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Acqua con boro e arsenico, il monitoraggio non si ferma

PIANOSA. Continuerà il monitoraggio sulla quantità e sulla qualità dell’acqua sotterranea dell’ex Isola del Diavolo. Lo ha deciso il consiglio direttivo del Parco nazionale, nell’ultima tornata di...

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PIANOSA. Continuerà il monitoraggio sulla quantità e sulla qualità dell’acqua sotterranea dell’ex Isola del Diavolo. Lo ha deciso il consiglio direttivo del Parco nazionale, nell’ultima tornata di lavori, mettendo a disposizione un proprio contributo, perché il check-up della falda acquifera di Pianosa possa continuare.

Soprattutto c’è da verificare la presenza, in forma anomala, di elementi quali arsenico e boro. E da dove vengono. Lo studio ha corso il rischio, con l’abolizione delle province e venendo a mancare l’ente livornese coordinatore del progetto, di venire definitivamente abbandonato. Così non è avvenuto, grazie alla discesa in campo del Parco, che ha riattivato i soggetti precedentemente coinvolti.

Per cui, luce verde ai principali attori (Roberto Giannecchini del Dipartimento di Scienze della terra dell’università di Pisa e Marco Doveri dell’istituto di Geoscienze e Georisorse del Cnr di Pisa), che avranno il compito di monitorare le risorse idriche di Pianosa.

«Il tema - si legge in una nota del Parco - è di importanza assoluta e di estrema attualità. Si tratta di valutare nel dettaglio le caratteristiche idrogeologiche di Pianosa, analizzare la falda sotto il profilo qualitativo e quantitativo, per ricostruire un modello matematico sulla gestione sostenibile della risorsa. In passato l’isola è stata autosufficiente dal punto di vista idrico grazie ad alcuni pozzi, ma non era mai stato effettuato un monitoraggio per un tempo sufficiente a definire una precisa valutazione delle caratteristiche della falda e delle sue potenzialità».

Lo studio dovrà definire l’evoluzione nel tempo dei quantitativi e delle caratteristiche chimico-fisiche, chimiche e isotopiche delle acque di ricarica e di quelle contenute nell’acquifero, per verificare gli effetti dei trend climatici sulla risorsa idrica. Dovranno poi essere verificate le capacità produttive di un pozzo attualmente non in uso, e la qualità delle sue acque in condizioni di esercizio, per valutare se può effettivamente rappresentare un’opera strategica a sostegno di un piano di attingimento più sicuro rispetto a quello attuale, basato su un unico punto di prelievo a uso potabile. Senza dimenticarsi della problematica dovuta alla presenza di arsenico e boro, con particolare riferimento alla zona centrale dell’isola, dove insistono i pozzi utilizzabili a uso idropotabile.

Luigi Cignoni

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di Redazione web