La protesta
«Legati mani e piedi a Rebrab»
Per l’ex minoranza sindacale lo sciopero è solo l’inizio della mobilitazione
PIOMBINO. «Qualcuno ancora vorrebbe insistere sulla richiesta che “Issad Rebrab mantenga gli impegni”. Ma quali impegni, se fin dall’inizio non ne ha preso nessuno?». Camping Cig articolo 1 è caustico sulla situazione di Aferpi «dove l’altro elemento emerso dalla discussione al Mise è la dichiarazione del commissario Piero Nardi sul pagamento del Tfr solo ai lavoratori ex Lucchini, perché per gli ex Lucchini Servizi non ci sono fondi. Ancora una volta situazioni create dalla mancanza di una seria iniziativa sindacale dividono i lavoratori. Come nel caso dell’indotto, dove il sindacato non ha aperto una vertenza unica».
Così per l’associazione a Roma è emersa «la preoccupazione del governo che, nel caso il governo annulli il contratto, Rebrab possa aprire un contenzioso legale. E su quali basi? Ci sono inadempienze del Governo che lo giustifichino? Se le preoccupazioni del ministro sono fondate significa che i firmatari dell’accordo hanno creato per Piombino una situazione insostenibile: oggi siamo legati mani e piedi a un imprenditore inaffidabile e inadempiente».
Campig cig ribadisce che «lo sciopero del 2 febbraio avrebbe dovuto essere generale comprensoriale e che va dichiarato esaurito il percorso di Cevital. Il Governo torni a gestire la produzione di acciaio, partano immediatamente i lavori per le infrastrutture stradali e ferroviarie, le bonifiche e la formazione per i lavoratori da impiegare nelle stesse. Lo sciopero del 2 febbraio – è la conclusione – non può essere un momento isolato ma l’inizio di una vasta campagna di mobilitazione».
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