Sicurezza
«Soltanto un po’ di paura ma soccorsi efficienti»
I passeggeri: tutto bene ma nessuno parlava inglese, stranieri un po’ spaesati Savelli (Toremar): il personale ha mostrato una grande professionalità
PIOMBINO. Un principio di incendio in corrispondenza del motore principale di sinistra del traghetto. È stato questo, secondo Toremar, ad aver messo ko la motonave “Bellini”, quando si trovava a poca distanza da Palmaiola.
La compagnia di navigazione affida a una nota la ricostruzione della vicenda, dal principio di incendio fino all’arrivo della nave al porto di Piombino, e mette in evidenza l’intervento tempestivo del personale di bordo che «ha attivato prontamente l’impianto fisso di estinzione incendio di tipo CO2, servizio locale apparato motore».
I passeggeri, spiegano dalla società, che ha gestito l’emergenza assieme alle capitaneria di Piombino e Portoferraio, sono stati «messi subito al sicuro sul punto di riunione della nave» e dopo l’attracco nel porto di Piombino, intorno alle 12, «sono iniziate le operazioni di sbarco sia delle persone che dei mezzi».
Per l’amministratore delegato della Toremar, Matteo Savelli, la riuscita delle operazioni è dovuta principalmente alla preparazione del personale di bordo. «Si sono comportati in maniera impeccabile – racconta – grazie alla prontezza del comandante Pasquale Galano e del direttore di macchina della nave che, con tutto l’equipaggio, hanno gestito l’evento con grandissima professionalità. Le loro azioni – prosegue l’ad di Toremar – hanno garantito in pochi secondi lo spegnimento dell’incendio e il posizionamento della nave con le ancore in prossimità dell’isolotto di Palmaiola, in attesa dell’arrivo dei rimorchiatori».
La ricostruzione di Toremar dell’accaduto è sostanzialmente confermata dai passeggeri, che scendono dal traghetto a Piombino alle 12,15, di ritorno quattro ore dopo essersi imbarcati per Rio Marina. Alcune dipendenti Moby li accolgono offrendo loro la corsa delle 13,30 per Portoferraio, ma accetta solo chi propro non può fare a meno di andare all’Elba. «Capirà – dice un passeggero – dopo quattro ore nel mare agitato non è che ci sia tanta voglia di ripartire».
Provati più dal tempo trascorso a bordo e dal mare mosso che dall’avventura, alcuni dei passeggeri appena scesi dalla “Bellini” sostengono di non essersi accorti inizialmente dell’accaduto: «Abbiamo capito solo che la nave si era fermata – racconta un ragazzo – poi è venuto subito il personale di bordo a spiegarci che c’era un problema e ad accompagnarci a prua».
«Paura? Beh, quando eravamo vicini a Palmaiola – racconta un signore – un po’ di preoccupazione c’è stata, non si può negare».
Qualcuno si è sentito poco bene, un po’ per l’ansia, un po’ per il mare: «Ci hanno portati prima al bar offrendoci da mangiare – racconta una donna – poi un po’ per il caldo che faceva lì dentro, un po’ per il mare, qualcuno ha iniziato a sentirsi male. Così ci hanno fatti uscire portandoci a prua. Il personale di bordo si è comportato bene – prosegue – il problema è che nessuno dell’equipaggio parlava inglese e alcuni stranieri sono rimasti un po’ spaesati».(lu.ce. e cloz)
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