Toscana
Alcide, da appalto a ristorante e nel 2018 festeggia il primo secolo di vita
Francesca Baldini, con la sorella Cristina e mamma Licia, l'hanno trasformato in un locale per palati raffinati
L' idea di continuare la tradizione di famiglia, portata avanti con impegno per ben tre generazioni, è venuta a Francesca Baldini e a sua sorella Cristina negli anni Novanta, mentre le loro vite - studentessa la prima di 21 anni e impiegata la seconda di 23 - stavano per prendere altre direzioni.
L'improvviso e non previsto cambio di rotta è arrivato in seguito alla decisione del nonno paterno Alcide (primogenito di cinque fratelli, due maschi e tre femmine), di cedere, per raggiunti limiti di età, la bottega o meglio l'appaltino, come veniva chiamato a quei tempi il locale dei Baldini affacciato sulla vecchia Aurelia in zona Banditelle ( nel tratto che va da Venturina a Riotorto).
Una rivendita di tabacchi con mescita di vino e panini farciti, comprata dai trisnonni nel 1918, ceduta ai bisnonni come regalo di nozze e andata infine proprio ad Alcide, che dopo aver liquidato la quota spettante agli altri fratelli, per allargare l'attività acquistò anche il locale accanto al negozio: un vecchio mulino inutilizzato, che ristrutturò con pochi soldi e tanto spirito d'iniziativa.
Era il 1995 quando Francesca , Cristina e la loro mamma Licia (il babbo, che gestiva un'attività di rivendita all'ingrosso, era morto nel 1987 in un incidente stradale), presero in mano le redini dell'impresa, ormai parte integrante delle loro radici, trasformando l'appaltino in un raffinato wine & food, senza però cancellarne lo spirito originale e seguendo ancora per molti anni i consigli di nonno Alcide, uomo saggio, all'apparenza burbero, ma in realtà dolcissimo, che gli aveva fatto anche da padre, accompagnandole con grande amore fino all'età adulta.
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«Due anni prima di passarci il suo tesoro nonno ci convocò per dirci che gli era stata fatta una proposta di acquisto del negozio, molto interessante; e che, prima di accettarla, voleva sentire il nostro parere, anche per capire se avevamo altre idee a proposito», racconta Francesca , che nell'azienda di famiglia oggi si occupa, oltre che della vendita al banco e del servizio ai tavoli, della scelta dei vini e delle pubbliche relazioni con fornitori e clienti.
«Cristina allora lavorava già fuori casa, mentre io stavo ancora studiando e quella novità ci cambiò decisamente i piani».
Quale fu la vostra reazione?
«Pur con timore per una scelta non facile, comunicammo a nonno che non ce la sentivamo di cedere ad altri ciò che rappresentava la nostra vita, la famiglia, i ricordi. Un mondo magico fatto di odori, sapori, ma soprattutto di rapporti umani, dove avevamo mosso i primi passi giocando fra salumi, formaggi e bottiglie di vino. E gli dicemmo che ce ne saremmo occupate noi, insieme a mamma, anche lei contraria alla vendita della bottega».
Nonno come reagì?
«Benissimo. Era felice e orgoglioso. Tanto che non solo ci dette in mano l'azienda, ma ci seguì in quell'avventura che diventava ogni giorno più entusiasmante. Lo fece per cinque anni, fino al 2000, anno in cui si ammalò e morì, a causa di un enfisema polmonare».
Cosa vi manca di lui oggi che siete a pieno titolo le sue sostitute?
«Tutto. Nonno era una persona straordinaria, così come la moglie, nonna Cesarina , autodidatta, coltissima, moderna nelle idee e con una grande sensibilità. Una che leggeva un libro al giorno e che, se fosse vissuta oggi si sarebbe senz'altro laureata. Una persona talmente generosa che quando moriva qualche debitore - a quei tempi era d'uso far annotare il dovuto in un quaderno, pagando appena c'era disponibilità - non chiedeva i soldi ai parenti, dicendo che in fondo gli si era fatta la corona».
Fra un anno festeggerete un secolo di attività e 22 anni della vostra gestione. Durante la quale molte cose sono cambiate.
«Siamo cresciute e con noi è cresciuta la nostra piccola azienda. Nei primi tempi abbiamo continuato a vendere bruschette, panini, vino, formaggi e salumi. Poi è arrivata la decisione di ristrutturare, abbiamo aperto anche la cucina e, in quell'occasione, Cristina ha trovato l'amore della sua vita: il disegnatore del progetto, diventato poi suo marito».
Da allora Da Alcide si è trasformato in salotto del cibo e del vino.
«Senza perdere però l'atmosfera della bottega di paese, dove la gente si sente come a casa propria, i clienti diventano amici e ritornano anche da lontano, anzi più da lontano che da vicino, perché i venturinesi frequentano poco il ristorante, considerato economicamente inavvicinabile».
Questo perché il conto da voi è salato?
