La protesta
Crisi Sme, rottura tra azienda e sindacati
Fim, Fiom e Uilm chiedono la cassa integrazione, per l’azienda licenziamenti inevitabili: «Non ci sono più risorse e prospettive»
PIOMBINO. È finito con una rottura il confronto di martedì 21 marzo tra i sindacati e la proprietà della Sme, Gruppo Bertocci.
L’azienda si dice convinta che l’unica strada percorribile sia quella dei licenziamenti per 21 lavoratori, tutti refrattaristi. Fim, Fiom e Uilm spiegano invece che Sme si è dimostrata irremovibile rispetto alla richiesta del sindacato di rivedere la propria posizione, costituita dall’accoglimento pur controvoglia della sostituzione dei contratti di solidarietà con cassa integrazione per cinque mesi, ma con l’accettazione da parte del singolo dipendente di una clausola secondo cui al termine della cig, la Sme avrebbe proceduto con i licenziamenti.
Sme sostiene al contrario di aver avviato una trattativa basata solo sull’indennità di preavviso a cui far seguire i licenziamenti, ritenendo «che non sia serio – dicono fonti aziendali – continuare a illudere le persone. La cig ha un’altra funzione, che qui è superata. L’azienda non ha più le risorse per sostenere questa situazione e nemmeno ci sono prospettive. In questo caso l’ammortizzatore sociale più utile per i lavoratori è la Naspi, che assicura protezione per 24 mesi».
Il sindacato chiedeva di affrontare il problema al termine della cassa integrazione, sperando in una ripresa del lavoro, e chiedendo comunque un diritto di prelazione per tutti i lavoratori, mentre Sme in pratica vorrebbe un azzeramento, impegnandosi a riassumere in caso di ripresa del lavoro solo le persone che vorrà.
Come si capisce non c’è intesa tra le parti nemmeno sulla ricostruzione di una trattativa che si è irrigidita, nonostante vista la situazione qualche lavoratore fosse tentato a rinunciare all’ipotesi di cassa integrazione per ragioni chiare legate in alcuni casi a questioni di sopravvivenza: per i tempi necessari agli adempimenti burocratici infatti la Naspi (indennità di disoccupazione) si inizia a riscuotere in tempi più brevi rispetto alla cassa integrazione. E per qualcuno, che non ha altri redditi in famiglia, anche questa poteva essere una discriminante.
Ma alla fine è arrivata la rottura, con i lavoratori che lamentano anche la mancata corresponsione delle spettanze dell’ultimo mese, sostenendo che sono state pagate solo in qualche caso e comunque al 50 per cento.
Al termine del confronto azienda-sindacati, in strada, davanti alla sede di via Volta, si è tenuta un’assemblea in cui i lavoratori hanno deciso per un presidio che si terrà di fronte al Comune mercoledì 22.
Il sindacato se non ci saranno fatti nuovi è intenzionato a chiedere un’accelerazione delle procedure (nessuno firmerà però le dimissioni, e quindi nel caso sarà l’azienda a procedere con i licenziamenti) per arrivare nel più breve tempo possibile a un tavolo istituzionale.
Una situazione grave, dovuta al fatto che Sme è da tempo senza commesse (e rischia di essere coinvolta anche la Deca con i suoi 39 dipendenti), e che l’attesa ripresa del lavoro non c’è stata, perdurando la situazione di assoluto immobilismo di Aferpi.
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