Il dolore
Spigole e orate nel Golfo, ecco il nostro “oro nero”
di Cristiano Lozito
L’Agroittica Toscana è la più grande realtà di un settore in fermento: 50 dipendenti, 1500 tonnellate di pescato all’anno, 12 milioni di fatturato. E ancora voglia di crescere
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PIOMBINO. «Eppure abbiamo il mare, che è il nostro oro nero». Questa è una frase ricorrente quando si parla delle difficoltà a individuare nuovi percorsi economici e occupazionali, per superare la monocultura siderurgica, nella consapevolezza ormai prevalente che comunque vada la vicenda Aferpi, l’acciaio da solo non basterà più a tenere in piedi un territorio. Qualcuno dunque inizia a pensare a come sfruttare questa risorsa, magari in una declinazione diversa dal turismo balneare e dalle attività portuali.
Il riferimento è alle attività di piscicoltura e itticoltura di cui si è parlato di recente a Piombino in un convegno organizzato da Federpesca e Api (Associazione piscicoltori italiani): qui del resto esiste già una realtà importante, con tre produttori di piscicoltura già insediati, un altro pronto a partire, e due operatori che hanno ottenuto la concessione per l’itticoltura. Il Comune sostiene di puntare allo sviluppo di questo settore anche attraverso la logistica, a Tor del Sale e, in prospettiva, con la realizzazione del porto della Chiusa di Pontedoro, con ormeggi e capannoni.
Se dunque il settore è in fermento, spicca il caso di una società, l’Agroittica Toscana, nata all’inizio degli anni Novanta in un’area dentro le acciaierie per la straordinaria intuizione di Lido Pedroni, leggendario console dei portuali scomparso nel 2007, che pensò a usare l’acqua di mare utilizzata nel raffreddamento degli impianti siderurgici per alimentare delle vasche in cui allevare il pesce. L’idea piacque al Cavalier Luigi Lucchini e nacque così l’Agrotittica. Da quell’idea iniziale l’azienda si è ingrandita anno dopo anno: l’assetto societario è rimasto lo stesso, con la maggioranza della famiglia Lucchini, e il resto al figlio di Lido, Claudio Pedroni, che è anche presidente di Agroittica. L’ad è Gianluca Sanna, ci sono tre biologi (Andrea Cesarini, Pier Giorgio Stipa e Antonio Tonelli), una veterinaria che controlla tutte le fasi, Chiara Francalacci.
I numeri dell’azienda impressionano e danno l’idea della forza e delle potenzialità della società e del settore: in Agroittica lavorano in modo diretto una cinquantina di persone (10 le assunzioni nel 2016), con punte superiori in estate, ma ovviamente c’è anche un indotto. L’allevamento è di spigole e orate, e a terra è praticato su un’area di 13 ettari dove vengono pompati duemila litri d’acqua al secondo. Sono 25 le vasche dedicate all’ingrasso del prodotto e altrettante quelle finalizzate al preingrasso, nell’avannotteria, dove s’inizia con pesci di un grammo che poi arriveranno al momento della pesca dopo circa 14 mesi (solo farina di pesce, niente ogm, tutte le certificazioni immaginabili) a pezzature comprese tra i 300 grammi e il chilo e mezzo.
L’impianto a mare è a quattro miglia da terra, nel Golfo di Follonica, su un’area di un chilometro quadrato, con 24 enormi gabbie che scendono a 15 metri di profondità, «ma abbiamo già fatto le pratiche – dice Pedroni – per altre otto gabbie, che contiamo di installare in tempi rapidi».
Gli affari infatti funzionano, all’Agroittica (fatturato annuo intorno ai 12 milioni di euro) ogni giorno per 5 giorni alla settimana vengono portate a terra sei tonnellate di spigole e orate, per una produzione annua di 1500 tonnellate. Il pesce dopo i controlli viene subito incassettato e parte per i mercati generali di Roma, Genova Milano, e per supermercati in mezza Italia, Unicoop Firenze, Esselunga, Conad, Eurospin, Cts Roma.
«Abbiamo creduto in questa prospettiva – spiega Pedroni – e i fatti ci stanno dando ragione. C’è molta concorrenza da parte di imprese di Grecia, Spagna, Croazia, ma c’è anche molto spazio perché il consumo è in aumento e soprattutto il nostro prodotto è molto apprezzato. Le ambizioni di Agroittica Toscana si sposano con la politica dell’amministrazione comunale che punta a un polo del settore in cui vogliamo essere protagonisti. Possiamo crescere e pensare ad esempio a nuove produzioni di pesci più grossi, come le ricciole, che potremmo anche lavorare».
