Il Tirreno

«Rebrab, investimenti o si cambia strada»

di Cristiano Lozito
«Rebrab, investimenti o si cambia strada»

Silvia Velo alla vigilia della manifestazione di protesta assicura il massimo impegno del Governo: non abbandoneremo i lavoratori

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PIOMBINO. Domani i metalmeccanici scioperano per protestare contro la situazione di paralisi dell’attività produttiva di Aferpi e di qualsiasi attività legata agli investimenti promessi da Issad Rebrab, al centro dell’incontro al Mise in programma lunedì 27. Domani in piazza Verdi (via al corteo alle 9,30 da largo Caduti sul lavoro) ci saranno i segretari nazionali di Fim, Fiom, Uilm e Ugl. Il Pd col segretario Valerio Fabiani annuncia la propria presenza e il sostegno del partito alla battaglia dei lavoratori, mentre la sottosegretaria all’Ambiente Silvia Velo non potrà partecipare perché impegnata nel question time alla Camera. A lei abbiamo rivolto alcune domande sulla situazione delle acciaierie.

Aferpi in due anni non ha fatto nulla, la sfiducia è una cappa sulla città. Ma il Governo come pensa di intervenire in questa situazione?

«Il Governo da tempo ha chiesto alla proprietà – risponde Velo – di passare dalle parole ai fatti. Cevital ha vinto una gara sulla base dei programmi annunciati e degli investimenti promessi. Lunedì Rebrab deve mettere sul piatto il piano industriale e i soldi che servono per far ripartire la fabbrica».

Rebrab dice che non è stato sufficientemente sostenuto dal sistema Italia...

«Il Governo, la Regione e il Comune l’hanno supportato in tutti i modi possibili, sia sul piano degli adempimenti burocratici che da quello delle risorse, per quanto possibile. Ma un imprenditore che entra in un progetto così deve sapere che dovrà mettere risorse proprie in una quantità congrua».

In molti pensano che il Governo sia stato “leggero” nella scelta di Rebrab e poi nel monitoraggio successivo delle sue azioni a Piombino.

«Io rivendico come giusta la scelta fatta a suo tempo, il progetto Aferpi era ambizioso e impegnativo, il Governo ha dato del tempo a Rebrab. Che, unico elemento positivo, entro lo scorso novembre ha riassunto tutti i dipendenti secondo gli accordi».

E se lunedì prossimo Aferpi non porterà quanto richiesto che farà il Governo?

«Beh, intanto vediamo cosa succede lunedì. In ogni caso io lavorerò perché il Governo faccia tutto il possibile per garantire la continuità produttiva e dal punto di vista dell’occupazione si superino le previsioni della legge Marzano, cioè mano libera alla proprietà dal primo luglio».

Ma è immaginabile che il Governo ponga un aut aut alla proprietà in tempi rapidi?

«Le scelte spettano al ministro Calenda, in cui ripongo la massima fiducia. Sta gestendo bene la vicenda, con l’obiettivo di garantire una prospettiva. Ma per quanto mi riguarda è chiaro che o Rebrab fa gli investimenti o si deve prendere un’altra strada».

L’altra strada è davvero quella dell’ingresso di Sajjan Jindal. O meglio, è un’eventualità realistica?

«Oggi è ancora presto per dirlo, la gara per l’Ilva di Taranto è ancora in corso e non si sa come finirà. Certo che comunque un’integrazione tra i due poli siderurgici è una prospettiva interessante».

Prospettive, tempi lunghi. Ma i lavoratori sono stanchi e la città è completamente sfiduciata...

«Lo so e lo capisco, ma i piombinesi devono sapere che il Governo non è spettatore passivo della vicenda e la priorità è far ripartire la siderurgia a Piombino. Nessuno si disimpegna, non abbandoneremo mai la città e i lavoratori».

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