Il Tirreno

«Aferpi, soluzioni alternative solo in accordo con Rebrab»

di Cristiano Lozito
«Aferpi, soluzioni alternative solo in accordo con Rebrab»

Nella relazione trimestrale il commissario Nardi invita a non forzare la mano Il 15 al Mise le linee guida del progetto, per il piano esecutivo scadenza il 30 giugno

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PIOMBINO. «Riguardo all’attuazione del programma da parte di Cevital si dà atto che il Mise ha assunto iniziative anche per l’integrazione di partnership, che ci si augura possano portare al superamento di una situazione, al momento, molto critica».

Così si esprime il Comitato di sorveglianza di Lucchini spa in As, nel parere sulla relazione trimestrale inviata dal commissario straordinario Piero Nardi, ponendo l’accento sulla necessità che pare sempre più stringente per Issad Rebrab di trovarsi uno o più soci per le sue attività, e in particolare per quella siderurgica.

Una relazione dove Nardi, che ha già si espresso in quelle precedenti tutti i suoi dubbi e preoccupazioni legati alle oggettive difficoltà di attuazione del piano originario, sottolinea che comunque «solo con l’accordo di Aferpi sarebbe possibile ricercare soluzioni gestionali e industriali alternative o integrative dell’attuale assetto societario». Anzi il commissario avverte che «una situazione di forte contrasto con l’acquirente comporterebbe ulteriori turbative alla già critica situazione».

Tradotto, in questa fase non ci saranno interventi con la proprietà, almeno finché non si farà concreta la possibilità di ingresso – con tempi e modi al momento difficilmente pronosticabili – di un nuovo soggetto industriale, individuato in Sajjan Jindal, patron di Jsw, che eventualmente interverrà solo nel caso di una conclusione positiva della gara a cui sta partecipando con altri soggetti per l’acquisto dell’Ilva di Taranto. Intervento che non coprirebbe comunque gli impegni del piano Cevital, e in particolare la realizzazione del forno elettrico, ma sarebbe limitato all’acquisizione dei laminatoi, da alimentare con acciaio di propria produzione, magari in arrivo dalla Puglia.

Il rischio di forzare la mano con Issad Rebrab non è solo quello di innescare un contenzioso, ma anche di far precipitare la situazione verso il blocco totale dell’attività siderurgica, peraltro sempre più vicino – come Nardi aveva anticipato nella sua precedente relazione – visto che entro una quindicina di giorni si fermerà anche il treno rotaie per mancanza di blumi.

Il Governo dunque non si muoverà finché non sarà chiarita la situazione di Taranto e cioè, se non succederanno fatti nuovo, prevedibilmente entro la fine del mese prossimo.

Nardi però ricorda come il ministro Carlo Calenda nell’ultimo incontro con Rebrab e col ceo di Cevital, Said Benikene, abbia chiarito che per Aferpi «il 30 giugno 2017 costituisce un termine inderogabile in relazione alle previsioni contrattuali, entro il quale l’amministrazione straordinaria dovrà assumere le poroprie determinazioni».

Nardi mette nero su bianco anche le conclusioni dell’incontro a cui ha partecipato con Calenda, Rebrab e Benikene, spiegando che il ministro ha fissato «nella metà di marzo la presentazione di un nuovo piano industriale, e su questa base potranno essere negoziati la garanzia di Fidi Toscana di 20 milioni di euro su ulteriori finanziamenti bancari, e lo slittamento delle obbligazioni contrattuali assunte con la compravendita».

In presenza di un nuovo piano industriale infatti, dice ancora il commissario, «potranno essere concordate le necessarie modifiche contrattuali e la correlata proroga dei termini per il loro adempimento, con aggiornamento delle garanzie occupazionali», andando oltre quindi i due anni di obblighi previsti dalla legge Marzano-Prodi bis.

Ecco dunque che nell’incontro del 15 marzo è da attendersi un piano industriale con le principali linee guida, ma per il piano esecutivo, sostenuto da quello finanziario, Aferpi avrà tempo fino al 30 giugno.

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