Sicurezza
dopo l’arrivo dei carabinieri in chiesa
Don Waldemar, ora il paese aspetta il vescovo Ciattini
RIOTORTO. «Guardi, sono in visita a un monastero di clausura, è la settimana di Pasqua... Non so nulla di cosa è successo a Riotorto, m’informerò al mio ritorno...». Così il vescovo Carlo Ciattini...
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RIOTORTO. «Guardi, sono in visita a un monastero di clausura, è la settimana di Pasqua... Non so nulla di cosa è successo a Riotorto, m’informerò al mio ritorno...».
Così il vescovo Carlo Ciattini chiude la telefonata col cronista che gli chiede cosa farà dopo l’ultimo episodio che ha visto protagonista don Waldemar Choinsky, il quale domenica scorsa si prentato alla chiesa di Sant’Antonio Abate per conceleberare la messa col suo successore, don Jacques Bakina.
Il sacerdote camerunense glielo ha impedito spiegandogli che non si poteva concelebrare senza l’autorizzazione del vescovo, ma il suo predecessore ha insistito, di fronte ai fedeli attoniti, finché non sono arrivati i carabinieri di una pattuglia chiamati da una delle persone presenti in chiesa.
Una storia infinita quella dell’ex parroco, che sostiene di combattere una battaglia quotidiana col Diavolo, e che nel 2009 fu autore di un opuscolo dal titolo “Esame di coscienza”, con 87 voci, i principali peccati dai quali guardarsi e da confessare immediatamente qualora si fossero commessi. Una sorta di “Bignami dei peccati” consegnato ai piccoli cresimandi, che provocò in paese polemiche, proteste e una petizione inascoltata all’allora vescovo Giovanni Santucci.
Il disagio di gran parte dei fedeli venne raccolto successivamente da monsignor Ciattini, che decise per un suo trasferimento a Massa Marittima, un paio d’anni fa, provvedimento a cui Choinsky – che ancora vive nella canonica – si è sempre opposto, con quattro ricorsi tutti rigettati.
La Curia ha sempre sperato in una soluzione morbida ma l’ultima uscita del sacerdote polacco rende obiettivamente difficile la situazione nella comunità dei fedeli riotortesi, sempre più sconcertati dal comportamento di don Choinsky.(cloz)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Così il vescovo Carlo Ciattini chiude la telefonata col cronista che gli chiede cosa farà dopo l’ultimo episodio che ha visto protagonista don Waldemar Choinsky, il quale domenica scorsa si prentato alla chiesa di Sant’Antonio Abate per conceleberare la messa col suo successore, don Jacques Bakina.
Il sacerdote camerunense glielo ha impedito spiegandogli che non si poteva concelebrare senza l’autorizzazione del vescovo, ma il suo predecessore ha insistito, di fronte ai fedeli attoniti, finché non sono arrivati i carabinieri di una pattuglia chiamati da una delle persone presenti in chiesa.
Una storia infinita quella dell’ex parroco, che sostiene di combattere una battaglia quotidiana col Diavolo, e che nel 2009 fu autore di un opuscolo dal titolo “Esame di coscienza”, con 87 voci, i principali peccati dai quali guardarsi e da confessare immediatamente qualora si fossero commessi. Una sorta di “Bignami dei peccati” consegnato ai piccoli cresimandi, che provocò in paese polemiche, proteste e una petizione inascoltata all’allora vescovo Giovanni Santucci.
Il disagio di gran parte dei fedeli venne raccolto successivamente da monsignor Ciattini, che decise per un suo trasferimento a Massa Marittima, un paio d’anni fa, provvedimento a cui Choinsky – che ancora vive nella canonica – si è sempre opposto, con quattro ricorsi tutti rigettati.
La Curia ha sempre sperato in una soluzione morbida ma l’ultima uscita del sacerdote polacco rende obiettivamente difficile la situazione nella comunità dei fedeli riotortesi, sempre più sconcertati dal comportamento di don Choinsky.(cloz)
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