Il Tirreno

Rabbia e rassegnazione, verso lo sciopero generale

di Guido Fiorini
Rabbia e rassegnazione, verso lo sciopero generale

Solo in trecento all’assemblea. Zannotti (Cgil): «Mobilitiamo tutta la provincia» Il sindaco Giuliani: «La proroga della legge Marzano entro il mese di aprile»

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PIOMBINO. Sono poche centinaia, forse trecento, gli operai nel piazzale sotto la scritta Aferpi. Ascoltano in silenzio, ogni tanto parte un timido applauso, qualcuno si tiene la testa fra le mani.

La rabbia cova sotto la cenere, ma per ora tocchi con mano soprattutto la rassegnazione, la stanchezza per una trattativa che pare non avere fine e, soprattutto, non alimenta più alcuna speranza. Così, per la prima volta, anche dal sindacato si sente parlare di “piano B”, di “staccare la spina a Rebrab”, di “riprendere la nostra fabbrica”: si spera che le istituzioni tengano in piedi un’azienda che sta lentamente uscendo dal mercato, se mai c’era stata, e che, magari, intercettino un altro privato che abbia meno parole e qualche buona intenzione in più. Anche Jindal (vedi a lato, ndr) guarda a Piombino, ma certo i numeri non saranno mai più quelli promessi: già nel piano presentato a Roma a regime gli assunti saranno meno di 1500, con un “piano B” difficile che si possa andare oltre.

E la Cgil provinciale, con il segretario confederale Fabrizio Zannotti, parla ora di sciopero generale di tutte le categorie, se il prossimo 6 aprile, l’ennesima scadenza slittata ad allungare l’agonia, non ci saranno quelle certezze in cui ormai pochi sperano.

«A Roma - dice Zannotti - è stata una riunione triste, è stato dato uno schiaffo a un intero territorio. A fronte di un Accordo di programma e ad impegni precisi, non è stato fatto niente e non ci sono certezze. È il momento di dire basta: se al 6 non ci saranno le risposte che attendiamo, andremo allo sciopero generale provinciale. Oltre a essere a rischio la solidarietà, stanno finendo gli ammortizzatori sociali per l’indotto, la Naspi e la mobilità in deroga. Il Governo, visto che siamo un’area di crisi complessa ed è garante degli accordi, trovi una forma straordinaria per sostenere le famiglie. Ci sono i 500 euro trovati dalla Regione per la formazione, ma certo non bastano. Se ci vorrà tempo per ripartire, la gente va sostenuta nell’attesa, perché la vita va avanti. E, entro aprile, confermi la proroga di due anni della legge Marzano».

Ugl. «Il piano industriale presentato dai vertici della società Cevital, il terzo per l'esattezza, è caratterizzato da numerose lacune: dopo due anni di stallo ancora nessuna garanzia ma solo completa delusione. Ora non ci resta che attendere ulteriori chiarimenti il 6 aprile prossimo, data fissata per il nuovo incontro». Questo il commento di Antonio Spera, segretario generale dall'Ugl «Del capitolo relativo alla siderurgia - precisa Spera - i vertici dell'azienda hanno indicato che entro il 2021 il sito garantirebbe occupazione a 1400 lavoratori su 1900 dell' ex Lucchini. Di agroindustria e logistica, invece, non si è assolutamente parlato».

Il sindaco. L'obiettivo immediato è mettere in sicurezza 2100 operai dentro Aferpi e 800 per l'indotto: Massimo Giuliani ha evidenziato le criticità del piano presentato dall'azienda. «La realizzazione del piano industriale presentato da Aferpi slitta di due anni, quindi al 2021 e prevede nel settore siderurgico un aumento degli operai impiegati dagli attuali 630 a oltre 1000. È necessario che la legge Marzano a questo punto segua il posticipo del piano industriale e di questo si deve far carico il Governo. L'impegno del governo a gestire e guidare questo difficile processo è quindi fondamentale. Così come è necessario che Aferpi fornisca una data per affrontare e chiudere la discussione. Nel piano presentato manca un piano per agroalimentare e logistica. A causa di queste diverse tempistiche difficilmente la situazione di Piombino potrà essere accorpata all'Ilva di Taranto: la scadenza per Piombino è luglio perciò entro aprile devono essere confermati gli impegni».

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