Il Tirreno

Crisi Aferpi, aut aut di Calenda a Rebrab

di Valeria Parrini
Crisi Aferpi, aut aut di Calenda a Rebrab

Una giornata di mobilitazione a Roma sotto le finestre del Mise per difendere il futuro di uno stabilimento allo stremo. "Finora solo promesse, adesso ha 15 giorni per dimostrare che fa sul serio".

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PIOMBINO. A sindacati e governo è apparso il copione di sempre. Annunci e promesse. Nessuna certezza nelle parole pronunciate da Issad Rebrab durante l’incontro di ieri al Mise. Stavolta, però, quegli annunci non sono bastati. Il ministro Carlo Calenda oggi invierà all’azienda la lettera di messa in mora di Cevital, esplicitando per la prima volta la possibile rescissione dal contratto.

Tra 15 giorni si apriranno due scenari. Se, dopo la formalizzazione ufficiale, il gruppo algerino rimarrà, accettando subito un controllo dello Stato per altri 2 anni, - quindi, con annessa proroga della legge Marzano - si potrebbe nel frattempo tentare la ricerca di soluzioni alternative ed eventuali partner. In caso contrario il governo procederebbe comunque alla risoluzione contrattuale per inadempienza. Che a sua volta potrebbe originare un contenzioso legale lungo. E complicato per le sorti della città perchè la fabbrica si troverebbe senza acquirenti e con gli impianti fermi nel bel mezzo del procedimento.

Una situazione delicatissima da qualsiasi punto la si veda. In ripresa della riunione precedente, il governo ha chiesto conferma dei 25 milioni stanziati per il circolante, il contratto per la costruzione ed “ingegnerizzazione” del forno elettrico corredato delle modalità di finanziamento , il piano di smantellamento delle aree da bonificare e una cronologia verificabile. Tutti elementi a cui Rebrab, accompagnato dall’ad Issad Benikene e da alcuni tecnici, non ha risposto con la concretezza giudicata necessaria rispetto agli accordi sottoscritti. Nulla di nuovo rispetto al luglio 2015.

A rinforzare il concetto, è arrivata nel tardo pomeriggio una nota del Mise in cui Calenda afferma: «La vicenda Piombino è ad una svolta critica e mi auguro che la proprietà e in particolare il signor Rebrab, comprenda che di tempo ne è trascorso troppo senza vedere alcun avanzamento del progetto siderurgico annunciato. Con la lettera formale di denuncia delle inadempienze contrattuali finora rilevate intendiamo sollecitare l'azienda a riconoscere la prosecuzione, oltre il biennio che scadrà il prossimo mese di giugno, delle attività di sorveglianza previste dalla legge per le amministrazioni straordinarie. Qualora non venisse accolta tale richiesta, non resterebbe che avviare la procedura di rescissione del contratto di cessione degli impianti sottoscritto a luglio del 2015».

Gli esiti della riunione sono stati comunicati dai vertici sindacali alle persone - si stima circa 400 - arrivate a Roma con i pullman. Non è stato un compito facile anche se nella maggior parte dei lavoratori la speranza e la fiducia in una risposta veloce mancano da un pezzo. Per Rosario Rappa, segretario nazionale Fiom, «le decisioni di Calenda sono positive. Inclusa l’istituzione di un tavolo congiunto con il ministero del Lavoro per i lavoratori dell'indotto. Positiva, infine, la decisione di Cgil, Cisl e Uil di Livorno di proclamare lo sciopero generale di tutto il territorio a sostegno della vertenza Piombino e di tutte le crisi aperte»

Rocco Palombella (segretario generale Uilm) condivide la presa di posizione del governo «che si riassume nel voler tenere il controllo dello stabilimento, senza che questo passi nelle mani di un gruppo inadempiente».
«Servono risposte sull'arrivo dei 25 milioni di circolante in azienda, il dettaglio del contratto per l'investimento sul forno elettrico, sul piano di smantellamento (ci sono 62 ettari da liberare) e l'assicurazione del 40% di ore lavorate per garantire il prosieguo dei contratti di solidarietà», afferma Marco Bentivogli (segreteria nazionale Fim) mentre per Ermenegildo Rossi (Ugl) «Ora spetta all'azienda dare risposte esplicite, altrimenti il governo valuti con i sindacati un percorso alternativo».

Le segreterie nazionali organizzeranno l'assemblea a Piombino appena saranno disponibili le informazioni del Ministero mentre Camping Cig ha fissato per oggi alle 15 un incontro aperto davanti alla portineria Lucchini. «Saremo pochi, saremo tanti. Non importa. Lì stabiliremo cosa fare. Avremmo voluto dare seguito subito alla mobilitazione spostandoci a palazzo Chigi esattamente come avevano annunciato i sindacati qualche giorno fa. Invece, hanno richiamato i pullman e tutti a casa» afferma Paolo Francini.

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