Il Tirreno

Piombino, la città si spegne insieme alle fabbriche

di Cecilia Cecchi
Un cartellone di saluto ai clienti in vetrina da  “Motivi”
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Un cartellone di saluto ai clienti in vetrina da “Motivi”

In centro chiudono “Motivi”, “Goldenpoint” e “Morgana”, i saldi di questi giorni occasione per salutare i clienti più affezionati. Però c’è anche chi, ancora, investe e ci prova

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PIOMBINO. Insegne si spengono ancora in corso Italia, via Ferrer, corso Vittorio Emanuele: non per traslocare (magari già tentato, per pagare un po’ meno d’affitto). Ultimi saldi e un saluto ai clienti più affezionati.
«L’ho detto e scritto più volte purtroppo – ricorda il vicesindaco Stefano Ferrini, assessore alla attività produttive – quando chiude un’attività è sempre una sconfitta per chi amministra. Dura sconfitta: perché le conseguenze di questa crisi, le conseguenze di una città che per troppo tempo ha guardato solo alla grande industria e crollata questa, crolla tutto, le paga soprattutto chi non ha ammortizzatori. E cioè il mondo del commercio e dell’artigianato. Stiamo provando a cambiare, ma non si inventa un nuovo sviluppo in pochi anni. In bocca al lupo a tutti, per tutto».

“Motivi” in corso Italia (parte nobile, verso piazza Verdi) ultimo giorno il 28 gennaio. Stesso destino in corso Vittorio Emanuele per “Goldenpoint” il 31 gennaio.
Qualche settimana e sarà la fine della storia di “Morgana”, via Ferrer. Pure altri negozianti, in attesa di risposte, prima di decidere se è il momento, dopo tanti rinvii, di tirare giù la saracinesca. Situazioni diverse, difficili, nel cuore di un’unica Piombino sul baratro economico – e dopo decine di anni – della crisi legata all’indotto fabbrica. Storie di commercianti , non di numeri dalle associazioni.

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“Motivi”. Il primo a chiudere, Federico Bartoletti «35 anni a febbraio – sorride – con la mia socia, mia cugina Virginia Riccardi dobbiamo mettere la parola fine a un’avventura cominciata 13 anni fa con Sasch. Quando è fallito il marchio non noi, abbiamo deciso di restare – racconta – Piombino, ancora, sembrava offrire opportunità e dunque abbiamo proseguito con “Motivi”, una collezione comunque legata a nomi tipo Luisa Viola, Caractère, Oltre, Elena Mirò... a cui dobbiamo tanto. Ma ora non è più cosa: l’affitto qui è 2800 euro al mese – dice Federico – ci sono state spese di ristrutturazione, con una vetrina da 6mila euro che consentisse il riciclo dell’aria: ma coi condizionatori e qui mica si vende prosciutto! O le 400 euro per la spazzatura buttando solo la carta nella differenziata?». Federico e Virginia sempre in prima fila tra i promotori e finanziatori di iniziative col Centro commerciale naturale 150 vetrine. «Settore penalizzato – sottolinea Federico – Debiti senza ammortizzatori, mentre la gente compra sul web e poi viene qui a cambiare i capi magari vivendo due portoni dopo il negozio. Impossibile assumere perché non resta nulla, certo mai tempo per vivere. Meno male, avendo fatto l’istituto alberghiero, non ho mai smesso di lavorare pure altrove».

Il 31 gennaio. Stabilita la data per “Goldenpoint”. «Dal 2008 – ricorda Debora Saba – ho investito tutto in questa attività, anche il tempo: non è bastato. I piombinesi? Per fare acquisti vanno fuori. Una signora è venuta qui a cambiare cose acquistate da “Goldenpoint” a Livorno, scontrino da 300 euro. Un conto è comprare altrove in un negozio diverso, ma così! I commercianti non rubano, né hanno ammortizzatori sociali,devono solo ricominciare da capo...».

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Chiuderà tra poche settimane “Morgana” ora in via Ferrer. «Mi ero trasferita da via Costa... e avanti per 14 anni, ma è inutile stare in negozio un’infinità di ore – conferma Lucia Bernardini – Acquisti internet o comunque altrove. Mi son fatta degli amici anche fra i clienti, ma non posso più ad andare avanti. Non so quanti curriculum ho distribuito...». La voglia di fare, lavorare, rischiare c’è, manca cavarsela onorevolmente.

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Centro città che riflette l’altrove: Portici di via Petrarca dove reggono ancora solo pochi commercianti, così anche nei quartieri. Cerchi d’acqua nella storia di una Piombino dove - e nonostante tutto - c’è ancora pure chi ci crede e ci prova. Magari proprio pure in quella metà di corso Italia considerata (da sempre) meno nobile, cioè il tratto che da piazza Gramsci si incammina verso le Acciaierie. Fondi vuoti (ne resta solo uno dopo il trasloco poco lontano di “Slam”; ma va molto peggio già svoltando in via Fucini...ndr) sono stati rioccupati in breve tempo da “Oromakia” e “Il paradiso degli animali”. Laura Doni, insieme a Giorgio Merlini,  ha rifatto e riaperto il bar oggi “Caffetteria del Corso”.

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Ultimi ad impegnarsi qui in ordine di tempo – inaugurazione settembre 2016 – i due soci di “Twenty Caffé” davanti al Ristorante Ristopub “le Fate” . Francesco Lavagnini e Gianni Rizzi, coetanei di 43 anni, tutti e due con un passato-presente alle Acciaierie.

Ecco al bar un ex impiegato in aspettativa col pallino della cucina e un ex odontotecnico, che sin dai 20 anni ha fatto le stagioni nei locali della zona per sovvenzionarsi gli studi “divertendosi parecchio...”. «Insomma quando c’è stata l’opportunità di tentare, lo abbiamo fatto – raccontano – Abbiamo rilevato il locale di Sandro e Audrey, lo abbiamo ristrutturato. Certo con tanti timori e dubbi... però, sinceramente, non ci lamentiamo».
Imperativo provare, credendoci davvero.
 

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