Il Tirreno

Daniele, il professor pittore e la casa diventata museo

Maria Antonietta Schiavina
Daniele Toncelli (foto Paolo Barlettani)
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Daniele Toncelli (foto Paolo Barlettani)

Toncelli, per anni insegnante alle medie Guardi, ha dedicato la vita all’arte e ha trasformato il luogo in cui è cresciuto in una galleria nel cuore di Venturina

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VENTURINA. Una casa a due piani dai soffitti alti e le ampie stanze. Un tempo vi abitava con la famiglia Daniele Toncelli (venturinese, classe 1947, insegnante in pensione e pittore affermato), piacevolmente “avvolto” da pennelli, colori, odore delle vernici.

Strumenti di lavoro del padre Corrado, imbianchino e pittore di talento, che gli ha trasmesso l’amore per l’arte. Quella casa oggi è conosciuta come “Il Pianerottolo”, una pinacoteca permanente nel cuore di Venturina Terme, con le pareti rivestite di quadri e l’atmosfera densa di suggestioni. Paesaggi, nature morte, il mare, i tramonti, le nuvole, che raccontano la storia di una vita. Un lungo percorso artistico che l’ha vista crescere anche come uomo.

Come mai ha voluto rendere pubblico un luogo famigliare, trasformandolo in museo?

«Attraverso i miei dipinti, ma anche quelli di mio padre, volevo far conoscere la bellezza del nostro territorio e nello stesso tempo realizzare il desiderio dei miei genitori, che già avevano dato un’impronta artistica alla loro casa, continuando a tenerne viva la memoria».

Lei adesso però abita a Piombino.

« Sì, ma ho abitato a Venturina Terme, dal 1947 al 1980 e la casa che ora è museo l’ho vissuta negli anni più belli».

Le sue origini?

«Mi sento cittadino della Val di Cornia e forse anche un po’ etrusco».

Sua moglie Cristina Caroli, che insegna religione nella scuola media Andrea Guardi, è contenta del marito artista?

«Lei mi è stata vicina sempre, sia quando ero insegnante e vice preside che nel mio percorso creativo».

I vostri figli, invece, hanno seguito altre strade.

«PietroPaolo è laureato in ingegneria gestionale, mentre Andrea ha scelto giurisprudenza. Entrambi lavorano a Milano e sono dei figli meravigliosi».

Suo padre Corrado era imbianchino di professione ma pittore per hobby. Lei ha iniziato a dipingere per imitarlo?

«Babbo, che era anche un bravissimo decoratore, ha contribuito a sviluppare in me quelle qualità che già si intravedevano nei miei primi disegni. Suoi sono stati i progetti per le nostre gallerie: “Il Pianerottolo” (1969), “Il Grifone” (1974) e poi la “Solaria” (1976). Lui ha sacrificato la sua arte per lasciarmi maggiore libertà e per questo gli sarò sempre riconoscente».

Ricorda il primo quadro dell’artista Daniele Toncelli?

«A parte i tanti disegni che ho fatto durante le scuole medie sotto la guida del professor Michelotti, ricordo un piccolo autoritratto, realizzato a 11 anni, che oggi fa parte della mia collezione privata».

Le sue opere iniziano dal disegno o direttamente dalla tela?

«Dipende. Ci sono dipinti che vengono eseguiti con impulso su tela e altri, più complessi, che necessitano invece di un disegno/bozzetto».

A cosa si ispira?

«Alla realtà che mi circonda. La bellezza e il fascino del nostro territorio, il mare, la terra, il cielo, ma anche il mondo del lavoro e gli oggetti che ricordano la storia».

Una volta terminati, i dipinti devono superare una prova, o li promuove da subito?

«Ora li promuovo quasi sempre. Ma c’è stato un lungo periodo in cui erano oggetto di riflessioni critiche anche eccessive».

Se ne stacca a fatica o li lascia andare senza problemi?

«Quando mio padre mi vendette tutti i disegni esposti alla mia prima mostra, piansi. Adesso ho così tanti dipinti, che il loro distacco è quasi indolore, anche perché mi piace vederli esposti su altri muri».

C’è un movimento o un artista in particolare che ama o ha amato di più?

«Ho sempre amato la storia dell’arte, amore che ho cercato di trasmettere ai miei alunni. Quando spiegavo gli impressionisti, per esempio, il mio entusiasmo era tale che loro mi applaudivano... quindi a questa domanda rispondo che amo di più gli impressionisti e Monet».

In quale periodo storico avrebbe voluto vivere artisticamente parlando?

«Mi sarebbe piaciuto dipingere “en plein air” nell’Ottocento, lungo la Senna, insieme a Monet, Renoir, Sisley».

L’artista è visto quasi sempre come “genio e sregolatezza”...

«I grandi rappresentano il mito del genio e dell’inquietudine. Basti pensare a Van Gogh, Caravaggio, Pollok, Warrol. Io mi sento semplicemente un uomo fortunato per aver potuto fare un lavoro meraviglioso nella scuola e per riuscire a creare le mie opere».

L’arte oggi è diventata una “splendida superfluità” (per dirla alla Friedrich Hegel) o può ancora avere una funzione sociale?

