Finanza
Papi e Simoni, sulla concessione è partita la campagna elettorale
Finita con parole dure e scambio di accuse l’alleanza fra i due e il vicesindaco Banfi Al centro il porto turistico e l’intenzione dell’amministrazione comunale di affidarlo ai privati
PORTO AZZURRO. Si preannunciava lungo e infuocato il consiglio comunale di Porto Azzurro di giovedì sera e così è stato. Un consiglio che ha sancito definitivamente la fine dell'alleanza tra Maurizio Papi e i suoi compagni di viaggio, il sindaco Luca Simoni e il vicesindaco Angelo Banfi. Un folto pubblico («mai visto in cinque anni di mandato» ha sottolineato Simoni) ha assistito a tutti i 18 punti all'ordine del giorno, compreso quello sul bilancio, in attesa dei due ultimi argomenti in scaletta: le due interpellanze che Papi ha presentato al sindaco e al suo vice. E le attese non sono andate deluse perché ognuno ha proclamato le sue verità. La discussione tra Papi e i suoi ex sodali è stata accesa ed ha, in pratica, sancito l' inizio della campagna elettorale dell'ex sindaco che sembra avere tutte le intenzioni di rientrare in campo e riprendersi il Comune.
Al centro del dibattito a tre la concessione demaniale marittima del porto. Il guanto di sfida è stato lanciato proprio da Papi che nella prima interpellanza, quella rivolta al vicesindaco, gli ha chiesto conto della sua condotta amministrativa, che «negli ultimi mesi - si legge - ha avuto una clamorosa e ingiustificata inversione di tendenza a 180 gradi su tutta la questione rispetto al suo primo mandato dal 2007 al 2012». Banfi infatti, ultimamente si è allineato al sindaco Simoni nella decisione di dare in concessione ai privati l'aera demaniale marittima del porto. Quello che secondo Papi è un «misero tentativo di camuffare uno spudorato regalo in una scelta vantaggiosa per la comunità». Le considerazioni dell'esponente del gruppo di minoranza “La vera vela” sull'operato del vicesindaco si sono concluse con una pesante affermazione ritenuta dai vertici della giunta offensiva. I toni si sono alzati e Banfi si è rifiutato di rispondere fino a che la «domanda non sarà formulata con più rispetto».
Ed infine il testa a testa finale tra Simoni e Papi, tra accuse e recriminazioni reciproche sulle varie scelte amministrative che avrebbero portato Porto Azzurro alla difficile situazione di oggi. Papi non ha mollato. «Alienando la concessione chiedo se è stata valutata l'ipotesi della creazione di un enorme danno erariale, con tutte le spiacevoli conseguenze di carattere economico patrimoniale e giudiziario che ne potranno derivare a carico di coloro che si sono espressi a favore della cessione gratuita a terzi e quindi del porto turistico». Ed ha annunciato che si sarebbe fatto carico di inviare la segnalazione alla procura della Corte dei Conti «affinché avvii le procedure di verifica. Anche in considerazione del fatto che la magistratura contabile ha accettato il piano di risanamento presentato dal Comune che prevede l'utilizzo della spesa corrente, in cui confluiscono anche gli introiti derivanti dall'approdo turistico cheo così verrebbero a mancare».
Simoni ha difeso la sua scelta. «Il porto sarà un nuovo volano per lo sviluppo dell'economia di Porto Azzurro e per noi questa è l'unica cosa che conta. Lavorare per il bene del paese. Davvero qualcuno può essere tanto stupido da credere a chi dice che per il bene del paese sia meglio lasciare tutto così?». Lo scontro tra l'ex sindaco e l'attuale è terminato solo dopo le una di notte, tra scambi di accuse sulla reale capacità amministrativa di ciascuno, che hanno toccato anche il dissesto finanziario del comune che Simoni si è trovata ad affrontare a pochi mesi dal sui insediamento. «Di chi è la colpa dello stato in cui versa il Comune senza un soldo e senza la possibilità di fare investimenti da qui a trent'anni? - ha detto rivolto all'assemblea - In questo Comune abbiamo già abbastanza esempi di cose gestite, diciamo con fantasia, e che hanno causato pesanti conseguenze, in passato e non. Per quanto riguarda il porto non possiamo continuare con una gestione come è stata fatta fino ad oggi perché la legge non ce lo consente. Abbiamo passato tre anni a occuparci di debiti, bilanci disastrati e corte dei conti. Avremmo voluto occuparci della gente e dei suoi bisogni ma non ci è stato possibile. In compenso lasciamo un Comune in salute e con i conti a posto». Preoccupato «da cittadino che il comune torni ad essere amministrato da uno come Papi» che, a quanto si è visto in consiglio comunale, sembra invece molto determinato a farlo.
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