Il Tirreno

Promosso, e bene, il reparto Maternità

di Valeria Parrini ; di Valeria Parrini
Promosso, e bene, il reparto Maternità

La Uil Fp rende noti i dati dell’Osservatorio nazionale sulla qualità e punta sulla messa in rete con Cecina e Portoferraio

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PIOMBINO

Promosso, e bene, il reparto Maternità di Villamarina. I parametri su cui si basa l’Osservatorio nazionale sulla qualità e sugli esiti delle cure collocano nel 2015 il nostro punto nascita in una posizione alta rispetto alle altre realtà regionali. Valutazioni che stridono con l’idea che sia la quantità dei parti a determinare maggiore sicurezza.

Per individuare criticità ed eccellenze, l'osservatorio verifica 3 elementi: la percentuale di parti con cesareo primario (di donne al primo ”taglio”), conseguenze gravi entro 42 giorni dal parto e conseguenze gravi entro 42 giorni dal cesareo.

Nel primo caso, Piombino si ferma al 16,31%, superata da tutte le altre realtà esaminate tranne Pontedera e l’ospedale Versilia. Rispetto alle complicanze, l’incidenza è dello 0,24% nelle nascite naturali ed è nulla dopo il cesareo.

E’ la Uil Fp a rendere note le percentuali. Il segretario Paolo Camelli, afferma :«Eppure Villamarina da anni è sotto i 500 parti. Nel 2016 non hanno raggiunto i trecento. L’osservatorio, di fatto, contraddice le associazioni professionali per le quali la quantità è l’unico elemento che deve determinare le chiusure».

Un po’ come fa il decreto Balduzzi che, addirittura, fissa a mille la soglia da superare per mantenere in vita un punto nascita, motivando la decisione con le solite questioni di sicurezza.

«Certo, - prosegue Camelli - occorre tenere presente che la casistica più complessa è presente nei punti nascita più grandi dove è perciò possibile attendersi un rischio maggiore. Se ciò fosse vero - aggiunge il sindacalista - sarebbe una ulteriore conferma che a Piombino il parto fisiologico avviene ad elevati standard di sicurezza. Stando ai dati ufficiali non c'è nessuna ragione scientifica che supporta la tesi della chiusura».

C’è un problema di tenuta la carenza di ginecologi e pediatri? «E' possibile - risponde Camelli - e lo è come per le discipline mediche, chirurgiche,diagnostiche. La stessa programmazione universitaria produce questa situazione e nei prossimi 10 anni la situazione sarà in netto peggioramento. Dall'altra parte abbiamo un tasso di uso delle strutture che non supera il 60%».

Camelli non ha dubbi: in sanità l'autosufficienza delle strutture non è possibile. «Solo una rete programmata, volta a sostenere le periferie per le prestazioni di medio/bassa complessità potrà impedirne la chiusura. Occorre creare le condizioni per sostenere gli specialisti che dovranno muoversi lungo la rete e dotare i presidi di modelli assistenziali plurispecialistici. Cosi Cecina-Piombino ed Elba, che insieme superano i mille parti, potranno continuare ad erogare prestazioni qualificate».

«Chi continua a pensare che il proprio territorio possa essere autosufficiente - chiude - lavora per privarlo di servizi indispensabili alla salute ed anche all’economia».

Valeria Parrini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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