Il Tirreno

L’indennizzo ci sarà, però in ritardo

L’indennizzo ci sarà, però in ritardo

Fallimento di Banca Etruria e lo shock di quanti hanno visto andare in fumo i propri risparmi. Napoleoni: «Vietato sbagliare»

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PIOMBINO. Dopo lo shock per aver visto andare in fumo i propri risparmi, per i cittadini coinvolti nel fallimento della Banca Etruria, dopo mesi e mesi di angoscia per il futuro, è arrivato l’indennizzo concesso per decreto del governo attraverso il Fondo di solidarietà. «L’istituzione del Fondo di solidarietà - si legge sul sito www.fitd.it - è finalizzata all’erogazione di prestazioni in favore degli investitori che alla data di entrata in vigore del decreto-legge 22 novembre 2015 n. 183, con il quale è stato disposto l’avvio della risoluzione nei confronti della Banca delle Marche spa, della Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, della Cassa di Risparmio di Ferrara e della Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti, detenevano strumenti finanziari subordinati emessi dalle quattro banche». Ricordiamo come pure la Val di Cornia fu duramente colpita dal crac dell’Etruria, con un centinaio di clienti della filiale di Venturina che si sono visti sparire complessivamente circa 2,2 milioni di euro investiti in azioni e obbligazioni subordinate. Fu anche organizzato un incontro nel dicembre 2015, a Venturina, con il consulente bancario Luca Baldi e l’avvocato Alessandro Napoleoni, per chiarire la questione.

A ogni modo, il Fondo di solidarietà è apparso come una luce in fondo al tunnel, con la prospettiva di poter ricevere un indennizzo forfettario dell’80% dell'investimento fatto, al netto di oneri e spese. Peccato che ancora i risparmiatori locali, che hanno scelto quasi tutti questa soluzione privilegiandola rispetto alla normale via processuale, non abbiano visto il becco di un quattrino. «Dalla ricezione dell’istanza decorre il termine di 60 giorni previsto dalla legge ai fini della liquidazione dell’indennizzo», si legge ancora sul sito del Fitd, ma dopo quattro mesi dalla presentazione delle domande, il rimborso non è ancora arrivato.

«Parliamo di oltre 60 persone, almeno quelle che si sono rivolte allo studio - afferma l’avvocato Alessandro Napoleoni - Già in un Paese normale, una volta accertata la validità dell’indennizzo, avrebbero dovuto impegnarsi nella procedura la banca e il Fondo di solidarietà, senza che il cittadino si dovesse preoccupare di reperire tutta la documentazione, come invece è accaduto». La domanda da presentare per l'indennizzo, tra l’altro, pare fosse, al di là della documentazione da allegare, difficile nella compilazione, tanto che quasi tutti i cittadini interessati si sono dovuti rivolgere a un legale per non incorrere in qualche errore. «Le persone, dopo quattro mesi, hanno iniziato giustamente a lamentarsi e preoccuparsi, così ho chiesto e ottenuto chiarimenti da parte del Fondo di solidarietà - spiega Napoleoni - La risposta è chiara: hanno ricevuto più di 14mila domande e non sono riusciti a far fronte a tutte nei termini previsti dalla legge». L’indennizzo arriverà (è la buona notizia), nonostante in ritardo (quella brutta).

Francesca Lenzi

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