«Se Aferpi ha delle novità le comunichi a Calenda»
Il sindacato ha incontrato l’azienda, che ha ribadito l’impegno sul progetto Ma l’attesa è sulle decisioni di Rebrab rispetto alle contestazioni del ministro
2 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. Aferpi nel momento più delicato della vertenza tenta di riannodare i fili del dialogo con i sindacati territoriali. Trovando una risposta peraltro già scontata alla vigilia, e cioè che l’unica sede in cui l’azienda può tentare di recuperare il tempo perso fornendo le garanzie più volte richieste dal Governo, è appunto quella del ministero dello Sviluppo.
L’occasione dell’incontro era la presentazione del Comitato esecutivo, nominato da Issad Rebrab dopo le dimissioni dell’amministratore delegato, Fausto Azzi: ne fanno parte quindi Sergio Simoni, responsabile della produzione, e due uomini di fiducia di Rebrab, Mohammed Nabi e Amin Rezig. Tutto ciò per dimostrare ai sindacati territoriali che l’azienda va comunque avanti e rispondere indirettamente al ministro Carlo Calenda, che tra le varie accuse al gruppo aveva mosso anche quella di non avere più un’organizzazione societaria.
Da qui l’azienda è ripartita illustrando le proprie tesi riguardo alla volontà — peraltro più volte ribadita da Rebrab nei confronti al Mise — di proseguire nel progetto complessivo per Piombino e di recuperare il tempo perso. Ci sarebbero date e impegni che ricalcano quelli precedenti, ma il sindacato ha ribadito una posizione ormai assodata: se la società può dimostrare di avere le condizioni per assolvere agli impegni presi dalla proprietà, lo faccia col ministro Calenda. Che del resto attende una risposta nel giro di qualche giorno alle contestazioni contenute nella lettera di messa in mora inviata a Cevital.
Se in azienda dunque la parola d’ordine è «avanti comunque», resta nell’incertezza la posizione che Rebrab assumerà rispetto all’aut aut del ministro che, se non ci fossero nei tempi richiesti tangibili dimostrazioni della sostenibilità finanziaria del piano Aferpi, ha già dichiarato la volontà di proseguire col prolungamento di due anni della sorveglianza del Governo con l’amministrazione straordinaria affidata a Piero Nardi. Mossa che, se accettata da Rebrab, consentirebbe di allungare gli effetti della Legge Marzano e di mettere così in sicurezza i lavoratori dopo il 30 giugno. Al contrario, un irrigidimento di Rebrab e la conseguente, annunciata, rescissione del contratto, avrebbe conseguenze al momento imprevedibili. (cloz)
L’occasione dell’incontro era la presentazione del Comitato esecutivo, nominato da Issad Rebrab dopo le dimissioni dell’amministratore delegato, Fausto Azzi: ne fanno parte quindi Sergio Simoni, responsabile della produzione, e due uomini di fiducia di Rebrab, Mohammed Nabi e Amin Rezig. Tutto ciò per dimostrare ai sindacati territoriali che l’azienda va comunque avanti e rispondere indirettamente al ministro Carlo Calenda, che tra le varie accuse al gruppo aveva mosso anche quella di non avere più un’organizzazione societaria.
Da qui l’azienda è ripartita illustrando le proprie tesi riguardo alla volontà — peraltro più volte ribadita da Rebrab nei confronti al Mise — di proseguire nel progetto complessivo per Piombino e di recuperare il tempo perso. Ci sarebbero date e impegni che ricalcano quelli precedenti, ma il sindacato ha ribadito una posizione ormai assodata: se la società può dimostrare di avere le condizioni per assolvere agli impegni presi dalla proprietà, lo faccia col ministro Calenda. Che del resto attende una risposta nel giro di qualche giorno alle contestazioni contenute nella lettera di messa in mora inviata a Cevital.
Se in azienda dunque la parola d’ordine è «avanti comunque», resta nell’incertezza la posizione che Rebrab assumerà rispetto all’aut aut del ministro che, se non ci fossero nei tempi richiesti tangibili dimostrazioni della sostenibilità finanziaria del piano Aferpi, ha già dichiarato la volontà di proseguire col prolungamento di due anni della sorveglianza del Governo con l’amministrazione straordinaria affidata a Piero Nardi. Mossa che, se accettata da Rebrab, consentirebbe di allungare gli effetti della Legge Marzano e di mettere così in sicurezza i lavoratori dopo il 30 giugno. Al contrario, un irrigidimento di Rebrab e la conseguente, annunciata, rescissione del contratto, avrebbe conseguenze al momento imprevedibili. (cloz)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
