Sicurezza
Per il Mise 400 prenotazioni
I sindacati continuano a raccogliere adesioni in vista dell’incontro di mercoledì al Ministero
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PIOMBINO. Sono quattrocento i posti-bus occupati finora per raggiungere Roma mercoledì. Sette mezzi prenotati da Fim, Fiom e Uilm con 370 persone. Una trentina su quello di Ugl.
La raccolta continua anche se ieri sera è stata superata la soglia tabù di 350. Tante furono le adesioni la volta scorsa, quando i pullman, però, rimasero a Piombino perchè era saltato l’incontro convocato dal Mise. Mancava l’azienda. E lo aveva preannunciato.
Una decisione, quella di non recarsi lo stesso sotto il ministero, malvista da chi avrebbe voluto comunque esercitare una forma di pressione sul governo.
Intanto, continua a far discutere la convocazione a intermittenza del consiglio comunale. Prima sì poi no.
Fabrizio Callaioli (Rifondazione) lo aveva proposto aperto e la cosa sembrava andata in quella direzione, con la seduta già convocata per martedì. Poi, dopo la riunione dei capigruppo estesa ai segretari di Fim, Fiom e Uilm, era arrivato il contrordine dalla maggioranza.
Sulla vicenda interviene l’Ugl per precisare di non essere stata interpellata e che quanto epresso dai sindacati non è stato concordato. «Abbiamo chiesto - scrive - di visionare il verbale o le registrazioni della seduta per capire cosa sia accaduto. Nel frattempo ribadiamo che se viene chiesto un consiglio comunale aperto tutti devono avere il diritto di essere ascoltati. Possiamo avere posizioni diverse ma se gli obiettivi sono comuni possiamo fare uno sforzo».
Quindi, la difesa di tutte le Rsu. «Stanno facendo un grande lavoro. Criticate, e talvolta in momenti di grande tensione, stanno tenendo in piedi insieme , senza guardare appartenenze politiche e sindacali, una situazione pesante. Stanche ma con la consapevolezza che ancora di cose da fare ce ne sono molte. Questo lo spirito giusto che veri titolari di una vertenza,appunto le RSU, devono avere e noi lo apprezziamo. Non apprezziamo chi invece sbeffeggia altri lavoratori che hanno portato la loro solidarietà. Come le donne delle mense. Quelle non sono passerelle».
Per Riccardo Gelichi (Ascolta Piombino) con la gestione commissariale si arriva, in estrema sintesi, alla scelta tra Rebrab e Jindal. «Erano e sono oggi in bilico 2200 posti e il secondo ne assicurava solo 800. Ci risulta difficile percepire le responsabilità governative rispetto al fallimento di un’azienda. Ma potevano controllare meglio il piano industriale di Rebrab. Basterebbe ricordarsi gli epiteti che si sono presi coloro che su questo piano hanno sempre espresso dubbi, figuriamoci una bocciatura».
Per Gelichi, bisogna iniziare a vedere la situazione con lucidità e verità, «senza strumentalizzare o illudere le persone. Ora tutto è più complicato. Sarà difficile fare a meno di Rebrab. Noi comunque riteniamo di non poter fare a meno di un terzo interlocutore, già inserito nel mondo dell’acciaio che possa rilanciare la parte delle lavorazioni a freddo. Sarebbe illusorio parlare di statalizzazioni. Infelice proporre forni elettrici in Corso Italia, banalizzando “ diossine, Pcb, Ipa, metalli pesanti” e la necessità di regolare gli orologi ad ogni carica per dormire. Bene,invece, una rivisitazione dell’accordo di programma come avevamo già suggerito». (v.p.)
La raccolta continua anche se ieri sera è stata superata la soglia tabù di 350. Tante furono le adesioni la volta scorsa, quando i pullman, però, rimasero a Piombino perchè era saltato l’incontro convocato dal Mise. Mancava l’azienda. E lo aveva preannunciato.
Una decisione, quella di non recarsi lo stesso sotto il ministero, malvista da chi avrebbe voluto comunque esercitare una forma di pressione sul governo.
Intanto, continua a far discutere la convocazione a intermittenza del consiglio comunale. Prima sì poi no.
Fabrizio Callaioli (Rifondazione) lo aveva proposto aperto e la cosa sembrava andata in quella direzione, con la seduta già convocata per martedì. Poi, dopo la riunione dei capigruppo estesa ai segretari di Fim, Fiom e Uilm, era arrivato il contrordine dalla maggioranza.
Sulla vicenda interviene l’Ugl per precisare di non essere stata interpellata e che quanto epresso dai sindacati non è stato concordato. «Abbiamo chiesto - scrive - di visionare il verbale o le registrazioni della seduta per capire cosa sia accaduto. Nel frattempo ribadiamo che se viene chiesto un consiglio comunale aperto tutti devono avere il diritto di essere ascoltati. Possiamo avere posizioni diverse ma se gli obiettivi sono comuni possiamo fare uno sforzo».
Quindi, la difesa di tutte le Rsu. «Stanno facendo un grande lavoro. Criticate, e talvolta in momenti di grande tensione, stanno tenendo in piedi insieme , senza guardare appartenenze politiche e sindacali, una situazione pesante. Stanche ma con la consapevolezza che ancora di cose da fare ce ne sono molte. Questo lo spirito giusto che veri titolari di una vertenza,appunto le RSU, devono avere e noi lo apprezziamo. Non apprezziamo chi invece sbeffeggia altri lavoratori che hanno portato la loro solidarietà. Come le donne delle mense. Quelle non sono passerelle».
Per Riccardo Gelichi (Ascolta Piombino) con la gestione commissariale si arriva, in estrema sintesi, alla scelta tra Rebrab e Jindal. «Erano e sono oggi in bilico 2200 posti e il secondo ne assicurava solo 800. Ci risulta difficile percepire le responsabilità governative rispetto al fallimento di un’azienda. Ma potevano controllare meglio il piano industriale di Rebrab. Basterebbe ricordarsi gli epiteti che si sono presi coloro che su questo piano hanno sempre espresso dubbi, figuriamoci una bocciatura».
Per Gelichi, bisogna iniziare a vedere la situazione con lucidità e verità, «senza strumentalizzare o illudere le persone. Ora tutto è più complicato. Sarà difficile fare a meno di Rebrab. Noi comunque riteniamo di non poter fare a meno di un terzo interlocutore, già inserito nel mondo dell’acciaio che possa rilanciare la parte delle lavorazioni a freddo. Sarebbe illusorio parlare di statalizzazioni. Infelice proporre forni elettrici in Corso Italia, banalizzando “ diossine, Pcb, Ipa, metalli pesanti” e la necessità di regolare gli orologi ad ogni carica per dormire. Bene,invece, una rivisitazione dell’accordo di programma come avevamo già suggerito». (v.p.)
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