Sicurezza
I metalmeccanici scendono in piazza
A Piombino arrivano i segretari nazionali di Fiom, Fim e Uilm. Il 27 Rebrab va a Roma, possibile accordo con Liberty House
PIOMBINO. Oggi è il giorno della sciopero dei metalmeccanici della provincia di Livorno con manifestazione a Piombino dove è annunciata la presenza dei segretari generali di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil Marco Bentivogli, Maurizio Landini e Rocco Palombella.
E la manifestazione arriva nel giorno in cui, da Londra, giunge l’annuncio che Liberty House, la società di Sanjeev Gupta, che produce acciaio, starebbe considerando la possibilità di sbarcare a Piombino, per una partnership con Cevital.
La protesta, spiegano i sindacati, è stata indetta «in difesa del progetto Piombino che va salvaguardato. Ci attendiamo risposte dal Governo sul progetto Cevital, sugli ammortizzatori sociali, sulla proroga della legge Marzano, sul finanziamento del Piano industriale. La politica ha il dovere di governare, basta con le inadempienze dell'imprenditore e col tergiversare, qui è a rischio il polo siderurgico piombinese. Sta al Governo decidere se si deve staccare la spina al progetto Cevital o continuare a crederci. Piombino torni a colare acciaio».
Per il leader della Fim Bentivogli: «Stiamo assistendo oramai da due anni a continui rinvii e ritardi da parte dell'imprenditore algerino Issad Rebrab, per la realizzazione del piano industriale di Piombino. Questa situazione provoca particolare preoccupazione tra i lavoratori, le loro famiglie e il territorio, alimentando un clima di sfiducia ed incertezza non è più tollerabile. Come se non bastasse, oggi lo stabilimento è praticamente fermo perché anche il treno rotaie è bloccato per mancanza di materie prime. La produzione presumibilmente riprenderà i primi giorni del mese di aprile, mentre per gli altri treni di laminazione, Tmp e treno vergella, che sono fermi ormai da molti mesi, non c'è prospettiva di ripartenza nell’immediato. Così non si garantisce la continuità produttiva dell'azienda indispensabile per il mantenimento dei contratti di solidarietà».
La Rsu. «Ora è chiaro - scrive Massimo Lami, della Rsu Fiom -: Piombino è in questa situazione grazie a Federacciai e Governo. C’era una volta un altoforno e l'hanno voluto spengere (De Vincenti, ricordate?) perché era una tecnologia vecchia e inquinante, mentre Arvedi comprava un altoforno a Trieste per produrre ghisa da mettere dentro i forni elettrici. C'era una volta un progetto con forni elettrici e il preridotto, ma tutti erano contrari perché il preridotto era considerato molto inquinante; nel frattempo, mentre a Piombino si spengeva l’altoforno (con tanto di teatrino di Rossi il 1° maggio), in Europa gli altoforni ripartivano perché considerati molto produttivi. Intanto a Piombino arriva il momento di aprire le buste: una dell’algerino Rebrab, con un progetto ambizioso e con tutto il mondo dell'acciaio contro, sopratutto gli imprenditori del nord italia, e l’altra di Jindal al quale interessano solo i treni di laminazione. Rebrab, acquistata la fabbrica, dopo poco cerca di far ripartire l’altoforno,ma dopo una mattinata passata con i signori dell’acciaio alla convention dell’acciaio a Piombino cambia idea».
«Fine della favoletta: tutto questo significa solo che hanno deciso di farci morire, non Rebrab, che comunque è il padrone e pensa il suo interesse, ma il Governo, che invece dovrebbe pensare agli interessi della collettività, insieme a Federacciai. Sulla manifestazione di oggi ognuno di noi ha la sua idea, io farò sciopero, sarò nel corteo e sarò insieme ai miei compagni di lavoro, quelli della ex acciaieria e tutti gli altri, ma sarò in corteo contro le lobbies, contro un complotto per non far mai partire il progetto algerino, deciso al tavolo da Federacciai che adesso dichiara di non vedere altra prospettiva per Piombino se non nei treni di laminazione».
Il circolo Pd. Interviene il circolo delle fabbriche, nato un anno fa: «La vertenza principe a cui abbiamo dedicato più tempo è quella legata alle due grandi aziende Aferpi e Magona. Il risultato del congresso, che ha visto nella mozione Renzi la maggioranza dei voti, da una parte dà fiducia all'operato di Governo e riconosce l'attenzione che in questi otto anni di crisi ci è stata riservata ma, e la scelta di essere il primo congresso nella Federazione voleva dire questo sia al Pd che al Governo, non si può esimere dal chiedere fermamente risposte e decisioni nette sul fronte dell'incontro prossimo tra la dirigenza Aferpi ed il ministro Calenda».
Le associazioni. «Lavoro: non c'è futuro senza salute e senza sicurezza. Parteciperemo anche al corteo di oggi con questa consapevolezza - afferma l'associazione Ruggero Toffolutti - . La stesssa consapevolezza che ci muove dal 1998 e che ci ha fatto guadagnare in più di una occasione l’etichetta di gufi. Anche tra chi promuove la manifestazione odierna. La città ha pagato un prezzo fin troppo alto in termini di morti sul lavoro e per lavoro, di salute pubblica e di impatto ambientale a causa di un modello di sviluppo che ha mostrato molte fragilità. A conferma che la contrapposizione tra posti di lavoro da un lato, sicurezza, ambiente e salute dall'altro, alla fine non paga. Soprattutto se il ricatto rischia di creare situazioni urbanistiche ed economiche da cui sarebbe poi impossibile uscire. Ripartire da una siderurgia e da un'economia diversificata sostenibili è l'unico modo, non per tamponare l'emergenza, ma per dare alla città una prospettiva reale. Questo è possibile solo con politiche industriali mirate: una visione complessiva che solo il governo può garantire. È il solo modo per tutelare l'occupazione e quanto dobbiamo alla collettività di oggi e di domani». La Croce del Sud: «Stiamo con i lavoratori Aferpi e dell'indotto, chiudendo la Bottega del commercio equo e solidale, dalle ore 9 alle ore 11».
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