La protesta
Bonifiche nelle ex miniere «Non possiamo tenere tutto»
Il vicesindaco Giovanni Muti: per decenni il compendio è stato abbandonato, assurde le proteste proprio quando stiamo tentando di mettere una toppa
RIO MARINA. «È doveroso bonificare una parte dell’area ex mineraria poiché soltanto riducendone l'estensione sarà possibile conservare e valorizzare il resto a memoria della millenaria storia delle nostre miniere ed al tempo stesso volano di rilancio economico». Giovanni Muti, vicesindaco di Rio Marina, spiega la ricetta dell’amministrazione per gestire i beni, da tempo in degrado, dell’ex complesso minerario. «Leggendo alcuni interventi di questi giorni – spiega Muti – penso a ciò che dovremo sentire quando quel che resta dell'Officina San Jacopo lascerà il posto ad un supermercato e, un privato metterà mano al Palazzo del delegato governativo per ristrutturarlo. Sembra infatti che a qualcuno siano sfuggiti i decenni di incuria e disinteresse che hanno demolito ciò che poteva rappresentare un importante patrimonio storico e culturale ma che oggi costituisce nient'altro che degrado e pericolo».
Per decenni, spiega il vicesindaco, Rio Marina ha assistito, in silenzio, alla fuga della società concessionaria senza che provvedesse, come avvenuto in quasi tutte le altre situazioni simili, al ripristino ambientale delle aree sfruttate. «Il nostro mare ha continuato a tingersi di rosso dopo ogni pioggia – dice Muti – tutte le gallerie sono state tombate o lasciate allagare, compresa quella della scuola mineraria che era e potrebbe essere un vero gioiello di archeologia industriale. Le strutture in ferro, ridotte ormai ad ammassi di ruggine, compresi i vagoni e i locomotori sono state demolite e vendute come ferro vecchio». Il destino peggiore, però, secondo Muti è quello toccato all'ex cantiere Puppaio. Utilizzato prima come discarica per i rifiuti urbani del Comune di Rio Marina poi, sul finire degli anni 80, divenuta discarica comprensoriale. «La discarica comprensoriale, peraltro, dimenticata da tutti, ha continuato a sversare percolato sul laghetto sottostante fino a due anni fa – spiega Muti – Nessuno si è mai preoccupato di fare filmati o comunicati su questo inesorabile degrado. L'interesse ed il malcontento si manifestano oggi che si prova a porvi rimedio, a mettere una toppa». Muti spiega come da un lato sia impossibile conciliare lo sviluppo turistico con l'inquinamento minerario e da l'altro impensabile che il Comune o qualsiasi altro ente possa trovare le risorse per custodire e mantenere l'intero compendio minerario che si estende per molti ettari. Per questo è necessaria la bonifica e con una riduzione dell’estensione. «Questa, a mio parere, è l'unica via per trasformare il compendio minerario da problema a risorsa e per garantirci un futuro senza cancellare il nostro passato – conclude – Difendere ciò che poteva essere, ma che non è e non sarà mai, sarebbe come emulare il soldato Hiroo Onoda che per trent'anni continuò a combattere ignorando la fine della guerra».
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