Attenzione
ORA SERVONO DECISIONI CORAGGIOSE
di GUIDO FIORINI «A. ferpi dia garanzie entro il 24 aprile, oppure diciamo stop»: parole dei tre principali sindacati dei metalmeccanici, che hanno scelto il 24 aprile come data simbolo, la stessa...
di GUIDO FIORINI
«A. ferpi dia garanzie entro il 24 aprile, oppure diciamo stop»: parole dei tre principali sindacati dei metalmeccanici, che hanno scelto il 24 aprile come data simbolo, la stessa dello spegnimento dell’altoforno, nel 2014.
Sembrano parole attuali ma, in realtà, sono state pronunciate un anno fa, all’inizio di marzo del 2016.
Da allora sono volati via nel tritacarne dei rinvii altri dodici mesi di nulla, durante i quali la speranza è andata sempre più affievolendosi. Facendo crescere la rassegnazione, ma anche la rabbia.
Due immagini sono il simbolo di questo momento drammatico per il territorio: l’operaio seduto sul marciapiede con la testa fra le mani e gli occhi spenti nei pensieri, e Rebrab e Benikene che, illustrate decine di slides sorrette dal vuoto finanziario, si alzano e se ne vanno dal ministero perché parte l’aereo. E poi si vedrà, tanto la colpa è delle banche cattive che non vogliono sostenere un piano che traballa come una sedia con tre gambe.
Tremila famiglie fra dipendenti diretti e indotto, quasi il 10% della popolazione di Piombino, dipendono dall’esito di questa vertenza, che rincorre il tempo e le scadenze come un maratoneta che ha finito le forze e non vede il traguardo.
E Piombino, di conseguenza, soffre una crisi profonda: basta fare un giro in città e contare i fondi vuoti per toccare con mano la fatica di vivere su un promontorio dove in pochi consumano e muovono l’economia oltre la soglia della sopravvivenza.
Sotto accusa, prima di tutto, è la politica. Mentre il partito di maggioranza si sfinisce per capire se nella stanza dei bottoni andranno i renziani o gli orlandiani, disputa di potere interno di cui alle famiglie dell’acciaio non importa nulla, non è chiaro se Governo e Regione hanno iniziato a lavorare a un piano B. Da qualche giorno tacciono, in altri momenti saremmo stati sommersi di dichiarazioni.
Della necessità di iniziare a pensare ad un “piano B” noi ne parlammo quasi un anno fa, fummo tacciati di eresia. Ora è sulla bocca di tutti, tutti cercano un altro imprenditore con i soldi in mano, anche se più passa il tempo, più diventa difficile. Servono decisioni coraggiose, prima di tutto da parte del ministero: un percorso potrebbe essere la proroga del commissariamento di Piero Nardi.
Certo la speranza è che, per una volta, al posto delle parole e delle slides colorate ci siano i fatti. Perché quelle famiglie non resteranno buone ancora a lungo.
@guifiorini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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