Lutto
Estradato il basista della rapina di Pareti
Procopenco era latitante dal 2013, fu arrestato dall’Interpol a Odessa: corsa contro il tempo per riportarlo in Italia
CAPOLIVERI. Ci sono voluti quattro anni e quattro mesi affinché si chiudesse, una volta per tutte, il cerchio sul fatto di cronaca più violento della storia recente dell’isola d’Elba, poi trasformatosi in un vero e proprio intrigo internazionale, scandito da due arresti dell’Interpol e dai tempi di uffici, ambasciate e ministeri.
Giovedì 23 marzo, dopo la sospirata concessione dell’estradizione da parte dell’ambasciata ucraina, Alexei Procopenco, moldavo di 44 anni che per anni ha vissuto a Capoliveri, è atterrato all’aeroporto di Fiumicino per essere consegnato alle autorità e trasferito nel carcere romano di Rebibbia.
Domani l’ex muratore sarà portato a Livorno e parteciperà al processo che lo vede come imputato per i reati di rapina aggravata, detenzione e porto d’arma clandestina, lesioni aggravate e ricettazione in concorso. Il moldavo è infatti accusato di aver svolto il ruolo di basista e, probabilmente, ideatore della rapina compiuta il 28 novembre del 2012 ai danni dell’imprenditore capoliverese Ugo Geri, che allora aveva 66 anni. Ad eseguire la rapina materialmente furono i connazionali di Procopenko, Sergiu Gudima, Vlad Petrescu e Ionel Marius Neagu, poi rivelatosi essere dopo una verifica dei documenti Ruslan Cociug, già condannati in Cassazione (con rito abbreviato) a sei anni di reclusione e a pagare una multa di 1.333 euro a testa.
I tre, incappucciati e armati con una pistola calibro 9 Makarov con matricola abrasa, entrano nella villa di Pareti di Ugo Geri che, nel frattempo, è in giro con il cane di sua proprietà. Quando l’uomo entra in casa viene aggredito e picchiato in modo brutale dai tre. Perde conoscenza e si sveglia dopo due ore. I rapinatori riescono a portare via poche centinaia di euro in contanti e una collezione di orologi, ma non trovano nelle villa i soldi che stanno cercando. All’alba del giorno successivo sono fermati dai carabinieri elbani, nell’occasione freddi e implacabili, un attimo prima che si imbarchino sul primo traghetto delle 5,10.
Il basista fantasma.
Procopenco è, fin da subito, la tessera mancante del mosaico. Due giorni prima della rapina, quando i connazionali si trovano già dietro le sbarre ma non rivelano alcun tipo di informazione agli inquirenti, Procopenco ha già lasciato l’Italia.
Nei giorni precedenti alla rapina è stato visto in giro a Capoliveri con i tre moldavi, a cui ha prestato la sua Alfa 156 di colore rosso. Ma, secondo la ricostruzione dei carabinieri e della Procura livornese, è proprio Procopenco a indicare la villa di Pareti come luogo adatto per la rapina, pianificando il colpo dei connazionali.
Prova a prendermi.
Mentre i tre moldavi, interrogati dai carabinieri e dalla Procura, mettono in scena la consegna del silenzio, Alexei viaggia nel cuore dell’Europa dell’Est.
La prima svolta arriva nell’autunno del 2013. Il Ris di Roma rileva delle tracce organiche con cui si accerta la presenza di Sergiu Gudima nella villa di Pareti. È il fatto che incrina il silenzio e dà impulso alle indagini. Nel novembre del 2013 il Gip di Livorno emette un’ordinanza per la custodia cautelare in carcere per Procopenco. Il moldavo diventa ufficialmente latitante e lo resterà mentre, nel frattempo, i colleghi vengono processati e condannati.
Il primo arresto, poi la beffa.
Nel gennaio del 2014 il basista finisce per la prima volta nella mani dell’Interpol: viene arrestato a Minsk (Bielorussia). Partono le articolatissime procedure per l’estradizione, da chiudersi entro sei mesi. I carabinieri elbani e la Procura livornese interagiscono con gli uffici e con il ministero di Grazia e Giustizia. Ma, fatalmente, la documentazione arriva il 25 giugno 2014, due giorni dopo il termine stabilito: Procopenco è di nuovo fuori, sebbene con lo status di latitante.
La corsa contro il tempo.
Per due anni il moldavo gira nell’Europa dell’Est da latitante fino a quando l’Interpol lo scova, questa volta a Odessa, in Ucraina. L’informazione arriva rapidamente in Italia. Il lavoro dei carabinieri elbani, della Procura di Livorno con il sostituto procuratore Fiorenza Marrara e con il procuratore capo Ettore Squillace Greco, della Procura generale di Firenze con il procuratore Giancarlo Ferrucci, è incessante. Il ministero della Giustizia, tramite il responsabile dell’ufficio rogatorie Andrea Ragozzino, attiva tempestivamente i contatti con l’ambasciata dell’Ucraina. La pratica di estradizione parte nei tempi utili ed è completata il 23 marzo: Alexei Procopenco, dopo quasi quattro anni e mezzo, torna in Italia, dove sarà processato.
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