Il Tirreno

Maxi bolletta idrica, Asa condannata a pagare 4mila euro

Il proprietario di una seconda casa vince la causa Secondo il giudice il contatore girava anche a rubinetti chiusi

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PORTOFERRAIO. Non dovrà pagare la maxi bolletta dell’acqua da quasi 6mila euro, in una casa aperta solo per le vacanze estive e, quindi, per non più di due mesi. Soldi che Asa chiedeva a un proprietario di un’abitazione di via Elbano Gasperi, nel cuore del centro storico di Portoferraio, per i consumi relativi al 2012-13. Tutto questo, nonostante il proprietario della casa avesse espresso dubbi e perplessità circa il corretto funzionamento del contatore dell’acqua (che girava anche quando la casa era disabitata e non vi erano consumi effettivi) e circa le dimensioni spropositate dei consumi stessi.

L’azienda Asa si è opposta in giudizio, confermando come il contatore fosse regolarmente funzionante e rivendicando i crediti conteggiati.

Il contenzioso tra l’utente, romano e proprietario di una seconda casa a Portoferraio, difeso dagli avvocati Renato Luparini e Giacomo Mennini, e l’Asa si è concluso nei giorni scorsi nell’aula del tribunale civile di Livorno. La società che gestisce il sistema idrico dell’isola d’Elba e della provincia di Livorno è stata condannata a rideterminare il consumo per il periodo relativo al contenzioso, ovvero da aprile 2012 a luglio 2013 «in misura corrispondente ad una media annua di 215 metri cubi (la stessa degli anni precedenti ndr) e «alla restituzione all’attore degli importi in eccesso eventualmente corrisposti rispetto ai consumi quali in precedenza rideterminati».

Non solo. Asa è stata condannata a rimborsare le spese processuali per complessivi 4.140 euro.

Secondo i giudici la società Asa, nonostante il carattere anomalo dei consumi, le testimonianze relative al fatto che il contatore sostituito girasse anche a rubinetti chiusi e nonostante le richieste di verifica da parte dell’utente, «ha prodotto un verbale di verifica al quale deve attribuirsi una certa attendibilità – si legge nella sentenza – ma ha ingiustificatamente precluso una effettiva verifica, nel contraddittorio giudiziale, pur essendo il contatore ancora disponibile al momento dell’introduzione del giudizio ma poi rottamato in corso di causa».

Tutto questo nonostante la Corte di Cassazione, con una recente sentenza, attribuisca a chi eroga il servizio l’onere della verifica circa il corretto funzionamento del sistema di rilevazione dei consumi.

Il contatore, insomma, non è legge. È quanto ha ribadito il tribunale civile con la sentenza pubblicata il 17 gennaio che potrebbe fare scuola.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web