Il Tirreno

Unicoop Tirreno, parla il presidente: «Non faremo solo tagli»

Cristiano Lozito
La sede dell'Unicoop Tirreno a Vignale (foto Paolo Barlettani)
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La sede dell'Unicoop Tirreno a Vignale (foto Paolo Barlettani)

Marco Lami lancia segnali rassicuranti a lavoratori e soci prestatori. Sul tavolo restano i 600 esuberi e una lista di punti vendita da chiudere

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PIOMBINO. L’intervento di soccorso da 170 milioni delle cooperative del sistema Lega ha messo in sicurezza la situazione patrimoniale di Unicoop Tirreno, che ora punta sul rilancio con un piano industriale costruito su nuove idee, su una più moderna organizzazione e non solo sulla riduzione dei costi.

È questo il messaggio che manda ai soci e ai sindacati Marco Lami, presidente di Unicoop Tirreno, dopo i giorni seguiti al primo confronto con i sindacati, in cui si è discusso di esuberi (481 incarichi full time, di cui 160 nella sede centrale di Vignale, ma 600-700 “teste” considerando i molti lavoratori part time della coperativa piombinese) oltre che di chiusure e di cessioni di negozi in perdita su cui, tra l’altro, è in corso un’analisi che potrebbe cambiare l’elenco presentato alle organizzazioni sindacali.

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Con i sindacati del resto la discussione è appena iniziata, e Unicoop sembra voler evitare soluzioni traumatiche privilegiando al contrario il confronto: «Sappiamo che si prospetta un percorso duro – dice Lami – ma la nostra intenzione è di trovare un accordo con le organizzazioni sindacali. Gli obiettivi sono imprescindibili, per gli impegni che ci siamo presi e per avere le condizioni per il rilancio. Gli interventi e le possibili soluzioni sono in discussione. Naturalmente ci auguriamo si riesca ad arrivare a scelte condivise».

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Spazio alla trattativa quindi, ma l’attenzione del gruppo dirigente è puntata sul rilancio, «perché il piano industriale presentato alle organizzazioni sindacali – dice il presidente di Unicoop – ha come obiettivo di tornare a produrre reddito nella gestione caratteristica e di garantire un futuro alla cooperativa».

Secondo Lami quindi «dopo il rafforzamento patrimoniale ottenuto con la sottoscrizione degli strumenti finanziari partecipativi da parte di altre entità del mondo Coop, la cooperativa è più forte», anche perché quest’operazione «ci ha allineato con le regole di rapporto patrimonio-prestito fissate dalla Banca d’Italia e ha raddoppiato il patrimonio della cooperativa. Questa stessa operazione ci ha consentito di liberare ulteriori ingenti risorse finanziarie mettendo l’impresa in una condizione di sicurezza». Considerazioni che spingono Lami a rassicurare coloro che sono stati sempre la grande forza di Unicoop, e cioè i soci prestatori: «Abbiamo le risorse – dice il presidente – per rispondere alle loro esigenze».

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La messa in sicurezza dei conti è dunque il pilastro su cui poggia la convinzione di Lami «che il rilancio è possibile, e che gli impegni di risanamento assunti anche nei confronti delle cooperative che ci hanno aiutato sono raggiungibili. Il piano industriale prevede interventi per il rilancio delle vendite e la crescita della marginalità, oltre a tagli di costi e alla revisione della rete di vendita, ora si tratta di creare le condizioni per avere un’azienda in grado di competere e di produrre servizio e valore».

A sostenere la tesi di Lami sulle capacità di Unicoop di avviare un rilancio c’è Stefano Bassi, presidente Ancc-Coop (Associazione nazionale cooperative consumatori): «Nelle settimane scorse c’è stato un intervento significativo di rafforzamento patrimoniale di Unicoop Tirreno – dice Bassi – con la partecipazione di tutte le più grandi cooperative di consumatori che, per dimensioni e caratteristiche, è sicuramente la più grande azione cooperativa di sistema degli ultimi 15 anni. Questa è la premessa per avviare il risanamento. Ora – conclude Bassi – il piano industriale presentato autonomamente dal nuovo gruppo dirigente della cooperativa ha lo scopo di riportarla a redditività e avrà tutto il nostro sostegno».
 

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