Sicurezza
Da vittima dei bulli a star della tv
Il piombinese Riccardo Moratto racconta la sua trasformazione: ora vive a Taipei, dove insegna e partecipa a uno show
PIOMBINO. «Abbracciare le sconfitte come dono divino perché è da quelle che nella maggior parte dei casi, sbocciano i fiori più profumati e i successi più significativi». Riccardo ama ripetersi questa frase quasi come un mantra. Ne ha fatto il suo sigillo, quasi la sua icona. Sa che in essa c'è tutta la sua storia. Una grande storia di sofferenza e di rivincita: come solo può esserlo quella di un adolescente vessato dai bulli che, dopo qualche anno, ormai adulto, diventa star della televisione in Asia e interprete del vicepresidente della Cina.
Di Riccardo Moratto, trentaduenne piombinese, Il Tirreno si era già occupato tre anni fa, descrivendone il magnifico percorso che in questo tempo si è arricchito di ulteriori traguardi e che ha portato di recente la sua vicende anche sulle pagine della stampa nazionale.
Ricapitolando: una laurea in lingue triennale in lingue conseguita a Roma nel 2007 a tempo di record, la specialistica in cinese a Forlì, una borsa di studio del Ministero degli Affari Esteri in Cina, il dottorato a Taipei, Taiwan.
Nel 2011 l'apertura del primo corso di interpretazione cinese-italiano e italiano-cinese a Taiwan ad opera di un madrelingua italiano, e l'inizio, così, di una carriera accademica che oggi vede Moratto insegnare in sei diversi atenei. Ma non è tutto: perché in parallelo c'è l'avvio di un'esperienza di intrattenitore televisivo che nell'arco di pochi anni porta Riccardo a diventare il primo italiano a condurre un programma a Taiwan, ma anche in Cina, nonché la pubblicazione di un libro - il primo scritto in cinese da un italiano nell'area cinese che comprende anche Hong Kong e Singapore e che ha subito riscosso un grande successo.
«Il suo leitmotiv - spiega Moratto - è la mia storia, il viaggio spirituale e il percorso di crescita che dall'Italia mi hanno portato fino in Cina. Il titolo? Qualcosa che più o meno si potrebbe tradurre con Non avere paura».
Già: perché prima dello straordinario cammino che a Riccardo ha con merito concesso solo soddisfazioni, c'è una storia tutta diversa, che parte e si svolge in prevalenza tra le mura del liceo, dove lui è studente della sezione scientifica. Studente modello, con voti eccellenti in tutte le materie. Nonché ragazzo di particolare sensibilità. La miccia che esplode si chiama bullismo. «Sono stato vittima di episodi di questo genere da parte di molte persone - racconta Moratto - con un paio di occasioni di tale aggressività da condurmi sull'orlo della via del non ritorno».
Il dramma, ricorda Riccardo, era la ricreazione: «l'incubo, inferno di umiliazioni nei miei confronti. Frasi irripetibili, inviti ed esortazioni da impallidire. Nel corridoio, non di rado a voce alta di fronte a professori che facevano finta di non sentire e di non vedere. A quel punto non mi restava che chiudermi letteralmente in classe e aspettare che quei dieci minuti passassero più velocemente possibile».
Dal chiudersi in classe al chiudersi in casa il passaggio è veloce. «Accadeva soprattutto il sabato pomeriggio, al momento di uscire per le abituali vasche in corso Italia. Attendevo i miei amici in piazza Gramsci, ma la gang dei bulli mi raggiungeva anche lì a torturarmi. A un certo punto ho rinunciato del tutto ad andare fuori».
L'episodio più grave, e anche più sconcertante, avviene nel corso di una gita a Napoli, quando il gruppetto dei persecutori arriva a gettare dell'alcool nella caldaia del suo alloggio. «Se fosse stata accesa quella caldaia sarebbe esplosa. Questo pensiero non può non ferirmi. Come quello dell'atteggiamento, che definirei omertoso, di chi non avrebbe dovuto chiudere gli occhi di fronte a quanto accadeva. Perché io sono stato forte, sono riuscito a uscire da tutto questo con la ferrea volontà di prendermi una rivalsa e di farmi un nome. Ma c'è anche chi questa forza non ce l'ha avuta, chi non ce l'ha fatta».
Ricordando il suo corpo docenti di allora, Riccardo cita il nome di Lorenza Boninu come quello dell'unica professoressa che lui ricorda come sensibile e attenta a questo genere di problemi. «Solo lei cercava dei provvedimenti, delle soluzioni, dei rimedi a questo stato di cose. Altri o facevano finta di niente o cercavano di minimizzare. Quando invece soprattutto questo vorrei dire ai dirigenti scolastici o a chi di dovere: di non sottovalutare mai come bravate o ragazzate certi episodi, perché in realtà persecuzioni come quelle che io e altri abbiamo subito possono essere la scintilla che fa scoppiare una bomba potenzialmente fatale e mortale per qualche ragazzo».
La forza di volontà e lo svolgersi degli eventi hanno portato Riccardo molto lontano nello spazio e nel tempo rispetto a questa storia, ma non sono riusciti a cancellarne la memoria: «Spero però che quanto accaduto in seguito a me possa incoraggiare tutti quei ragazzi che al momento sono oggetto di bullismo nei vari istituti scolastici italiani. Vorrei dire loro che basta credere in se stessi. Solo così si può ottenere qualsiasi cosa si desideri».
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