Sicurezza
I sindacati: il Governo ora deve intervenire
Lunedì, dopo l’incontro con Cevital, Calenda vedrà Fim, Fiom, Uilm e Ugl L’assemblea convocata martedì per decidere le prossime mosse
PIOMBINO. «L’ombelico del mondo», canta dall’altoparlante Jovanotti mentre la piazza si svuota neanche troppo lentamente. Poco prima, dal palco, c’è chi azzarda tremila presenze. Duemila, battono le agenzie. Per la cronaca, forse meno che più. Pensionati, studenti, associazioni. E operai. Alcuni gruppi arrivano dalla province di Livorno e Grosseto.
Se non l’ombelico del mondo, un caso nazionale, sì. Lo (ri)dicono i tre segretari nazionali di Fim, Fiom e Uilm, richiamando forte e chiaro il governo alle proprie responsabilità sul futuro di Piombino.
«Se lunedì al Mise non saranno date risposte concrete, porteremo la vertenza davanti a palazzo Chigi e chiederemo d’incontrare il presidente Paolo Gentiloni. Bisognerà essere in molti», avverte Maurizio Landini nelle conclusioni. Per il leader della Fiom «E' necessario, così come per l'Ilva, che il governo si impegni a garantire una prospettiva al secondo polo siderurgico del Paese».
Un intervento conciso. Neanche Marco Bentivogli (Fim) e Rocco Palombella (Uilm) lasciano troppo spazio alle parole. «La nostra è una classe politica che sta perdendo la sua sovranità. Oggi importiamo tutto, anche l’acciaio», afferma Bentivogli. Poi, un moto d’orgoglio, in difesa di «un sindacato e di lavoratori che non si sono fatti mancare niente in fatto di mobilitazione». E ancora: «Siamo l’unico Paese al mondo in cui la produzione siderurgica litiga con l’ambiente».
«Piombino deve tornare a produrre acciaio e quest'obiettivo deve essere la primaria condizione che deve caratterizzare l'attività del gruppo Cevital. In caso contrario è il governo che dovrà assumersi la responsabilità di ripristinare la produzione», ripete Palombella.
Quello che termina in piazza Verdi, è un corteo in buona parte silenzioso. Come l’auto che lo apre. Fin dalla partenza da largo Caduti sul lavoro, sono gli studenti a farsi sentire. Per chiedere lo sciopero generale o rispolverare qualche slogan evergreen. Una presenza molto apprezzata dai sindacati, la loro. Come il messaggio di saluto di Dumutru Catana (Iti) che li rappresenta sul palco.
Zitti non ci stanno neanche i lavoratori del Camping Cig. Presenza organizzata, con striscioni e megafono. E parole d’ordine precise. Che richiamano ad un intervento diretto dello Stato per salvare la produzione «contro la truppa che ci ha imbrogliato».
Nel silenzio dei più e in qualche sguardo, si colgono un senso di impotenza e di rassegnazione.
Lungo il tragitto, s’incontrano diverse saracinesche abbassate. Un assaggio dello sciopero generale che Fim, Fiom, Uilm e Ugl danno come prossima mossa. Intanto, lunedì saranno al Mise. Vedranno il ministro Carlo Calenda subito dopo il suo incontro con Issad Rebrab o Said Benikene. Martedì, assemblea per informare dei risultati del vertice romano. Lì saranno decisi i prossimi passaggi. «“Il tempo è scaduto” lo si è detto troppe volte. Come “ultimatum”», mormora un lavoratore, lasciando la piazza.
Poco dopo l’Ugl, presente con i responsabili nazionali Antonio Spera e Daniele Francescangeli, attraverso le agenzie sollecita «risposte concrete» e chiede di conoscere «le intenzioni reali della proprietà che, da ormai troppo tempo, ha lasciato nel limbo delle attese i lavoratori di uno dei simboli della siderurgia italiana».
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