Il Tirreno

«Ora bisogna far rispettare gli impegni a chi li ha assunti» 

«Ora bisogna far rispettare gli impegni a chi li ha assunti» 

In piazza Gramsci il comizio di Andrea Orlando, in corsa per la segreteria del Pd «Un Paese che non produce acciaio rinuncia a essere un grande soggetto industriale»

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PIOMBINO. Circa 200 persone (e i contestatori del Camping cig con Claudio Gentili che ha letto un documento di dure critiche al Governo) hanno accolto in piazza Gramsci il ministro Andrea Orlando nella tappa piombinese del suo tour per l’Italia in cui promuove la propria candidatura alla segreteria del Pd. Accompagnato dalla sottosegretaria Silvia Velo e dal coordinatore della sua mozione in Toscana, Valerio Fabiani, Orlando ha incassato il sostegno pubblico del segretario della Fiom provinciale, David Romagnani, intervenuto ovviamente per parlare dell’occupazione della sala consiliare e della crisi delle acciaierie, ribadendo «che ad Aferpi tempo non si può più concederne dopo due anni di impegni disattesi».
Orlando dal canto suo, che ha poi fatto visita agli operai in sala consiliare, concludendo il comizio ha spiegato di aver «seguito le vicende delle acciaierie, fin da quando da ministro dell’Ambiente ho cercato di dare una mano con le bonifiche, e sono accanto ai lavoratori».
Il ministro della Giustizia ha anche detto parlando con i giornalisti, «che la risposta ora è far rispettare gli impegni a un imprenditore che li aveva assunti. Dopo di che la risposta più generale è quella di una politica industriale: l’Italia non ha ancora detto con chiarezza se vuole o no l’acciaio. Un Paese che non produce acciaio, soprattutto se è la seconda potenza manifatturiera del continente, è un Paese che rinuncia a essere un grande soggetto industriale».
Sul piano politico Orlando ha sostenuto di chiedere un voto «per far vincere il Partito democratico alle prossime elezioni» spiegando di rivolgersi in particolare «a chi è arrabbiato con un partito che ha litigato con tutti. Bisogna far pace con la società italiana, altrimenti le prossime elezioni le perderemo».
«Ma il nostro popolo – ha proseguito – ha una saggezza che dobbiamo saper suscitare nei prossimi giorni. Io mi rivolgo a quel popolo che ancora c’è e che silenziosamente rimane a casa. Nessuno gli è andato a chiedere perché. L’unità non è un fatto di bon ton, ma significa ricostruire rapporti unità con le forze politiche e sociali che ci possono aiutare in questa battaglia».
«Andiamo a parlare casa per casa con le persone – ha concluso – spieghiamo le nostre proposte. Io non voglio un voto per suffragare la mia leadership ma voglio un voto per il Partito democratico. La posta in gioco è il Paese, non le carriere».(cloz)

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