«Non direi, dipende da cosa si mangia ma soprattutto da cosa si beve. In ogni caso, puntando soprattutto sulla qualità, non possiamo permetterci di avere prezzi popolari».
Un successo il vostro che anche in tempo di crisi non perde quota. Qual è il segreto?
«Forse la garanzia data dal nome dei nostri predecessori. Ma anche da una scelta specifica: lavorare bene e usare materie prime».
Lei e sua sorella Cristina sembrate proprio essere legate a doppio filo. Ma andate sempre d'amore e d'accordo o qualche volta litigate?
«In linea di massima andiamo d'accordo, pur essendo diversissime, proprio come il giorno e la notte... Cristina è introversa, una che non ama neppure essere chiamata chef, che chiacchiera poco e agisce molto, mentre io parlo volentieri, costruisco rapporti, mi affeziono».
Da bambine come eravate?
«Attaccate l'una all'altra quasi a proteggerci a vicenda. Abbiamo avuto la disgrazia di perdere il padre troppo presto e quella mancanza ci ha unite in tutti i sensi, anche se io sono sempre stata più indipendente, con altre valvole di sfogo - i cavalli, gli amici - e lei invece più solitaria e introversa».
Come vi siete divise i compiti nel ristorante?
«Senza conflittualità e seguendo la logica. All'inizio, io stavo in cucina. Poi la passione per i vini ha preso il sopravvento e al posto mio ai fornelli è andata Cristina, che oltre a essere una brava cuoca è organizzatissima in tutto. Il nostro non è un mestiere facile, spesso ci si dedica più ai clienti che alla famiglia e pure quando il locale è chiuso non si stacca mai. Nel nostro caso però siamo fortunate, perché il team, anche se è composto da poche persone (fra cui un parente, una cameriera romena e uno stagista giapponese), funziona bene».
Nel futuro delle bimbe di Alcide ci sono altri progetti?
«Per ora no, ma ci teniamo aggiornate, seguiamo corsi, visitiamo aziende e cerchiamo di imparare sempre di più, soprattutto sulla cucina biologica, sui vini e sulla buona gastronomia. Ma organizziamo anche eventi, degustazioni e mostre d'arte. Nel tempo ci siamo costruite un'identità e va bene cosi: in estate lavoriamo molto con il turismo, mentre in inverno abbiamo un altro tipo di clientela, ma anche giornate più tranquille che ci permettono di dedicarci alla famiglia: Cristina ha tre figli, io uno e anche loro hanno bisogno del nostro tempo».
Una volta cresciuti si occuperanno anche loro della bottega di nonno Alcide?
«Faranno quello per cui sono portati, senza pressione da parte della famiglia. L'importante è che usino il cervello, perché senza quello non si va da nessuna parte».
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FACCE DA ALCIDE - LA MOSTRA
Si chiama Facce da Alcide ed è una mostra fotografica permanente di scatti in bianco e nero, raffigurante i tanti personaggi che hanno fatto o fanno tuttora parte dell'identità dello storico locale di Banditelle, rinnovato e gestito da Francesca e Cristina Baldini, insieme a mamma Licia. Autrice dei ritratti messi in bellavista in tutto il locale, l'artista livornese Laura Scatena videomaker e fotografa, consulente nel settore della comunicazione e docente di videoediting all'Accademia Cappiello di Firenze.
Da vedere la foto di Fiorella Lenzi, di Serraiola, con grosso sigaro cubano...
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Il locale è un luogo dove si può andare per bere un caffè, un tè, una tisana o un bicchiere di buon vino, ma soprattutto per mangiare. Dal panino con mortadella al piatto gran gourmet, fino all'insalata coltivata nell'orto da mamma Licia, che a settant'anni (portati splendidamente) è ancora instancabile. E la domenica si serve il brunch, sia dolce che salato. Fino a pochi mesi fa, oltre al ristorante la famiglia Baldini gestiva la casa vacanze "Le stanze di Alcide", tre appartamenti con bagno e veranda. Oggi però questa attività è stata sospesa, per far posto ad altri progetti.
#RITRATTI: LE PUNTATE PRECEDENTI
1) Karin Trentini, la favola con Riccardo Fogli
2) Roger Low, il violoncellista innamorato di Campiglia
3) Martina Tribioli, la pasticcera che si ispira ai dolci della nonna
4) Stefano Richi Martini, operaio e speaker di Radio Piombino
5) Maria Luisa Frisa, la professoressa di design con Campiglia nel cuore
6) Stefania Camurri, la fuga dal terremoto e ora il ristorante a San Vincenzo
7) Gianna Martorella, andata e ritorno dal mondo dello spettacolo
8) Andrea Biagi, il nutrizionista ex ballerino nemico delle diete
9) Elena Ciurli, blogger e scrittrice. Debutta con il suo primo romanzo
10) Gianluca Orlandini, attore e regista prestato alla pubblicità
11) Chiara Bagni, la ballerina che ora volteggia sul trapezio
12) Patrick Poinsotte, il professore francese innamorato della scienza
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