«Per me l’arte è vita, è speranza e deve esistere perché innata nell’uomo. La sua funzione nella società è essenziale, sia perché consente di esprimere la propria libertà creativa e sia perché il grande, immenso patrimonio artistico creato nel tempo, dovrebbe ulteriormente arricchire i nostri territori. L’arte è la forma di espressione più bella!».

Cosa vuole comunicare attraverso la pittura?

«I sentimenti che provo di fronte alla bellezza del Creato».

Qual è secondo lei l’angolo della Val di Cornia che si può paragonare al più bel quadro della natura?

«Amo e ho dipinto tutti gli angoli della Val di Cornia. Però l’incanto del Golfo di Baratti è unico».

E il più brutto?

«I rifiuti lasciati fuori dai cassonetti, che non sono soltanto un brutto spettacolo, ma il simbolo di un inquinamento che lentamente distrugge ciò che ci è stato donato da Dio».

Su cosa interverrebbe se la eleggessero ministro dei beni culturali?

«L’Italia ha il più grande patrimonio artistico del mondo. Un patrimonio che andrebbe tutelato e fatto conoscere maggiormente anche agli italiani. Cercherei di far scoprire le grandi opere, ma anche quelle più piccole, come la chiesina di Cittadella a Piombino, quella del Calidario a Venturina e, perché no, forse anche il mio Pianerottolo».

Qual è il Paese, a parte il nostro, che ama artisticamente?

«La Francia, che dal 1800 ha sostituito l’Italia nel ruolo di capitale dell’arte».

L’alba, il tramonto, la primavera, l’estate o l’autunno. Cosa la ispira di più?

«L’alba, che vedo splendente ogni mattina riflettere sul mare nel meraviglioso Golfo di Salivoli, e che è paragonabile alla speranza nel futuro».

Nella costruzione di un quadro prova più emozione nel momento in cui pensa al soggetto, in quello in cui lo dipinge o a opera terminata?

«A dipinto finalmente concluso è emozionante guardarlo per scoprirlo in tutto il suo fascino. Mi sembra di essere nuovamente nei luoghi che ho rappresentato. E questo mi trasmette tanta serenità».

Nel 2010 è andato in pensione. A distanza di tempo cosa ricorda e cosa le manca della scuola?

«Ho insegnato per 41 anni, di cui 30 nella scuola media Guardi di Piombino. Mi manca tutt’ora il rapporto con gli alunni e la loro gioia di vivere. E ricordo sempre i loro elaborati, soprattutto quelli con i quali abbiamo vinto prestigiosi concorsi».

Negli anni ha scoperto qualche talento?

«Ho sempre cercato di fare esprimere ciascuno secondo le proprie capacità e ho visto tanti talenti. Un nome fra tutti, Marco Popolo, che è un bravo designer, vive a Milano e ha collaborato anche con l’architetto Renzo Piano».

Se dovesse definire Daniele Toncelli con un pregio?

«Pazienza e creatività».

Con un difetto?

«Ambizione».

Con un colore?

«Il giallo perché rappresenta la luce che dà la vita».

Con un’opera d’arte?

«Le ninfee di Monet».

Progetti futuri?

«Mi piacerebbe realizzare un libro con i miei dipinti, ma anche esporre a Roma e a Milano. Avendo appena 70 anni...».

Cosa vorrebbe dicessero di lei i posteri?

«Che ho lavorato sempre con serietà e correttezza. Forse anche che sono stato il pittore della luce e della Val di Cornia».

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I COLORI DELLA VITA A VENTURINA. 

Il primo aprile alle 16, 30, nella Sala Comunale La Pira di Venturina Terme, Daniele Toncelli terrà la conferenza “I colori della vita”. Lo farà, su invito dell’associazione culturale “Sei venturinese se”, per un pubblico che già apprezza le sue opere, ma anche e soprattutto per chi di lui sa poco e vuole conoscere l’artista, l’insegnante, l’uomo. All’incontro sarà presente anche il sottosegretario all’ambiente onorevole Silvia Velo; e al termine della chiacchierata verrà sorteggiato un dipinto. Uno dei tanti che l’artista ha raccolto nella galleria d’arte “Il Pianerottolo”, in via Trieste, nel centro storico di Venturina.

Nato a Campiglia Marittima il 15 giugno del 1947 Toncelli inizia a dipingere da adolescente, come dimostra la sua prima partecipazione nel 1960 a una collettiva di pittori, organizzata dal gruppo studentesco "Renato Fucini" di Venturina. Dopo essersi diplomato presso l’Istituto d’arte di Firenze, dove è allievo di Renzo Grazzini, diventa titolare della cattedra di educazione artistica e vicepreside della scuola media "Andrea Guardi" di Piombino. Con il padre e la sorella Aurora apre a Venturina le gallerie d’arte "Il pianerottolo"nel 1969, "Il grifone" nel 1974 e la "Solaria" nel 1976.

Nel 1985, dopo aver chiuso la galleria Solaria lascia in stand by la pittura per dedicarsi alla famiglia e alla scuola. Guidati da lui suoi alunni vincono i concorsi nazionali e internazionali più importanti. Il 29 febbraio del 2000 il professor Toncelli riceve la lettera di un amico, lo storico locale Gianfranco Benedettini che, dopo aver visto i suoi dipinti, lo invita a tirar fuori dal cassetto colori e pennelli.

 

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