Il Tirreno

«Senza Dormentorio nessuna memoria»

di Luigi Cignoni
«Senza Dormentorio nessuna memoria»

Botta e risposta tra il sindaco di Rio Marina e Legambiente, Renzo Galli: «Abbiamo tentato, si poteva solo demolire»

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RIO MARINA. Botta e risposta tra il sindaco di Rio Marina, Renzo Galli e Legambiente a proposito della demolizione del Dormentorio, al cui posto dovrebbe sorgere una villa.

Alle puntualizzazioni del primo cittadino di Rio Marina, controbattono gli ambientalisti, affermando che non tutta la struttura abbattuta era fatiscente.

Qualcosa si poteva salvare.

Ma ricostruiamo i fatti. Legambiente era stata la prima a denunciare la demolizione del fabbricato, sito in pieno comparto minerario. Si era di fronte a una storica struttura di circa 400 metri quadrati, risalente alla seconda metà dell’Ottocento. Nel corso degli anni fu utilizzata come scuderia per i cavalli impiegati nei servizi interni della miniera e poi come dormitorio per i domiciliati coatti e gli ergastolani, nonché come deposito di innumerevoli carotaggi effettuati negli anni per analizzare il sottosuolo di tutta l’area mineraria. Essa si trova sotto la strada provinciale Rio Marina - Cavo, tra Capo Pero e Punta del Fiammingo, nel territorio del parco e in un'area di grande valore archeologico, dove sono stati effettuati importanti ritrovamenti.

Renzo Galli aveva risposto al Cigno Verde che non sarebbe sorta al suo posto una “grande villa”, ma un fabbricato avente le stesse caratteristiche. E aggiungeva dicendo di aver tentato in tutti i modi di convincere la proprietà a salvare almeno una parte della vecchia struttura, appunto per dare la testimonianza del recente passato minerario.

«Purtroppo - concludeva Galli - l’assoluta instabilità del fabbricato, già in parte crollato, non ha consentito alcun intervento di messa in sicurezza per un recupero, situazione di fronte alla quale mi sono dovuto arrendere».

Ma Legambiente non ci sta. Resta comunque il dispiacere che non si sia potuto evitare quello che l’associazione ritiene un errore dal punto di vista storico, culturale e ambientale, cioè lo smantellamento. «Del Dormentorio - affermano gli ambientalisti - era crollato e solo in parte la copertura in cotto, a causa delle travi e travicelli che nel corso dei decenni avevano subito l’usura del tempo senza essere mai stati curati. Il resto della costruzione appariva saldo e nessuna struttura portante sembrava danneggiata. L’interno poi, le pareti portanti, gli archi a tutto sesto in cotto erano integri. Purtroppo abbiamo perduto forse l’unico e ultimo importante monumento a testimonianza del primo sviluppo industriale della miniera di Rio della seconda metà del 1800». Per di più il parco si sarebbe battuto per evitare l’abbattimento della struttura. «L’impressione che si trae dalla vicenda del Dormentorio - sottolinea Legambiente - è quella di un progressivo svuotamento del valore storico, paesaggistico, culturale e ambientale dell'intera area mineraria tra Rio Marina e Cavo». Non è buon segno. A peggiorare ulteriormente il quadro generale in cui attualmente versa l’intero comparto minerario del versante dell’Isola sono le notizie che in questi giorni arrivano sulla possibile “bonifica” dei laghetti rossi. Sono in molti da anni coloro che attendono invano di vedere bonificata la discarica illegale del “Puppaio”. Ma niente viene fatto e niente organizzato per risanare un paesaggio devastato prima dall’attività estrattiva, poi dalla destinazione a discarica comprensoriale.

« Sono tutte cose - conclude Legambiente - che di certo non fanno diminuire le nostre preoccupazioni. Come così anche le continue segnalazioni da parte di escursionisti di sentieri, ripristinati e curati da volontari, che vengono devastati dal passaggio illegale di moto da cross».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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