Il Tirreno

Aferpi ha pronto il (semi)nuovo piano industriale

di Cristiano Lozito
Aferpi ha pronto il (semi)nuovo piano industriale

Scetticismo tra i sindacalisti nazionali sull’interessamento di Liberty a una partnership. Palombella: «Un’altra invenzione»

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PIOMBINO. La notizia del possibile interessamento della società inglese Liberty House a una partnership con Cevital per il controllo e la gestione di Aferpi non ha riscaldato più di tanto né i sindacati né i lavoratori presenti alla manifestazione di ieri mattina.

A scrivere di una trattativa ancora in fase embrionale è stata l’agenzia Reuters, e se nessun commento è arrivato da Cevital, la Liberty si è limitata a spiegare che la società «guarda a qualsiasi opportunità di investimento nel settore siderurgico».

Reuters inoltre, citando fonti bancarie, parla anche dei problemi di Aferpi per i finanziamenti, spiegando la necessità conclamata di «100 milioni di euro di investimenti», da usare per il circolante.

Il gruppo inglese guidato dal 45enne di origine indiana Sanjeev Gupta, è una realtà conosciuta e solida, se si considera che ha un fatturato di sei miliardi di dollari. Di recente ha acquisito vari stabilimenti britannici e cinesi di proprietà Tata Steel (1700 dipendenti in totale) pagando 100 milioni di sterline, oltre a un tubificio in Galles, una fonderia di alluminio in Scozia, e un’altra azienda in Inghilterra (740 dipendenti) specializzata in stampaggio di metalli e assemblaggio robotizzato per il comparto dell’automotive.

La relativa freddezza alla diffusione della notizia, specie tra i sindacati nazionali, è ovviamente legata alla tempistica sospetta, nel giorno dello sciopero provinciale, e alla vigilia dell’appuntamento al Mise. «Questa del socio straniero è un’altra invenzione», ha detto dal palco in piazza Verdi Rosario Palombella, segretario generale della Uilm, liquidando la questione del possibile interessamento di Liberty, nemmeno citato da Maurizio Landini (che invece ha ribadito quanto sostenne in piazza Gramsci nel 2015, e cioè che «se non si rispettano gli accordi siamo in presenza di una truffa») e Marco Bentivogli.

E se Cevital non ha commentato il lancio della Reuters, in Aferpi, a Piombino, sono caduti dalle nuvole. Liberty pubblicamente non si è mai avvicinata ad Aferpi, mai ha chiesto informazioni o notizie. Ma si sa, ormai, che il centro delle decisioni è decisamente spostato in Algeria, specie da quando alla guida del gruppo c’è Said Benikene.

Certo a Piombino si è lavorato molto in Aferpi per preparare e poi inviare a Cevital il (semi)nuovo piano industriale che sarà presentato lunedì al ministro Carlo Calenda. Che appunto non pare sia cambiato molto nella sostanza, col rinnovo dell’impegno a realizzare forno elettrico e treno rotaie oltre a qualche piccolo cambiamento progettuale, mentre nessuno sa se ad Algeri sono state aggiunte indicazioni su come potrà sostenersi dal punto di vista finanziario.

Ovviamente a essere decisamente modificato è il cronoprogramma, con la prima colata d’acciaio spostata in avanti di un paio d’anni rispetto ai piani originali, arrivando così a gennaio 2020.

Cioè sei mesi dopo la fine degli ammortizzatori sociali alle acciaierie della durata di 4 anni (scadenza giugno 2019), oggettivamente un ottimo risultato ottenuto nel 2015 dal sindacato per mettere al sicuro i lavoratori.

Discrepanza tra fine degli ammortizzatori e prevista ripresa della produzione che, vada avanti Issad Rebrab da solo, con un socio, oppure cambi tutto, s’imporrà all’attenzione del Governo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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