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Confesercenti chiama in causa la regione

«I saldi tengono, ma occorre ripensare la normativa»

«I saldi tengono, ma occorre ripensare la normativa»

PORTOFERRAIO. I saldi all’Elba tengono, ma occorre ripensare la normativa. Lo scrive l’ufficio stampa di Confesercenti Provincia di Livorno. «Tuttavia - spiega il presidente della Confesercenti...

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PORTOFERRAIO. I saldi all’Elba tengono, ma occorre ripensare la normativa. Lo scrive l’ufficio stampa di Confesercenti Provincia di Livorno.

«Tuttavia - spiega il presidente della Confesercenti isolana, Franco De Simone - a Portoferraio i risultati confermano una sostanziale stabilità rispetto al 2016, con punte in positivo e in negativo. Sono i brand famosi che tengono e guadagnano di più di altri o negozi con capi di abbigliamento buoni e costosi, che i saldi portano a livelli appetibili. Agli elbani piacciono i saldi, anche se è inutile ripeterselo, sono finiti i tempi d’oro delle file in negozio o dei negozianti che chiudono le porte per limitare l’accesso».

Continua il presidente e fa notare che «per il commercio c sono sempre di più chi acquista su internet, oppure che per spezzare la monotonia dell’inverno approfittano di fine settimana passati fuori Elba e fare acquisti. Addirittura organizzandosi in vere e proprie girate in pullman e questo fa sentirei suoi effetti sulle attività locali». Insomma, sebbene la situazione non sia negativa, Confesercenti coglie l’occasione per riflettere sul senso stesso dei saldi: non rappresentano più per i consumatori un momento straordinario nelle scelte di acquisto annuali. Al contrario, internet, la grande distribuzione e i franchising li hanno abituati ad avere sconti, vendite promozionali, in ogni momento dell’anno e questo svuota il senso stesso dei saldi. Dato di fatto rispetto al quale Confesercenti attiverà un confronto sia interno, con gli operatori del settore moda, sia esterno, con la Regione Toscana, per ripensare nel la normativa legate a vendite promozionali & Co. «La quasi completa liberalizzazione delle vendite promozionali - aggiunge Annalisa Coli - ha svilito il valore stesso delle promozioni creando una situazione dove i consumatori si aspettano sconti e promozioni in ogni momento dell’anno e i commercianti sono inchiodati dalla concorrenza della grande distribuzione e dei franchising, che se li possono permettere mentre loro no, beffati dal divieto di vendite promozionali 30 giorni prima dell’inizio dei saldi».

«Serve – conclude la nota dell’ufficio stampa – un ripensamento complessivo della normativa: o andiamo ad un calendario che effettivamente tenga conto della stagionalità oppure andiamo ad una liberalizzazione delle date ma applichiamo vincoli rigidi e precisi sui tempi e le modalità, affinché il consumatore abbia la garanzia della realtà dello sconto applicato». (l.c.)

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