Il dolore
E mezza Piombino si trasferì a Roselle - Foto
Invasione di tifosi per la partita dell’anno. Spettacolo sugli spalti e durissima battaglia sul piccolo campo maremmano
ROSELLE. Arrivi a Roselle, segui le indicazioni per gli impianti sportivi e in via dei Laghi vai lungo. Perché quella cosa che intravedi alla tua destra sembra un campo di calcetto in mezzo al niente. E invece è l’arena dove tra un paio d’ore il Piombino verrà a sfidare il Roselle, la squadra maravilla che dalla propria (ri)fondazione ha vinto un campionato all’anno (e due coppe) salendo dalla Terza categoria all’Eccellenza. Allora fai retromarcia e ti infili nel parcheggio.
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Il campo è davvero minuscolo, tra zolle arate e canneti. Sullo sfondo, le cave. C’è una tribunetta scoperta, 150 posti a sedere. A un quarto alle tre, prima che cominci la partita, su quella tribunetta ci sono duecento persone. Quasi altrettante sono sparse a ridosso della recinzione. Sulla tribuna, i tifosi del Roselle saranno una ventina. Il resto è tutta roba di Piombino, lo stadio mobile. Praticamente un pezzo di città, cani compresi, si è trasferita in Maremma per sostenere i giovanotti in nerazzurro che sognano e fanno sognare. Hanno fatto breccia nei cuori degli sportivi, i ragazzi di Miano, che a forza di vincere si sono arrampicati sul tetto dell’Eccellenza e vogliono la serie D a dispetto di tutto: dei pronostici, del buonsenso e della miseria.
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Alle tre meno dieci si sentono i clacson degli ultrà, le Brigate d’acciaio. Parcheggiano e arrivano in gruppo cantando i cori della battaglia. Hanno bandiere, striscioni, fumogeni, trombette, persino coriandoli. E rotoli di carta igienica, alla maniera sudamericana. Un tifo così, questa squadra non ce l’ha mai avuto. Ma se lo merita tutto. I tifosi di casa sono ammutoliti. E chi l’ha mai vista al campo di Roselle tutta questa popo’ di gente assatanata? «Questi ci credono» dice una signora a un’altra donna, mamma di un giocatore biancazzurro. Si respira un tifo sano, genuino e simpatico. Anche tra i “brigatisti d’acciaio”, che a dispetto del nome altisonante e minaccioso sono tra i più corretti.
La gente continua ad arrivare. E’ un esodo. Ci sono i ragazzi delle giovanili nerazzurre, con le tute sociali. C’è il presidente Massimiliano Spagnesi, che fa finta di tifare mentre in realtà si sente morire all’idea di sostenere un costosissimo campionato di serie D. Lui non lo ammetterà mai, naturalmente. C’è anche la famiglia Rocchiccioli, che è un pezzo di storia della Piombino calcistica avendo dato alla causa un portiere (Luca) e i di lui figli gemelli, Iacopo e Tommaso.
Tutti belli, sorridenti e corretti. In campo no. In campo come comincia la partita sono bòtte. Anzi, a picchiare sono i giocatori in maglia bianca. La sfida è importantissima. Il Roselle sette giorni prima ha perso la testa della classifica, scavalcato dal Seravezza. Il Piombino - che col Roselle ha già vinto all’andata - in questi mesi ha messo il turbo e ora cerca i tre punti per agganciare proprio il Roselle al secondo posto, tenendo a tiro il Seravezza. Su quel rettangolino di gioco fangoso e gibboso si fronteggiano due gran belle squadre. Quella di casa è una specie di macchina da guerra costruita in laboratorio. L’altra, il Piombino, non gonfia più il petto solo per l’antico blasone della serie B ma per se stessa, per la forza del gruppo. La prima è fisica, la seconda è tecnica.
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Nel Roselle ci sono ex giocatori di serie B come il quarantenne Gigi Consonni e il trentaduenne Francesco Nieto. Il primo già in venti minuti si becca due gialli e torna negli spogliatoi dove aveva lasciato la saggezza. Il secondo, il predestinato, quello che doveva giocare nella Juventus ma fu tradito da un grave infortunio, se la vede con un altro predestinato: Alessio Fatticcioni. Nieto, che se lo tingi di verde sembra Hulk, è pane per i denti dell’ex enfant prodige della Fiorentina primavera. Alessio se lo lascia scappare una sola volta ma rimedia subito.
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Però, porca miseria, questi del Roselle picchiano troppo. Picchiano tutto quel che si muove sul campo. Se qualcuno butta un pollo là dentro, questi picchiano anche il pollo. Picchia Franchi, picchia Cosimi, picchia lo stesso Nieto, picchia Del Nero che entra a piedi uniti su Pellegrini. Non ha bisogno di picchiare il 4, Gorelli, un marcantonio che pare il sosia di Ibrahimovic. Lui non lo superi nemmeno con le cannonate. Pellegrini e Papa ricevono colpi in ogni parte del corpo, Poggi e Quarta salvano le orecchie. I gemelli Rocchiccioli vengono picchiati il doppio, per sicurezza: non sai mai chi è dei due.
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Il Piombino corre, lotta, incassa i colpi e ricomincia a testa bassa. E’ in vantaggio di un uomo, ma questo Roselle è un mattone. Ci provano in tutti i modi, i nerazzurri. Sanno che l’occasione è ghiotta, ghiottissima. Ma il muro del Roselle tiene. Intanto i tifosi non li mollano un istante, si sgolano, sventolano bandiere, intonano cori. La partita è dura ma bella, nel suo genere. Il tifo è da categorie superiori. Sono due squadre che meriterebbero di più, entrambe. Dopo tre minuti di recupero, l’arbitro fischia la fine. Lo 0-0 non serve a nessuno ma non c’è delusione sugli spalti. I giocatori vengono salutati da applausi scroscianti. Perché qui si continua a sognare, non importa come andrà a finire. Qualcuno disse che non conta la destinazione, ma il viaggio. E il viaggio non è ancora finito. Ma non ditelo al presidente.
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