Attenzione
«Bonino, troppi indizi fraintesi»
Sulla scarcerazione dell’infermiera il Riesame smentito dalle motivazioni della sentenza della Cassazione
LIVORNO. Fausta Bonino il 20 aprile dello scorso anno è stata scarcerata perché i giudici del Tribunale del Riesame di Firenze hanno commesso «svariati e vistosi» errori di valutazione riguardo ai gravi indizi raccolti a carico dell'infermiera, indagata per la morte di 14 pazienti ricoverati in rianimazione a Villamarina.
Lo scrivono i giudici della prima sezione della Corte di Cassazione che mercoledì, a distanza di oltre 5 mesi dall’accoglimento del ricorso presentato dalla Procura di Livorno, hanno depositato le motivazioni della sentenza e inviato il fascicolo di nuovo al Riesame.
Nelle dodici pagine del documento si fa riferimento a molteplici errori che riguardano la data del decesso di uno dei pazienti, gli orari in cui sono comparse le emorragie comparati con i turni della Bonino, oltre all'assunzione e la somministrazioni dell'eparina sulle persone ricoverate nel reparto, sempre rispetto alla presenza dell'infermiera.
Nessun commento da parte della Procura: «Quello che c'era da dire - spiega il procuratore capo Ettore Squillace Greco - lo ha detto la Cassazione». Certo è che questo nuovo colpo di scena è un punto a favore dell’accusa: secondo la Cassazione, infatti, «i travisamenti di indizi riguardano la correlazione tra gli orari in cui si sono iniziate le emorragie e quelli in cui la sola Bonino prestava servizio in rianimazione, durante il ricovero di Angelo Ceccanti». E ancora «la scansione oraria dei passaggi che portarono alla somministrazione di sostanza potenzialmente letale proprio nel turno di servizio della Bonino e non fuori da esso, l’assunzione di anticoagulante da parte di Bruno Coppola, sempre nella fascia oraria in cui era presente la sola Bonino, o la ricerca delle cause di morte di Aldo Fiaschi la cui posizione - scrive la Cassazione - nelle motivazioni del Riesame, sono state scambiate con quelle di un’altra paziente, Franca Ferri».
Ma si parla di errori anche per gli altri pazienti deceduti in riferimento ai quali il Riesame «avrebbe ignorato del tutto la ricostruzione della Procura, il nesso esistente tra gli eventi emorragici e i turni in cui la Bonino era in servizio», uno dei capisaldi dell’accusa.
«Emerge in generale - è la conclusione - una contraddizione interna all'ordinanza impugnata nella misura in cui, da un lato, assume come punto di riferimento nella valutazione degli elementi indiziari in esame i rilievi dell'ematologa, la dottoressa Poli, e dall’altro ne disattende o ne travisa i contenuti».
Più in generale, secondo i giudici della Cassazione, l’ordinanza non valuta globalmente gli indizi «indugiando in una valutazione frazionata, oltre che travisata degli elementi di prova atomizzati nei singoli. Ecco perché - concludono - «si impone l’annullamento dell’ordinanza impugnata con rinvio per nuovo esame».
Adesso toccherà ai giudici del Riesame valutare di nuovo la richiesta di scarcerazione della Bonino, che comunque resta libera.
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