Il Tirreno

PIOMBINO

«Padre Mammoli dimenticato»

di Cecilia Cecchi
“Scout Piombino 2” (2012), gran raduno scout alla parrocchia dell'Immacolata (foto Paolo Barlettani)
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“Scout Piombino 2” (2012), gran raduno scout alla parrocchia dell'Immacolata (foto Paolo Barlettani)

Lo studioso Nedo Tavera cita le tante opere del frate nel dopoguerra. «I suoi resti vanno trasferiti all’Immacolata»

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PIOMBINO. Uomini in abito talare che hanno dato tutto per gli altri: tra questi padre Alessandro Mammoli «che non merita di essere dimenticato». Ne è convinto il piombinese Nedo Tavera da sempre studioso d'arte sacra che, portavoce di questo richiamo alla memoria, ripercorre a pagine della storia religiosa (e non solo) della città rivolgendosi al padre provinciale Provincia Toscana Frati minori di Firenze, al parroco dell’Immacolata e anche al sindaco.

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«Grazie ai tempi che cambiano, si è cominciato a dare giusto riconoscimento ai concittadini scomparsi che si sono distinti, per vari meriti, portando l’abito talare e religioso – spiega l’appassionato studioso – Vedo lodevolmente riportati in Sant’Antimo i resti dell’arciprete Micheletti, a cui viene inoltre intitolata la piazza antistante, altrettanto intitolato a padre Locatelli il parco dell’“Orto dei Frati”, e giustamente, adesso, una strada a don Vito Latini, primo parroco di Salivoli, personalità che ho avuto l’onore e il piacere di frequentare e conoscere. Ma fa tristezza vedere la dimenticanza totale del carissimo padre Alessandro Mammoli, parroco dal 1946 al 1971 dell’Immacolata, benefattore della chiesa e della città. Dopo una vita spesa per il bene spirituale e materiale di tanti avrebbe meritato la dedica di una lapide alla memoria nella chiesa a lui così cara...».

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«Dal dopoguerra – prosegue – a nessuno più che a lui si può attribuire un ruolo determinante nell’affermazione e consolidamento delle strutture della chiesa locale, come un ruolo di primo piano nella sfera spirituale, sociale e culturale nella vita di Piombino e dell’Immacolata; parrocchia, eretta nel Convento dei Frati, che negli anni ’50-’60 era vastissima, comprendendo oltre mezza città, più il quartiere Cotone-Poggetto, le campagne limitrofe e la frazione di Populonia. La grandezza di padre Mammoli è stata la continua sollecitudine per la cura d’anime di una Piombino in grande espansione industriale e demografica, unita alla lungimiranza, alla solerzia e alla ricerca di mezzi, quasi emulando padre Giustino Senni, per acquisire terreni per la costruzione di chiese e fondazioni religiose nei nuovi quartieri. Lavori per risanare il convento, ammodernare l’orfanotrofio, che accoglieva bambini senza famiglia o con famiglia priva di mezzi: la Casa del fanciullo, come luogo di formazione e di svago estraneo alla mischia politica, la scuola materna, come risposta alle esigenze di una città in crescita, la nuova chiesa del quartiere Cotone, distrutta dai bombardamenti la precedente, la chiesina del quartiere Salivoli. Proprio sui terreni acquisiti da lui con impegno e sacrificio, il vescovo poté istituire, fra il 1965 e 1966, due nuove Parrocchie, oltre a quella del Cotone, già praticamente in essere e amministrata dai frati dell’Immacolata. Le nuove parrocchie furono quelle di San Giuseppe Artigiano, a Salivoli, e S. Maria della Neve al Perticale. Da ricordare una sorta di distribuzione alimentare alle famiglie operaie durante la grave crisi della Magona del 1953 o i calorosi interessamenti presso le direzioni aziendali Ilva e Magona per gli operai, quasi precursore dei futuri cappellani di fabbrica. Di questo nessuno parla, perché, da perfetto francescano, fece tutto in silenzio, per amore del prossimo. I resti di padre Mammoli, attualmente contenuti in un piccolo ossario, sono conservati nel cimitero di Piombino, e fra poco tempo, scadendo la concessione cinquantennale, verranno dispersi. Come contributo alla memoria si potrebbero traslare vicino alla tomba di padre Senni» rilancia Tavera.


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