Il Tirreno

Allarme sfratti, il Comune non ha più case

di Claudia Guarino
Allarme sfratti, il Comune non ha più case

I 900 alloggi popolari sono già occupati ma le domande sono in costante aumento. Pellegrini: «Situazione preoccupante»

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PIOMBINO. L'emergenza abitativa, a Piombino, fa paura. Gli alloggi popolari sono circa 900, ma non bastano. Il numero di sfratti segnalato al Comune registra un aumento significativo da un anno all'altro. E le domande per ottenere un contributo per l'affitto sono troppe rispetto alla disponibilità di fondi a esso destinati.

L'assessora alle politiche sociali Margherita Di Giorgi torna a fare il punto sulle necessità legate alla casa, sottolineando che «la situazione è preoccupante». Lo era nel 2016 e continua a esserlo anche nel 2017. La Val di Cornia conta più di mille alloggi popolari gestiti da Casalp, la società per azioni dei Comuni della provincia di Livorno che esercitano in forma associata (Lode, livello ottimale d'esercizio) le funzioni relative all'edilizia residenziale pubblica.

Nel solo comune di Piombino ci sono circa 900 alloggi. Di questi, circa 20 sono vuoti perché necessitano di manutenzione. Il problema, in questo caso, sono i soldi. Il Comune di Piombino vorrebbe destinare a tale scopo il canone concessorio, messo a disposizione di Casalp e gestito dal Lode. Ma, dice Di Giorgi, «il Comune di Livorno si oppone, non sappiamo per quale motivo. Per questo vorremmo riprendere questi soldi e gestire per conto nostro le manutenzioni. Inoltre Livorno impone le sue scelte al Lode senza alcun dialogo e noi, insieme agli altri Comuni della provincia, abbiamo intenzione di segnalare alla Regione tale cattiva gestione».

A Piombino, esclusi i 20 in attesa di manutenzione, tutti gli altri appartamenti popolari sono pieni. La Cgil sottolinea che la lista di chi è in attesa di una casa popolare aumenta continuamente, visto il periodo di crisi che Piombino sta vivendo. Di Giorgi, da parte sua, spera che sia possibile rendere abitabili al più presto gli alloggi in attesa di manutenzione. «Poi - sottolinea - c'è qualcuno che si trasferisce, lascia l'immobile e la graduatoria scorre».

Tuttavia l'assessora è anche consapevole della necessità di nuove strutture perché «quelle che ci sono non bastano. Servono però interventi economici dello Stato per costruire». Nei 900 alloggi Casalp esistenti, attualmente, vivono per la maggior parte italiani. C'è qualche single, ma le case sono state assegnate soprattutto a famiglie, molti dei cui membri lavoravano nell'ex Lucchini o nell'indotto. Questo perché, nel momento della partecipazione al bando di assegnazione, il punteggio è stabilito in base alla composizione del nucleo familiare, quindi numero di membri, presenza di minori o disabili. Si tiene poi conto dell'Isee per quanto riguarda il fattore economico. Vista anche la situazione di crisi che Piombino sta vivendo, è risultato necessario organizzare dei controlli capillari per accertarsi che chi vive in una casa popolare abbia effettivamente il diritto di farlo. Il Comune ha quindi deciso di mettere in atto un programma di controlli a tappeto, con la collaborazione dei vigili urbani, per verificare la persistenza dei requisiti.

«In un momento così difficile questo credo sia un segnale importante - dice Di Giorgi -. Ci hanno segnalato un paio di casi di irregolarità e le verifiche sono già iniziate».

I controlli sul reddito sono invece portati avanti dalla Guardia di Finanza. Sfratti da case popolari però, al momento, non si registrano. Molti invece sono quelli riguardanti appartamenti privati e segnalati all'ufficio casa del Comune nel corso del 2016, alcuni esecutivi, altri no. Con un aumento, rispetto al 2015, che Di Giorgi aveva quantificato essere del 70%. Nessuno di coloro che si sono rivolti al Comune è poi finito per strada, in quanto si è attivata una serie di meccanismi di assistenza come il blocca sfratti, l'housing sociale o l'accompagnamento in locazione. «La situazione è difficile - sottolinea Di Giorgi -. C'è stato recentemente il caso di uno sfratto per il quale abbiamo dato dei contributi a un albergo di Piombino affinché garantisse ospitalità e siamo in attesa di una soluzione. Purtroppo non abbiamo alloggi di emergenza, che alla città servirebbero. Sto valutando come poter adibire dei locali a questo scopo, ma purtroppo non ci sono soldi». Una delle soluzioni per aiutare chi vive una situazione di emergenza abitativa è il contributo all'affitto, il Comune, cioè, paga parte della quota di locazione. Ma le richieste sono molte. «Nel 2016 abbiamo avuto circa 350 domande - dice Di Giorgi -. Ne abbiamo potute soddisfare solo 40. E nel 2017 avremo meno soldi per questo scopo. L'anno scorso abbiamo impiegato 98mila euro di fondi regionali e 40mila comunali per il contributo all'affitto. Quest'anno la Regione ha annunciato tagli. Noi, come Comune, metteremo a disposizione 100mila euro, ma siamo molto preoccupati».

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