Sicurezza
A Roma senza Azzi, l’ad si è dimesso
Già lunedì non era presente all’incontro con Calenda. I sindacati: «Chiarezza o andiamo sotto a Palazzo Chigi»
PIOMBINO. Sindacati, Governo e azienda sono oggi riuniti a Roma per il piano industriale.
Ma Aferpi ci sarà senza l’amministratore delegato Fausto Azzi che, ieri, ha rassegnato le sue dimissioni, pur essendo in scadenza di contratto.
Del resto anche lunedì scorso il manager che dal dicembre 2015 sta tentando di dare credibilità a un progetto che per ora non sta in piedi non era presente a Roma all’incontro con il ministro Calenda. Dopo Tidjani e Zambon si tratta di un altro “rottamato” sulla via dell’acciaio, certo non uno dei migliori viatici per il vertice di oggi.
Un incontro al Mise che è l’ultima occasione per ridare a fiducia a Piombino e alla siderurgia sul promontorio, anche se di ultime spiagge, in oltre due anni, ne abbiamo viste così tante che tutto potrebbe succedere. Certo è che oggi governo e sindacati si attendono chiarezza da Rebrab e Aferpi, su molti punti.
Lo dice con chiarezza Jonathan Ghignoli, coordinatore Rsu Fiom. Ma lo dice anche Enrico Rossi, tornato a parlare di Piombino in un incontro ieri a Firenze.
«L'appuntamento al Mise è importantissimo – scrive Ghignoli - . Le Rsu dopo 7 mesi saranno di nuovo presenti al tavolo ministeriale per una discussione con l'azienda e il ministro. L'azienda ci presenterà il piano industriale già illustrato a Calenda lunedì scorso. Non può e non deve ripetersi quello che successe 2 anni e mezzo fa quando l'allora sottosegretario allo sviluppo economico De Vincenti ci liquidò con una semplice dichiarazione dicendoci che il piano industriale presentato allora veniva ritenuto solido e credibile sia a livello industriale che finanziario. Serve che venga fatta un’analisi approfondita, serve togliere dal tavolo ogni sorta di superficialità. Dal 21 di dicembre le Rsu hanno proclamato lo stato di agitazione e gli elementi di rivendicazione delle mobilitazioni messe in campo fino ad ora sono sempre stati tre. Il primo quello della continuità produttiva certificata: su questo punto non possono esserci solamente delle previsioni o delle buone intenzioni. Serve che vengano presentati nei dettagli gli accordi commerciali stipulati con i fornitori di blumi e billette: chi sono i fornitori, quante tonnellate fornite e per quanto tempo? Così come è necessario avere già nei dettagli gli ordini previsti da evadere: quali clienti, quante tonnellate e per quanto tempo? L'altro punto è il piano industriale finanziato. È necessario scendere nei dettagli: Quante risorse equity, quali istituti di credito o società finanziarie supporteranno e con quante risorse? E soprattutto già sono stati concretizzati i finanziamenti? Fondamentale è la presentazione anche dei piani industriali degli altri due settori: agroindustria e logistica che danno una risposta occupazionale e sulla diversificazione economica del territorio. Il terzo elemento è la proroga della legge Marzano e l'estensione temporale degli ammortizzatori sociali. Non è accettabile che una dilatazione dei tempi crei esuberi e licenziamenti. Per questo nessuno può permettersi di liquidarci con un semplice solido e credibile, ma c è bisogno di approfondire ogni singolo dettaglio, ben sapendo che se il piano risulta essere ancora una volta inconsistente il Governo dovrà trarre le conclusioni e proporre una soluzione alternativa che garantisca di tornare a colare acciaio a Piombino. A quel punto la vertenza dovrà essere gestita direttamente dalla Presidenza del consiglio perché lì è avvenuta sia la firma dell'accordo di programma, che la cessione e vendita a Cevital dello stabilimento. Per questo nell'assemblea di venerdì serve una grande partecipazione dei lavoratori, perché se il piano industriale venisse ritenuto sufficiente e ci sono le condizioni per andare avanti bene, altrimenti occorrerà prendere coscienza e lavorare tutti per una grossa.manifestazione a Roma sotto Palazzo Chigi».
Enrico Rossi. «Sulla questione Aferpi siamo finalmente ad una svolta? Io finalmente non lo voglio dire. Dico che non bisogna né piangere né ridere, ma lavorare. E' stato presentato un piano industriale giudicato redatto in un linguaggio giusto e corretto nelle finalità. Adesso occorre andare a vedere se questo piano è finalizzato ad investire per il forno elettrico, per tornare a produrre acciaio, rotaie, vergelle e barre. Lo farà, dal punto di vista finanziario e di mercato, chi può e deve, cioè il Governo».
A margine dell'incontro che ha avuto con la Rsu di Richard Ginori e con il sindaco di Sesto Fiorentino che gli hanno consegnato la petizione corredata da oltre 1.700 firme per il rilancio dell'azienda e del Museo di Doccia, il presidente Enrico Rossi ha detto la sua sull'incontro che avrà al Ministero dello sviluppo economico sulla questione Aferpi.
«Noto - ha poi aggiunto Rossi - che manca ancora una parte su cui l'amministratore delegato di Cevital mi aveva garantito il suo impegno, ovvero quella relativa all'impiego di una parte dei lavoratori, almeno 250, per lo smantellamento delle parti obsolete del vecchio stabilimento. Sarebbe importante che ci fosse e verificheremo se questo è previsto».
L'altro dei temi trattati dal presidente riguarda gli ammortizzatori sociali.
«Chiariremo anche - ha precisato - come sarà possibile arrivare ad una richiesta di prolungamento degli ammortizzatori. Il contratto di solidarietà deve essere prolungato dal 2019 al 2021 perché c'è stato uno slittamento dei tempi. Noi stiamo lavorando sulla parte finanziaria: i 20 milioni di Fidi Toscana sono pronti per finanziare la spesa corrente, così come i 5 milioni destinati a tutte le piccole imprese della filiera e con Bruxelles stiamo discutendo, e sono convinto ce la faremo, per l'allocazione dei 30 milioni relativi agli investimenti e alla risoluzione delle problematiche ambientali».
Rispetto alle voci di altri soggetti che potrebbero subentrare, Rossi ha detto che «A noi ci interessa il piano e che venga realizzato, poi non importa che a farlo sia un soggetto o un altro».
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