Il Tirreno

Fausta Bonino al primario «Che effetti ha l’eparina?»

di Federico Lazzotti
Fausta Bonino al primario «Che effetti ha l’eparina?»

Il racconto del medico ora in pensione è finito negli atti dell’indagine Per la Procura è un’altro indizio nei confronti della donna indagata

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LIVORNO. Roberto Menicucci, ex primario di Nefrologia dell’ospedale di Piombino, in pensione dal settembre del 2014, racconta ai carabinieri del Nas di essere rimasto «sorpreso» quando Fausta Bonino - l’infermiera indagata per quattordici morti sospette avvenute tra il gennaio del 2014 e il settembre dell’anno successivo nel reparto di Rianimazione di Villamarina - si è presentata da lui per chiedergli quali effetti avesse l’eparina nell’organismo.

La testimonianza del medico piombinese, sentito a sommarie informazioni, è uno dei nuovi elementi d’indagine che emergono nella lettura delle dodici pagine di motivazioni alla sentenza con le quali la Cassazione ha accolto il ricorso presentato dalla Procura dopo la scarcerazione dell’infermiera da parte del Tribunale del Riesame.

Si tratta di elementi che sono stati raccolti dagli investigatori coordinati dal pubblico ministero Massimo Mannucci nella seconda parte dell’inchiesta, iniziata all’indomani dell’arresto della donna - siamo al 20 marzo dell’anno scorso - e per questo non inseriti nell’ordinanza di custodia cautelare.

Secondo la Procura, il Tribunale del Riesame nella decisione di scarcerare l’infermiera piombinese, avrebbe «omesso di valutare la sussistenza e il valore dell’indizio rappresentato dal movente, in relazione ai disturbi di natura psichiatrica - si legge - sofferti dalla Bonino, al suo particolare atteggiamento nei confronti della morte emerso dai contenuti delle conversazioni intercettate e dalle registrazioni ambientali nell’ufficio dei carabinieri del Nas, trascurando altresì le sommarie informazioni rese dalla collega dell’indagata, Franca Verlezza, da un paziente» e appunto da Roberto Menicucci.

«Quest’ultimo - come ricordano i giudici - ha riferito l’interesse precedentemente manifestato dalla Bonino nell’acquisire da lui informazioni sugli effetti dell’eparina, restando sorpreso della singolarità della richiesta».

Sono quattro «i travisamenti» più macroscopici che la Procura di Livorno ha contestato al Tribunale del Riesame e che i giudici della Suprema corte hanno accolto contestando ai colleghi fiorentini il conseguente frazionamento delle prove.

Il primo riguarda la ricostruzione storica del decesso di Angelo Ceccanti (avvenuto il 2 luglio del 2015): la somministrazione di eparina era avvenuta, secondo il qualificato giudizio dell’ematologa Daniela Poli, nell’intervallo di tempo compreso tra le 15,27 e le 20,11 proprio nel turno di servizio della Bonino (l’infermiera faceva sempre il pomeriggio) e non della mattina come ritenuto dal Tribunale, attribuendo quest’ultima indicazione temporale alla stessa Poli e così travisando il contenuto delle dichiarazione dell’ematologa.

Il «secondo travisamento» riguarda l’orario del decesso di Bruno Carletti (29 settembre 2015): il periodo di somministrazione dell’eparina tra le 15,45 e le 20,45 corrispondeva al turno di servizio della Bonino, mentre non trova alcun riferimento negli esiti delle indagini l’affermazione del Tribunale, secondo cui non era stato accertato il momento di somministrazione dell’eparina.

Il «terzo travisamento» riguarda la morte di Mario Coppola (11 marzo 2015). Anche in questo caso il Tribunale avrebbe frainteso le dichiarazioni dell’esperta attribuendole un’incertezza inesistente, poiché l’ematologa aveva collocato la somministrazione dell’eparina prima delle 20,29 pur non potendo indicare l’orario preciso e quindi nel turno di servizio della Bonino, che andava dalle 14 fino alle 21.

Infine il «quarto travisamento» riguarda il decesso di Aldo Fiaschi (28 dicembre 2014) i cui dati sono palesemente confusi - secondo la Procura - con quelli di Franca Morganti (deceduta il 9 gennaio 2015), evidenziando oltre all’errore nella data del decesso, anche un difetto assoluto di motivazione in merito alle cause che hanno portato alla morte di Fiaschi.

«In generale - scrivono i giudici della Cassazione rispetto al ricorso della Procura di Livorno - il ricorrente stigmatizza la subordinazione del giudizio indiziario, che in sede cautelare postula il solo requisito della gravità e non anche quelli della concordanza e della precisione».

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