Attenzione
«Ecco perché sto con Renzi e con la sua proposta riformista»
PIOMBINO. «In un universo politico in continuo (e legittimo) mutamento, fra gente che va, gente che viene, gente che torna, io sono lì dove sono sempre stata. Io sto con Matteo Renzi, con la sua idea...
PIOMBINO. «In un universo politico in continuo (e legittimo) mutamento, fra gente che va, gente che viene, gente che torna, io sono lì dove sono sempre stata. Io sto con Matteo Renzi, con la sua idea di Pd e d’Italia».
Così si esprime Carla Maestrini, assessora all’urbanistica e vicesegretaria della federazione Pd, spiegando la sua posizione dopo che sull’edizione del Tirreno di ieri, per un errore di cui ci scusiamo con l’interessata e con i lettori, il suo nome non è apparso tra i sostenitori alla rielezione di Matteo Renzi alla segreteria.
«Facevo parte di quello sparuto e combattivo gruppo che un giorno sentendo alcune parole e percependo la possibilità di un modo altro di fare e intendere la politica – dice Maestrini – decise di alzarsi dal divano delle polemiche per mettersi in gioco, per provare a dare un contributo. Sono stata presente a tutte le Leopolde, dalla prima con Civati all’ultima, sempre con la sensazione di tornare a casa per qualche giorno. Non per una sterile questione di appartenenza a una corrente interna (dinamica a me molto lontana), ma per una questione, direi, identitaria, per la condivisione di “una certa idea di mondo”, che non ho vergogna a definire di Sinistra, senza fare un torto a niente e a nessuno».
«Una proposta saldamente riformista – sostiene la vicesegretaria del Pd – che oppone al pericolo del populismo e alle pulsioni nazionaliste e xenofobe del nostro tempo, la necessità di infondere movimento a un sistema bloccato, stanco e non in grado di fornire risposte ai famigerati “problemi della gente”. Al netto di alcuni errori, ammessi e riconosciuti, il percorso intrapreso di riforme e di cambiamento è evidente ed è necessario che venga ripreso con ancora maggiore convinzione. Non è immaginabile perdersi nuovamente in una stagnante palude di quelli che hanno le ricette giuste da sala convegni ma non si misurano con le concrete sfide del presente».
«Si è parlato per vent’anni di unioni civili, pacs, dico, matrimoni – prosegue – ci siamo incartati in una discussione allucinante fra chi voleva tutto o niente e chi sotto sotto pensava che quella dei gay fosse una richiesta da borghesucci. Poi c’è stata una grandissima battaglia parlamentare del nostro partito e un governo che ha messo la fiducia. E così io ed Erica, ad esempio, tre mesi fa abbiamo potuto dire il nostro sì davanti alla famiglia e alla comunità cui apparteniamo. A proposito di cose di sinistra – conclude – servono le parole, le idee, i valori. Ma anche la forza, l’energia e l’entusiasmo per non cedere al disincanto e alla rassegnazione. Io ci credo con ancora maggiore convinzione».
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