Ma Pedroni tiene a dire che «quel che stiamo facendo è possibile perché questa è una squadra eccezionale. Qui i dipendenti vivono l’azienda con passione, e poi c’è una grande intesa con la famiglia Lucchini, e specialmente con la signora Silvana (la primogenita del Cavaliere, ndr) che crede moltissimo nell’azienda e con cui ho un confronto continuo».
Il riferimento è alle attività di piscicoltura e itticoltura di cui si è parlato di recente a Piombino in un convegno organizzato da Federpesca e Api (Associazione piscicoltori italiani): qui del resto esiste già una realtà importante, con tre produttori di piscicoltura già insediati, un altro pronto a partire, e due operatori che hanno ottenuto la concessione per l’itticoltura. Il Comune sostiene di puntare allo sviluppo di questo settore anche attraverso la logistica, a Tor del Sale e, in prospettiva, con la realizzazione del porto della Chiusa di Pontedoro, con ormeggi e capannoni.
Se dunque il settore è in fermento, spicca il caso di una società, l’Agroittica Toscana, nata all’inizio degli anni Novanta in un’area dentro le acciaierie per la straordinaria intuizione di Lido Pedroni, leggendario console dei portuali scomparso nel 2007, che pensò a usare l’acqua di mare utilizzata nel raffreddamento degli impianti siderurgici per alimentare delle vasche in cui allevare il pesce. L’idea piacque al Cavalier Luigi Lucchini e nacque così l’Agrotittica. Da quell’idea iniziale l’azienda si è ingrandita anno dopo anno: l’assetto societario è rimasto lo stesso, con la maggioranza della famiglia Lucchini, e il resto al figlio di Lido, Claudio Pedroni, che è anche presidente di Agroittica. L’ad è Gianluca Sanna, ci sono tre biologi (Andrea Cesarini, Pier Giorgio Stipa e Antonio Tonelli), una veterinaria che controlla tutte le fasi, Chiara Francalacci.
I numeri dell’azienda impressionano e danno l’idea della forza e delle potenzialità della società e del settore: in Agroittica lavorano in modo diretto una cinquantina di persone (10 le assunzioni nel 2016), con punte superiori in estate, ma ovviamente c’è anche un indotto. L’allevamento è di spigole e orate, e a terra è praticato su un’area di 13 ettari dove vengono pompati duemila litri d’acqua al secondo. Sono 25 le vasche dedicate all’ingrasso del prodotto e altrettante quelle finalizzate al preingrasso, nell’avannotteria, dove s’inizia con pesci di un grammo che poi arriveranno al momento della pesca dopo circa 14 mesi (solo farina di pesce, niente ogm, tutte le certificazioni immaginabili) a pezzature comprese tra i 300 grammi e il chilo e mezzo.
L’impianto a mare è a quattro miglia da terra, nel Golfo di Follonica, su un’area di un chilometro quadrato, con 24 enormi gabbie che scendono a 15 metri di profondità, «ma abbiamo già fatto le pratiche – dice Pedroni – per altre otto gabbie, che contiamo di installare in tempi rapidi».
Gli affari infatti funzionano, all’Agroittica (fatturato annuo intorno ai 12 milioni di euro) ogni giorno per 5 giorni alla settimana vengono portate a terra sei tonnellate di spigole e orate, per una produzione annua di 1500 tonnellate. Il pesce dopo i controlli viene subito incassettato e parte per i mercati generali di Roma, Genova Milano, e per supermercati in mezza Italia, Unicoop Firenze, Esselunga, Conad, Eurospin, Cts Roma.
«Abbiamo creduto in questa prospettiva – spiega Pedroni – e i fatti ci stanno dando ragione. C’è molta concorrenza da parte di imprese di Grecia, Spagna, Croazia, ma c’è anche molto spazio perché il consumo è in aumento e soprattutto il nostro prodotto è molto apprezzato. Le ambizioni di Agroittica Toscana si sposano con la politica dell’amministrazione comunale che punta a un polo del settore in cui vogliamo essere protagonisti. Possiamo crescere e pensare ad esempio a nuove produzioni di pesci più grossi, come le ricciole, che potremmo anche lavorare».
Ma Pedroni tiene a dire che «quel che stiamo facendo è possibile perché questa è una squadra eccezionale. Qui i dipendenti vivono l’azienda con passione, e poi c’è una grande intesa con la famiglia Lucchini, e specialmente con la signora Silvana (la primogenita del Cavaliere, ndr) che crede moltissimo nell’azienda e con cui ho un confronto continuo».
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