Toscana
Rebrab ci ripensa, salta l’affare Leali
Niente affitto dell’acciaieria, grane giudiziarie. Tanti lavoratori all’assemblea in fabbrica: «Non c’è più tempo, il Governo decida»
PIOMBINO. Issad Rebrab esce definitivamente dall’affare Leali, l’acciaieria su cui l’industriale algerino aveva posato da mesi la propria attenzione tanto da confermare non più tardi di 10 giorni fa l’intenzione di concludere la trattativa con l’affitto del forno elettrico di Borgovalsugana e del laminatoio di Odolo.
A darne notizia è la stessa Leali Steel, spiegando che giovedì scorso 19 gennaio «Cevitaly, società riferibile all’imprenditore Issad Rebrab, ha comunicato a Leali Steel di non essere più interessata all’affitto dei rami d’azienda relativi agli stabilimenti di Leali Steel».
Secondo fonti Cevitaly citate da Siderweb, la «proposta formulata era legata e subordinata a una serie di approfondimenti, al termine dei quali non si è ritenuto opportuno proseguire a finalizzare l’operazione». Probabile che sulla decisione abbia pesato anche il nuovo ceo di Cevital, Said Benikene, da poco nominato e al lavoro per esaminare tutte le questioni aperte della società.
La rinuncia di Rebrab non è stata presa bene da Karsten Pronk, presidente del consiglio di amministrazione di Leali Steel, che parla di un «annuncio molto sorprendente, considerando che le negoziazioni tra il nostro gruppo e Issad Rebrab sono state condotte per diversi mesi e, soprattutto, che il 29 dicembre 2016 Cevitaly ha sottoscritto e inviato a Leali Steel un’offerta vincolante per l’affitto dei rami d’azienda, subito depositata presso il Tribunale di Trento per la relativa autorizzazione».
Per Rebrab si preannuncia ora una grana giudiziaria, visto che Leali ha annunciato l’intenzione di «perseguire con vigore Cevitaly in sede legale». Si chiude così questa vicenda, che aveva costituito un elemento di forte tensione col ministro Carlo Calenda, che a dicembre aveva espresso chiaramente a Rebrab la propria contrarietà all’operazione, quanto meno prima di risolvere la questione Aferpi.
Martedì 24 gennaio intanto il sindacato ha superato il primo test-partecipazione dopo la riunione al Mise con Calenda, importante in vista della manifestazione del 2 febbraio: presenti circa 400 lavoratori, che di fatto hanno mostrato di approvare la linea di Fim, Fiom e Uilm.
Se critiche alla strategia sindacale sono state mosse dai rappresentanti di Camping Cig - Art- 1, Paolo Luppoli e Paolo Francini («Dopo due anni ci si viene a dire che il piano di Rebrab è indefinito, allora vuol dire che qualcuno ha barato dall’inizio», e poi «il sindacato s’impegni a far avere il tfr anche agli ex Lucchini Servizi»), negli interventi del neosegretario della Fiom, David Romagnani (poi sul palco anche Graziano Martinelli), di quelli di Fim e Uilm, Fausto Fagioli e Vincenzo Renda, e di Sabrina Nigro dell’Ugl, il filo conduttore è stato quello del tempo che non c’è più: il sindacato non è più disponibile a dare tempo né a Rebrab né al Governo, che il sindacato indica come unico garante della realizzazione degli impegni presi dal patron di Cevital. Perché il sindacato non vuol restare col cerino in mano, e sostiene che deve essere il Governo a decidere se andare avanti con Rebrab oppure a trovare una soluzione alternativa.
Quindi rispetto alla domanda se la mobilitazione, gli scioperi, sono contro Rebrab che a oggi è il proprietario della fabbrica, o contro il Governo che non riesce a fargli rispettare gli impegni, facendo il mix dei vari interventi la linea del sindacato a emergere è che fin qui «gli unici che hanno fatto in pieno il proprio dovere sono stati i lavoratori, che hanno accettato profonde decurtazioni del salario». Per cui, in conclusione, «chiunque si frappone al nostro obiettivo, che è il lavoro, è il nostro avversario».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
