando di capire se c’è la possibilità di affidare il lavoro a esperti di questo tipo».
L’obiettivo è quello di eradicare questi ungulati dall’isola, ma le difficoltà sono molteplici. Ogni anno il parco procede a verificare il numero degli esemplari presenti, con conteggi che danno il numero di “consistenza minima della popolazione”, una sorta di indice che non rappresenta l’effettiva entità della popolazione dei mufloni ma che indica il numero minimo di capi presenti sull’Elba.
Lo scorso anno sono stati individuati 450 capi, che potrebbero essere anche molti di più sul territorio complessivo. Non è un obiettivo facile da raggiungere perché esperienze di questo tipo, in altre parti del mondo, hanno dimostrato che sono interventi molto difficili, soprattutto impattanti e molto costosi, in un’isola antropizzata come l’Elba.
Insieme al contenimento dei numeri, sono da definire anche alcuni problemi logistici legati allo stoccaggio degli esemplari abbattuti, in attesa di macellazione.
«Per questo abbiamo previsto l’acquisto di celle frigorifere dove mettere le carni degli animali abbattuti – ha spiegato il presidente del Parco – in attesa che siano prelevate da chi ha interesse a prenderle».
Queste nuove misure decise dal consiglio direttivo del parco dimostrano la volontà dell’ente di affrontare con determinazione il problema, con soddisfazione del sindaco di Marciana Anna Bulgaresi, anche se l’esito non sarà scontato. «E’ importante che questa questione sia stata messa all’ordine del giorno del consiglio direttivo – ha commentato – siamo pronti a plaudire quando ci saranno risultati concreti e le azioni, ora annunciate, saranno effettivamente portate fino in fondo».
Quello che conta per il sindaco Bulgaresi, che tutti i giorni deve fare i conti con i gravi danni causati da questi ungulati, sono i risultati. «È stata dimostrata una presa di coscienza molto più importante rispetto a questo problema - continua - molto più grave di quello dei cinghiali almeno per quanto ci riguarda, sia per l’aspetto dei danni che per quello del contenimento della popolazione. I danni sono molti e ingenti dobbiamo verificare se queste misure previste dal parco sono in grado di raggiungere il cuore del problema. Almeno in parte credo che saranno in grado di risolverlo, poi vedremo se ricorrere a misure più drastiche».
«È stato deciso di intensificare gli abbattimenti di questi ungulati in area protetta – informa il presidente dell’ente parco, Giampiero Sammuri - e di migliorare la gestione degli esemplari abbattuti».
La prima questione che il parco si trova a risolvere è quella del numero degli abbattimenti, per cui risulta molto più alto quello della polizia provinciale rispetto a quello dei selecontrollori. Gli uomini della polizia provinciale infatti hanno abbattuto circa 90 capi in 13 uscite, per circa 7 mufloni eliminati a ogni battuta. La percentuale dei selecontrollori si aggira su una media di 0,15 capi abbattuti a ogni uscita .
«Lo scopo è riuscire a migliorare queste performance – continua Sammuri - magari facendo ricorso ai carabinieri forestali per un’attività notturna di abbattimento. Un’ipotesi di cui stiamo valutando la fattibilità».
Il presidente del Parco sta anche valutando la possibilità di utilizzare professionisti che svolgono questa attività.
«In Europa ci sono professionisti che fanno questo - fa presente Sammuri – i migliori sono gli svedesi. Stiamo cercando di capire se c’è la possibilità di affidare il lavoro a esperti di questo tipo».
L’obiettivo è quello di eradicare questi ungulati dall’isola, ma le difficoltà sono molteplici. Ogni anno il parco procede a verificare il numero degli esemplari presenti, con conteggi che danno il numero di “consistenza minima della popolazione”, una sorta di indice che non rappresenta l’effettiva entità della popolazione dei mufloni ma che indica il numero minimo di capi presenti sull’Elba.
Lo scorso anno sono stati individuati 450 capi, che potrebbero essere anche molti di più sul territorio complessivo. Non è un obiettivo facile da raggiungere perché esperienze di questo tipo, in altre parti del mondo, hanno dimostrato che sono interventi molto difficili, soprattutto impattanti e molto costosi, in un’isola antropizzata come l’Elba.
Insieme al contenimento dei numeri, sono da definire anche alcuni problemi logistici legati allo stoccaggio degli esemplari abbattuti, in attesa di macellazione.
«Per questo abbiamo previsto l’acquisto di celle frigorifere dove mettere le carni degli animali abbattuti – ha spiegato il presidente del Parco – in attesa che siano prelevate da chi ha interesse a prenderle».
Queste nuove misure decise dal consiglio direttivo del parco dimostrano la volontà dell’ente di affrontare con determinazione il problema, con soddisfazione del sindaco di Marciana Anna Bulgaresi, anche se l’esito non sarà scontato. «E’ importante che questa questione sia stata messa all’ordine del giorno del consiglio direttivo – ha commentato – siamo pronti a plaudire quando ci saranno risultati concreti e le azioni, ora annunciate, saranno effettivamente portate fino in fondo».
Quello che conta per il sindaco Bulgaresi, che tutti i giorni deve fare i conti con i gravi danni causati da questi ungulati, sono i risultati. «È stata dimostrata una presa di coscienza molto più importante rispetto a questo problema - continua - molto più grave di quello dei cinghiali almeno per quanto ci riguarda, sia per l’aspetto dei danni che per quello del contenimento della popolazione. I danni sono molti e ingenti dobbiamo verificare se queste misure previste dal parco sono in grado di raggiungere il cuore del problema. Almeno in parte credo che saranno in grado di risolverlo, poi vedremo se ricorrere a misure più drastiche».
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