Sicurezza
Iva non versata allo Stato, sequestri per mezzo milione
Nel mirino delle Fiamme gialle una società di Rosignano e una di Piombino I militari hanno congelato i patrimoni illeciti su ordine della Procura livornese
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PIOMBINO. La guardia di finanza ha sequestrato denaro e titoli per un valore di oltre mezzo milione di euro a due società di Rosignano e Piombino e ai relativi rappresentanti legali, indagati per omesso versamento dell’Iva. Si tratta del secondo atto di un’elaborata attività portata avanti in questi giorni dal comando provinciale della Guardia di Finanza di Livorno.
Le Fiamme Gialle, infatti, nei giorni scorsi hanno dato esecuzione, su ordine della Procura di Livorno, a due ordinanze emesse dai giudici delle indagini preliminari Beatrice Dani e Marco Sacquegna. Con le ordinanze è stato disposto il sequestro preventivo di beni mobili e immobili riconducibili ai rappresentanti legali di una società cooperativa di Rosignano Marittimo, impegnata nel campo del movimento merci, e di una società fallita di Piombino, operante nel settore della meccanica. Le attività della Finanza sono partite in seguito a un controllo automatizzato dell’agenzia delle entrate e, quindi, a una verifica fiscale eseguita nel 2016 dai militari della tenenza di Cecina. In particolare i militari aveva riscontrato, per l’anno d’imposta 2014, l’omesso versamento dell’Iva da parte delle due società. La somma non pagata corrispondeva a circa 740 mila euro, superiore quindi alla soglia di punibilità prevista per il relativo reato fiscale. Per questo i rappresentanti legali sono stati denunciati.
Con l’esecuzione del provvedimento cautelare disposto dai gip, i finanzieri della tenenza di Cecina e della compagnia di Piombino hanno provveduto a ricostruire, grazie alle numerose banche dati in uso alla Finanza, le disponibilità finanziarie e la situazione patrimoniale delle società e dei suoi legali rappresentanti pro-tempore. A tale proposito sono state sottoposte a vincolo cautelativo disponibilità finanziarie pari a circa 550 mila euro, cifra complessiva nelle disponibilità dei rappresentanti delle due società indagate a cui viene contestato l’omesso versamento dell’imposta.
L’attività rientra nel campo delle strategie del Ministero dell’Economia e delle Finanze e delle direttive fornite dal Procuratore capo di Livorno, che puntano ad aggredire i patrimoni illeciti, a tutela dell’Erario e delle imprese che, al contrario, pagano regolarmente le tasse.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Le Fiamme Gialle, infatti, nei giorni scorsi hanno dato esecuzione, su ordine della Procura di Livorno, a due ordinanze emesse dai giudici delle indagini preliminari Beatrice Dani e Marco Sacquegna. Con le ordinanze è stato disposto il sequestro preventivo di beni mobili e immobili riconducibili ai rappresentanti legali di una società cooperativa di Rosignano Marittimo, impegnata nel campo del movimento merci, e di una società fallita di Piombino, operante nel settore della meccanica. Le attività della Finanza sono partite in seguito a un controllo automatizzato dell’agenzia delle entrate e, quindi, a una verifica fiscale eseguita nel 2016 dai militari della tenenza di Cecina. In particolare i militari aveva riscontrato, per l’anno d’imposta 2014, l’omesso versamento dell’Iva da parte delle due società. La somma non pagata corrispondeva a circa 740 mila euro, superiore quindi alla soglia di punibilità prevista per il relativo reato fiscale. Per questo i rappresentanti legali sono stati denunciati.
Con l’esecuzione del provvedimento cautelare disposto dai gip, i finanzieri della tenenza di Cecina e della compagnia di Piombino hanno provveduto a ricostruire, grazie alle numerose banche dati in uso alla Finanza, le disponibilità finanziarie e la situazione patrimoniale delle società e dei suoi legali rappresentanti pro-tempore. A tale proposito sono state sottoposte a vincolo cautelativo disponibilità finanziarie pari a circa 550 mila euro, cifra complessiva nelle disponibilità dei rappresentanti delle due società indagate a cui viene contestato l’omesso versamento dell’imposta.
L’attività rientra nel campo delle strategie del Ministero dell’Economia e delle Finanze e delle direttive fornite dal Procuratore capo di Livorno, che puntano ad aggredire i patrimoni illeciti, a tutela dell’Erario e delle imprese che, al contrario, pagano regolarmente le tasse.
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