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indotto al collasso

Un tavolo di crisi regionale per affrontare il caso Sme

Un tavolo di crisi regionale per affrontare il caso Sme

PIOMBINO. Un impegno a convocare al più presto il tavolo regionale di crisi presieduto da Gianfranco Simoncini per affrontare la questione della Sme, formalizzare i passaggi e richiamare l'azienda a...

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PIOMBINO. Un impegno a convocare al più presto il tavolo regionale di crisi presieduto da Gianfranco Simoncini per affrontare la questione della Sme, formalizzare i passaggi e richiamare l'azienda a un percorso di condivisione per affrontare la crisi. Queste le azioni previste dal vicesindaco Stefano Ferrini che ha ricevuto i rappresentanti di Fim, Fiom e Uilm e alcuni lavoratori della Sme, Gruppo Bertocci, per ascoltare le ragioni che hanno portato alla rottura del confronto e cercare soluzioni.

«L'atteggiamento dell'azienda non è accettabile né dai sindacati né dalle istituzioni - ha affermato Ferrini - In questo modo si rompe un quadro di condivisione che abbiamo cercato di portare avanti dall'inizio della crisi con tutti gli interlocutori coinvolti. Inaccettabile è il principio secondo il quale un'azienda può fare quello che vuole rompendo una trattativa in questo modo. Attiveremo pertanto con la Regione il tavolo di crisi».

I sindacati infatti avevano chiesto di poter utilizzare il residuo di 7 mesi di Cig per capire i prossimi sviluppi Aferpi e avere ancora un po' di tempo prima di chiudere definitivamente qualsiasi prospettiva. L'intenzione quindi era di usufruire degli ammortizzatori sociali residui, per capire le possibilità di una ripresa.

«L'azienda non si è resa disponibile - hanno spiegato i rappresentanti sindacali - e ha offerto un'apertura solo per 5 mesi di Cig a patto però che i lavoratori firmassero una liberatoria, con la quale allo scadere della Cig avrebbero accettato il licenziamento, rinunciando a qualsiasi rivalsa . I lavoratori non hanno accettato. A questo si aggiunge anche la paura che il licenziamento si allarghi, dalle 21 persone della Sme, anche alle altre azienda del gruppo, coinvolgendo Deca e Bertocci. Si tratta quindi di un problema di impostazione e di principio, oltre che di tenuta economica, dal quale non possiamo assolutamente prescindere».

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