Gioco
Via al lavoro dei detenuti nella zona umida di Mola
PORTO AZZURRO. Entra in azione oggi una squadra di detenuti impegnati dal Parco per un progetto di recupero della zona umida di Mola. Inizieranno dal debellare i canneti infestanti. «Abbiamo firmato...
PORTO AZZURRO. Entra in azione oggi una squadra di detenuti impegnati dal Parco per un progetto di recupero della zona umida di Mola. Inizieranno dal debellare i canneti infestanti. «Abbiamo firmato – segnala Franca Zanichelli, direttore – una convenzione con l'amministrazione penitenziaria e la casa di reclusione di Porto Azzurro, per una rapida manutenzione dello specchio acqueo terminale nella zona di Mola. Il lavoro manuale urgente riguarda l'asportazione dei rizomi delle canne infestanti, Arundo donax, per contenerne l'espansione. Vogliamo ridare spazio alle specie selvatiche tra cui le carici, l'iris d'acqua, i giunchi, oggi compromesse».
Col decespugliatore via i rovi, lavori manuali senza mezzi meccanici che danneggerebbero la biodiversità, un intervento al termine dello svernamento e prima delle nidificazioni. «La zona umida - spiega Zanichelli- è dominata dalle cannucce palustri Phragmites australis, graminacee molto importanti come ambienti di rifugio per avifauna, un luogo, seppure compromesso dall'incuria, utile per gli uccelli migratori come Tarabuso, Schiribilla, Porciglione, specie rare». Vi saranno altri lavori e il progetto a Mola nel Pit, con il supporto del dipartimento di agricoltura dell'Università di Firenze e il consorzio di bonifica. Il Parco inoltre sistemerà il rudere di proprietà per farvi un punto informazione cercando di gestire il territorio con maggiore cura e custodia.
Mola è una zona umida di importanza internazionale e ricade entro un sito Sic/Zps di rete Natura 2000 - tutelato dalla Direttiva europea Habitat. Sotto la superficie vi sono rifiuti stoccati nel passato da discariche e in superficie, tanti i rifiuti dell'incuria odierna e la foce del canale è occupata da barche abbandonate. (s.b.)
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